· Città del Vaticano ·

La settimana di Papa Francesco

Il magistero

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08 aprile 2021

Sabato 3


È possibile ricominciare sempre. Anche dalle macerie

Le donne erano andate a piangere un morto, invece hanno ascoltato un annuncio di vita. Dice il Vangelo che «erano piene di spavento e di stupore».
Stupore: in questo caso è un timore misto a gioia... È la meraviglia di ascoltare quelle parole: «Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto». E poi quell’invito: «Egli vi precede in Galilea, là lo vedrete».
Accogliamo anche noi l’invito di Pasqua. Andare in Galilea significa, anzitutto, ricominciare.
Per i discepoli è ritornare nel luogo dove  il Signore  li ha chiamati a seguirlo... luogo del primo incontro e  del primo amore.  Eppure davanti alla croce sono scappati.
Malgrado questo, il  Risorto si presenta come Colui che li precede in Galilea; cioè sta davanti a loro... dicendo: “Ripartiamo da dove abbiamo iniziato. Vi voglio nuovamente con me,  oltre tutti i fallimenti”.
In questa Galilea impariamo lo stupore dell’amore infinito del Signore, che traccia sentieri nuovi dentro le nostre sconfitte.
Il primo annuncio di Pasqua che vorrei consegnarvi: è possibile ricominciare sempre,  al di là di tutti i fallimenti. Anche dalle macerie del nostro cuore Dio può costruire un’opera d’arte.
Ci precede sempre: nella croce della sofferenza, della desolazione e della morte, così come nella gloria di una vita che risorge, di una storia che cambia, di una speranza che rinasce.
Andare in Galilea in secondo luogo significa muoversi nella direzione contraria al sepolcro. Le donne cercano Gesù alla tomba, vanno a fare memoria di ciò che hanno  perduto... a rimestare la  tristezza.
È l’immagine di una fede che è diventata commemorazione. Tanti — anche noi — vivono la “fede dei ricordi”, come se Gesù fosse un personaggio del passato, un amico di gioventù  lontano, un fatto accaduto tanto tempo fa, quando da bambino frequentavo il catechismo. Una fede fatta di abitudini, di ricordi dell’infanzia.
Andare in Galilea, invece, significa imparare che la fede, per essere viva, deve rimettersi in strada.
E affidarsi senza la presunzione di sapere già tutto, ma con l’umiltà di chi si lascia sorprendere. Noi abbiamo paura delle sorprese di Dio. 
Ecco il secondo annuncio di Pasqua: la fede non è un repertorio, Gesù non è un personaggio superato. È vivo. Cammina con te, nella situazione che stai vivendo, nella prova che stai attraversando.
Apre vie nuove, spinge ad andare controcorrente rispetto  al “già visto”.
Andare in Galilea significa, inoltre, andare ai confini. Perché in quella regione variegata abitano quanti sono più lontani dalla purezza rituale di Gerusalemme.
Gesù ha iniziato da lì la sua missione, rivolgendo l’annuncio a chi porta avanti con fatica la vita quotidiana,  agli esclusi, ai fragili, ai poveri,  perché nessuno è ultimo.
Il Risorto  anche oggi ci chiede di andare  in questa “Galilea” reale... sono le strade che percorriamo,  gli angoli delle città in cui il Signore si rende presente nella vita di chi ci passa accanto e condivide con noi il tempo, la casa, il lavoro, le fatiche.
In Galilea impariamo che possiamo trovare il Risorto nel volto dei fratelli, nell’entusiasmo di chi sogna e nella rassegnazione di chi è scoraggiato, nei sorrisi di chi gioisce e nelle lacrime di chi soffre.
La grandezza di Dio si svela nella piccolezza, la sua bellezza splende nei poveri.
Ecco il terzo annuncio di Pasqua: Gesù ci ama senza confini e visita ogni nostra situazione di vita.
Il Risorto invita anche noi a superare le barriere, vincere i pregiudizi, avvicinare chi ci sta accanto. Riconosciamolo presente nelle nostre Galilee. E la vita cambierà. Perché oltre tutte le sconfitte, il male e la violenza, oltre ogni sofferenza e la morte, Egli vive e conduce la storia.

(Veglia Pasquale nella Notte Santa)


Domenica 4


Molte armi, pochi vaccini: lo scandalo di oggi

Oggi riecheggia in ogni parte del mondo l’annuncio: “Gesù, il crocifisso, è risorto”... Non mostra un miraggio,  una formula magica, o una via di fuga dalla difficile situazione che stiamo attraversando. La pandemia è ancora in pieno corso; la crisi sociale ed economica è molto pesante, specialmente per i più poveri; malgrado questo — ed è scandaloso — non cessano i conflitti armati e si rafforzano gli arsenali militari. Questo è lo scandalo di oggi.In questa realtà complessa, l’annuncio di Pasqua dona speranza. Non parla di angeli o  fantasmi, ma di un uomo con un volto e un nome.Il crocifisso, non un altro, è risorto. Dio Padre ha risuscitato il suo Figlio Gesù perché ha compiuto fino in fondo la sua volontà di salvezza: ha preso su di sé la nostra debolezza, le nostre infermità, la nostra  morte; ha patito i nostri dolori, ha portato il peso delle nostre iniquità. I testimoni riferiscono un particolare importante: Gesù risorto porta impresse le piaghe delle mani, dei piedi e del costato... sono il sigillo perenne del suo amore. Chiunque soffre una dura prova può trovare rifugio in queste piaghe.Cristo è speranza per quanti soffrono  per la pandemia, per i malati e per chi ha perso una persona cara. Il Signore dia loro conforto e sostenga medici e infermieri. Soprattutto le persone più fragili hanno bisogno di assistenza e diritto alle cure.

Internazionalismo dei vaccini

Nello spirito di un “internazionalismo dei vaccini”, esorto l’intera Comunità internazionale a un impegno condiviso per superare i ritardi nella distribuzione e favorirne la condivisione con i Paesi  poveri.
Il Risorto è conforto per quanti hanno perso il lavoro o attraversano difficoltà economiche e sono privi di tutele sociali.
Il Signore ispiri l’agire delle autorità pubbliche perché alle famiglie più bisognose siano offerti aiuti. La pandemia ha aumentato drammaticamente il numero dei poveri e la disperazione delle persone.

Haiti

Al popolo haitiano va il mio incoraggiamento perché non sia sopraffatto dalle difficoltà. Vorrei che i problemi si risolvessero definitivamente. Prego per questo.
Gesù è speranza per tanti giovani costretti a trascorrere lunghi periodi senza la scuola o l’università.
Tutti abbiamo bisogno di vivere relazioni reali e non solo virtuali, specie nell’età in cui si forma il carattere. Lo abbiamo sentito venerdì  nella Via crucis dei bambini.

Myanmar

Sono vicino ai giovani del Myanmar che si impegnano per la democrazia, facendo sentire pacificamente la propria voce.Il Risorto sia fonte di rinascita per i migranti, in fuga da guerra e miseria. Nei loro volti riconosciamo il volto sfigurato del Signore che sale al Calvario.

Libano e Giordania

Ringrazio i Paesi che accolgono i sofferenti che cercano rifugio, specie il Libano e la Giordania, che ospitano moltissimi profughi fuggiti dal conflitto siriano.Il popolo libanese, che sta attraversando un periodo di difficoltà e incertezze, sperimenti la consolazione del Signore e sia sostenuto dalla Comunità internazionale nella vocazione ad essere terra di  convivenza.

Siria, Yemen e Libia

Cristo faccia  cessare il fragore delle armi nell’amata e martoriata Siria, dove milioni di persone vivono in condizioni disumane, come pure in Yemen, le cui vicende sono circondate da un silenzio assordante e scandaloso, e in Libia, dove si intravvede finalmente la via di uscita da un decennio di contese e di scontri cruenti. Tutte le parti si impegnino per far cessare i conflitti e consentire a popoli stremati di vivere in pace e avviare la ricostruzione.

Terra santa

Per Gerusalemme imploriamo pace e sicurezza, perché risponda alla chiamata a essere luogo di incontro dove tutti possano sentirsi fratelli. E dove Israeliani e Palestinesi ritrovino la forza del dialogo per  una soluzione stabile, che veda due Stati vivere fianco a fianco in pace e prosperità.

Iraq

Il mio pensiero torna pure all’Iraq, che ho avuto la gioia di visitare: possa continuare il cammino di pacificazione.

Africa

La forza del Risorto sostenga le popolazioni africane che vedono l’avvenire compromesso da violenze interne e dal terrorismo internazionale, specie nel Sahel e in Nigeria, come pure nella regione del Tigray e di Cabo Delgado.
Continuino gli sforzi per trovare soluzioni pacifiche, nel rispetto dei diritti umani e della sacralità della vita, in spirito di riconciliazione e di solidarietà fattiva.

Europa orientale

Troppe violenze ci sono ancora nel mondo! Il Signore ci aiuti a vincere la mentalità della guerra.  Conceda a quanti sono prigionieri nei conflitti, specialmente nell’Ucraina orientale e nel Nagorno-Karabakh, di ritornare alle proprie famiglie, e ispiri i governanti di tutto il mondo a frenare la corsa agli armamenti. Oggi ricorre la Giornata mondiale contro le mine antiuomo, subdoli e orribili ordigni che uccidono o mutilano ogni anno molte persone innocenti. Come sarebbe meglio un mondo senza questi strumenti di morte!Anche quest’anno, in diversi luoghi, molti cristiani hanno celebrato la Pasqua con forti limitazioni e, talvolta, senza nemmeno poter accedere alle liturgie. Preghiamo che ogni limitazione alla libertà di culto e di religione possa essere rimossa e a ciascuno sia consentito di pregare e lodare Dio liberamente.Tra le  difficoltà non dimentichiamo che noi siamo sanati dalle piaghe di Cristo. Nell’abbracciare la Croce Gesù ha dato senso alle nostre sofferenze; preghiamo che gli effetti benefici di questa guarigione si espandano in tutto il mondo.

(Messaggio pasquale e benedizione “Urbi et Orbi”)

I filippini sanno portare la croce e rialzarsi

Tre misteri della fede caratterizzano le radici cristiane più profonde del vostro popolo: Nazaret, la Croce e la Pentecoste.
La tenerezza del Santo Niño, che è simbolo dell’arrivo del cristianesimo nel vostro arcipelago, ci rimanda alla vita nascosta della Santa Famiglia.
Maria e Giuseppe hanno educato con amore il Bambino Gesù. Anche voi, potrete trasmettere ai vostri figli la fede che avete ricevuto dai vostri genitori.
Grazie per questo profondo senso di famiglia, di comunità, di fraternità, uniti, che vi mantiene saldi nella fede, gioiosi nella speranza e solleciti nella carità.
Quanti momenti difficili avete vissuto: terremoti, tifoni, eruzioni vulcaniche e la pandemia del Covid-19.
Ma, nonostante  dolore e  devastazione, avete saputo portare la croce e continuare a camminare. Vi siete  rialzati, ogni volta.
Continuate a lavorare, a ricostruire, aiutandovi l’un l’altro come buoni cirenei.
Durante questo anno giubilare vi guidano le parole di Gesù: «Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date» (Mt 10, 8).

(Videomessaggio per i 500 anni
dell’evangelizzazione delle Filippine)


Lunedì 5


L’immagine della vittoria sul male

Ricordiamo l’incontro dell’angelo con le donne al sepolcro di Gesù. Ad esse dice: «Non è qui. È risorto». Questa espressione va oltre le capacità umane.
Anche le donne che erano andate al sepolcro  non potevano affermare: “È risorto”, ma solo dire che era vuoto.
Che Gesù fosse risorto lo poteva dire soltanto un angelo con il potere di essere un annunciatore del cielo... Per questo diciamo che è il Lunedì dell’angelo.
L’immagine dell’angelo seduto sulla pietra del sepolcro è la manifestazione concreta, visiva, della vittoria di Dio sul male.
Di fronte a questo avviene una doppia reazione. Quella delle guardie, che non riescono a fronteggiare la forza  di Dio e sono sconvolte da un terremoto interiore.
E queste guardie... povera gente,  hanno venduto la verità e con i soldi in tasca sono andati a dire: “sono venuti i discepoli e hanno rubato il corpo”.
Il “signore” denaro, anche nella risurrezione di Cristo è capace di avere potere, per negarla.
La reazione delle donne è diversa, perché esse vengono invitate  dall’angelo del Signore a non temere.
Dalle parole dell’angelo possiamo raccogliere un  insegnamento: non stanchiamoci di cercare il  risorto che dona la vita.
Trovare Cristo significa scoprire la pace del cuore. Le stesse donne del Vangelo, dopo il turbamento iniziale provano una grande gioia. Auguro a tutti di fare la medesima esperienza spirituale, accogliendo nel cuore, nelle case e nelle famiglie il lieto annuncio della Pasqua.
“Cristo è vivo,  accompagna la mia vita, è accanto a me”. Bussa alla porta del mio cuore perché Lo lasci entrare.
Questa certezza ci induce a pregare, oggi e durante tutto il periodo pasquale: «Regina Caeli, laetare — cioè Regina del Cielo, rallegrati».
L’angelo Gabriele l’aveva salutata così la prima volta: “Rallegrati, piena di grazia!». Ora la gioia di Maria è piena. Che possa essere anche la nostra gioia!

Vicino ad anziani e malati

Il mio pensiero va agli anziani, ai malati, collegati dalle proprie case o dalle case di riposo e di cura. A essi invio una parola di incoraggiamento e di riconoscenza per la loro testimonianza. Sono loro vicino.

(Regina Caeli nella Biblioteca privata)


Martedì 6


Per chi rischia la vita in difesa dei diritti fondamentali

Preghiamo per coloro che rischiano la vita lottando per i diritti  fondamentali nelle dittature, nei  regimi autoritari e persino nelle democrazie in crisi.Servono coraggio e determinazione per opporsi alla povertà, alla disuguaglianza, alla mancanza del lavoro, della terra e della casa, dei diritti sociali e lavorativi.Molte volte i diritti umani fondamentali non sono uguali per tutti. C’è gente di prima, di seconda, di terza classe, e persone considerate scarti. No. Devono essere uguali per tutti.In alcuni luoghi difendere la dignità delle persone può significare andare in prigione, anche senza processo.

(Intenzione per il mese di aprile)
 

Mercoledì 7


Un respiro di grazia che ci accomuna ai santi

Quando preghiamo, non lo facciamo mai da soli: anche se non ci pensiamo, siamo immersi in un fiume maestoso di invocazioni che ci precede e che prosegue dopo di noi.
Nelle preghiere... c’è la traccia di antiche storie, di prodigiose liberazioni, di deportazioni e tristi esili, di commossi ritorni, di lodi sgorgate davanti alle meraviglie del creato.
Queste voci si tramandano di generazione in generazione, in un continuo intreccio tra l’esperienza personale e quella del popolo e dell’umanità a cui apparteniamo.
Nessuno può staccarsi dalla storia del proprio popolo, sempre nelle abitudini portiamo questa eredità e anche nella preghiera.
Nella preghiera di lode, specialmente in quella che sboccia nel cuore dei piccoli e degli umili, riecheggia qualcosa del canto del Magnificat... o dell’esclamazione del vecchio Simeone  prendendo in braccio il Bambino Gesù.
Le preghiere buone sono “diffusive”, si propagano con o senza messaggi sui “social”: dalle corsie di ospedale, dai momenti di ritrovo festoso come da quelli in cui si soffre in silenzio.
Il dolore di ciascuno è il dolore di tutti, e la felicità di qualcuno si travasa nell’animo di altri.
Le preghiere rinascono sempre: ogni volta che congiungiamo le mani e apriamo il cuore a Dio, ci ritroviamo in una compagnia di santi anonimi e di santi riconosciuti che con noi pregano, e che per noi intercedono, come fratelli e sorelle maggiori.
Nella Chiesa non c’è un lutto che resti solitario, non c’è lacrima che sia versata nell’oblio, perché tutto respira e partecipa di una grazia comune.
Non è un caso che nelle antiche chiese le sepolture fossero proprio nel giardino intorno all’edificio sacro.
Ci sono i nostri genitori e i nostri nonni, ci sono i padrini e le madrine, ci sono i catechisti e gli altri educatori.
I santi sono ancora qui, non lontani da noi; e le loro raffigurazioni nelle chiese evocano quella “nube di testimoni” che sempre ci circonda.
Un Santo che non ti rimanda a Gesù Cristo non è un santo, neppure cristiano.
I Santi ricordano che anche nella nostra vita, pur debole e segnata dal peccato, può sbocciare la santità.
Il primo santo “canonizzato” è stato un ladro e “canonizzato” non da un Papa, ma dallo stesso Gesù.
La santità è un percorso di vita, di incontro con Gesù. Non è mai troppo tardi per convertirsi al Signore, che è buono e grande nell’amore.
In Cristo c’è una misteriosa solidarietà tra quanti sono passati all’altra vita e noi pellegrini in questa: i nostri cari defunti, dal Cielo continuano a prendersi cura di noi. Loro pregano per noi e noi preghiamo per loro, e noi preghiamo con loro.
Il primo modo di pregare per qualcuno è parlare a Dio di lui o di lei.
Se facciamo questo frequentemente, il nostro cuore non si chiude.
Pregare per gli altri è il primo modo di amarli e ci spinge alla vicinanza concreta.
Anche nei momenti di conflitti, un modo di sciogliere il conflitto, di ammorbidirlo, è pregare per la persona con la quale  sono in conflitto.
Il primo modo per affrontare un tempo di angustia è quello di chiedere ai fratelli, ai santi soprattutto, che preghino per noi.
Il nome che ci è stato dato nel Battesimo non è un’etichetta o una decorazione! È di solito il nome della Vergine, di un Santo o di una Santa, i quali non aspettano altro che di “darci una mano”.
Se nella vita le prove non hanno superato il colmo, se ancora siamo capaci di perseveranza, se malgrado tutto andiamo avanti con fiducia, forse  questo, più che ai nostri meriti, lo dobbiamo all’intercessione di tanti santi, alcuni in Cielo, altri pellegrini come noi sulla terra, che ci hanno protetto e accompagnato.
Loro non lo sanno, neppure noi lo sappiamo, ma ci sono dei santi, dei santi di tutti i giorni, dei santi nascosti o come mi piace dire i “santi della porta accanto”.

(Udienza generale)