· Città del Vaticano ·

La suora agostiniana Elisa Petra aiuta le partorienti del villaggio indonesiano di Tanjung

Quella motocicletta
che dona la vita

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07 aprile 2021

Una mamma indonesiana dell’isolato villaggio di Tanjung, nel Kalimantan occidentale, le fa arrivare una richiesta d’aiuto per un parto difficile. Suor Elisa Petra, agostiniana, che attualmente presta la sua opera di ostetrica nella diocesi di Ketapang, non se lo fa ripetere due volte. Monta sulla sua moto e via, di corsa, per far nascere il suo ennesimo “figlioccio”. Una storia sorprendente ma cresciuta su un fertile spirito caritativo quella della “suora in motocicletta” come è stata più volte definita. Una storia che parte da lontano, dalla città giavanese di Muntilan, dove Novi Narmasari, il suo nome prima di prendere i voti, è nata. Qui, in quella che è da molti considerata la “Nazareth di Giava”, l’educatore gesuita padre van Lith nel 1904 battezzò 171 abitanti di vari villaggi del circondario aprendo la strada alla missione cattolica della regione. Un substrato di fede che piano piano ha avvolto anche l’animo della religiosa che decise di entrare a far parte delle agostiniane attive nella diocesi di Ketapang, a quasi mille chilometri da casa, e di diventare ostetrica dopo un episodio: «La mia coscienza è stata improvvisamente alimentata dalla passione di servire la Chiesa e gli altri grazie alla foto di un calendario cattolico che raffigurava una suora saldamente in piedi con altre consorelle in una piccola barca di legno mentre stavano dirigendosi verso la clinica di un villaggio che spesso può essere raggiunto solo con questo mezzo», ha raccontato. «L’immagine mi ha improvvisamente indicato che un giorno avrei potuto anche io essere in grado di creare “altre storie” della mia avventura di fede con Dio e dato che voglio anche elaborare il mio cammino spirituale, questo tipo di servizio nelle aree remote della provincia del Kalimantan occidentale potrebbe essere la scelta giusta per il mio percorso nel dedicarmi gli altri».

E così, da quasi otto anni, suor Elisa Petra assiste le partorienti del remoto villaggio indonesiano, forte, oltre che di una profonda carità, anche dell’esperienza maturata nel Mutiara Bp-Bkia - Medical center for maternal and child health, vicino Tanjung, centro sanitario cui è stata destinata dalla sua congregazione dopo tre anni di studi. Una scelta che ha comportato numerosi viaggi per destinazioni lontane, a volte anche rischiosi tra piogge violente e strade polverose, spinta solamente dalla vocazione a portare alla luce nuove vite per una causa “celeste”, ha spesso ripetuto, non tradita nemmeno nei difficili giorni della pandemia, anzi. «Continuiamo come al solito. Solo il protocollo sanitario è rigorosamente applicato. La mia è più di una semplice chiamata professionale “obbligatoria”, è una missione spirituale poiché mi occupo della vita umana sia della madre che del suo bambino. Pur con tutti i miei limiti e le mie conoscenze personali, ho sempre il desiderio di mantenere la fiamma spirituale accesa nel mio cuore come suora agostiniana e fare ciò che è meglio per Dio e per il bene degli altri».

Rispondendo alla domanda sul motivo per cui non usa un altro mezzo per viaggiare da Tanjung a Ketapang e viceversa, suor Elisa Petra ha più volte ribadito con disarmante serenità a chi si mostrava perplesso di non voler “appesantire” nessuno. «Non voglio dipendere dagli altri. I miei genitori mi hanno insegnato a essere sempre indipendente. Finché posso farlo da solo, allora va bene andare in motocicletta». La moto come un vero e proprio veicolo di fede e presenza cristiana per riscaldare a mo’ di mantello (“tanjung” in indonesiano significa proprio questo) chi ha bisogno di calore umano. Laddove poi non è possibile affrontare un viaggio per complicazioni logistico-sanitarie è la religiosa a farsi carico e a organizzare parti nel Mutiara Bp-Bkia.

di Rosario Capomasi