· Città del Vaticano ·

Il sostegno della Chiesa togolese ai conducenti dei popolari taxi a due ruote

In strada con i “zemidjan”

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07 aprile 2021

In Togo vengono solitamente chiamati “zemidjan”, una parola di lingua fon, composta da “ze” che significa “siediti”, e “mi djan” che traduce “andiamo”: sono i famosi conducenti di mototaxi che percorrono senza sosta le vie di quasi tutte le città del piccolo Paese dell’Africa occidentale. Un mezzo di trasporto molto apprezzato in quanto sinonimo di partenza immediata rispetto al taxi tradizionale che prima di avviarsi deve fare il pieno di passeggeri, ma anche molto pericoloso, specialmente per il motociclista. Ecco perché la Chiesa togolese, e in particolare la diocesi di Aneho, nella regione marittima del Paese, ha deciso di destinare una cura pastorale specifica nei confronti di questa popolazione. Attraverso eventi pubblici, come la recente cerimonia di benedizione di un centinaio di zemidjan e dei loro veicoli nel cortile della chiesa di Notre-Dame-du-Saint-Sauveur, nella città di Anfoin, ma soprattutto con un lavoro di base. «Tutto è iniziato alcuni anni fa proprio grazie al parroco di allora, don Antoine Kankoé, che pian piano è riuscito a creare un contatto con i conducenti di mototaxi — racconta al nostro giornale il vescovo di Aného, monsignor Isaac Jogues Kodjo Agbéménya Gaglo — così si è instaurato un rapporto di accoglienza e ascolto, individuale e talvolta collettivo. È stato al termine delle discussioni che è nata l’idea di organizzare, periodicamente, delle celebrazioni per benedire sia le motociclette che i loro conducenti, per poi chiedere al Signore che li protegga dagli incidenti stradali, dai furti di cui alcuni a volte sono vittime, e sostenere i loro sforzi per migliorare le proprie condizioni di vita». Di solito, spiega il presule, oltre a partecipare a grandi raduni e festeggiamenti, chiunque acquista una nuova moto si mette in contatto con la parrocchia perché il sacerdote lo benedica. Spesso è proprio il clero a regalare i caschi ai zemidjan per ridurre i rischi di gravi incidenti. A volte, il prete fa anche qualche visita all’una o all’altra stazione di taxi per salutare i presenti. «L’obiettivo è di esprimere vicinanza ai motociclisti, incoraggiarli e renderli consapevoli dei comportamenti da adottare per il corretto esercizio della loro professione e per il loro benessere», spiega don Joseph Locoh, attuale parroco di Notre-Dame-du-Saint-Sauveur.

«Parlando con i nostri amici zemidjan e valutando le loro condizioni, si capisce quanto sia rischiosa la loro professione», afferma monsignor Gaglo: «Arsi dal sole o bagnati da piogge torrenziali, esposti al vento, sono sempre lì, anche di notte. Possono difficilmente permettersi il riposo, se vogliono ripagare, in tempo, il costo della moto e riuscire anche a sostenere le loro famiglie e case. Non è raro che si imbattano in ladri o pirati della strada... In caso di incidente stradale, sono i primi a ricevere direttamente la scossa. In molti spesso soffrono anche di polmonite». Oltre a ciò, la situazione dei zemidjan è peggiorata da quando è scoppiata la pandemia di covid-19: la loro attività li espone maggiormente al virus, mentre i periodi di lockdown hanno provocato un forte calo dei loro redditi. «Quale aspettativa di vita per i giovani che entrano in questa professione, per mancanza di qualcosa di meglio?», si interroga il presule, che di recente ha inviato un messaggio di incoraggiamento alla professione, insieme ad alcuni consigli: rispetto del codice della strada, cortesia, riguardo per gli utenti e per sé stessi, alimentazione equilibrata, buona igiene personale e abbigliamento decoroso, nessun consumo di alcol o droghe.

Non tutti i zemidjan sono cattolici, ma la Chiesa non intende favorire nessuna religione nelle sue iniziative pastorali. «Ci occupiamo di tutti i conducenti di mototaxi della regione ma anche di qualsiasi altra corporazione di lavoratori. Questa è, inoltre, la visione che sta alla base del piano pastorale triennale dell’intera diocesi, intitolato “Una Chiesa che lavora e prega per migliorare le condizioni di vita”», precisa monsignor Gaglo. Attualmente la diocesi di Aneho sta cercando un’organizzazione che accetti di aiutare i conducenti offrendo loro motociclette da rimborsare senza interessi o, in caso di necessità, ad un tasso veramente abbordabile. Soprattutto, lo scopo finale consiste nell’offrire un altro lavoro a questi ragazzi, ipotizza il vescovo. Intanto, la parrocchia di Anfoin sta preparando una nuova mobilitazione in occasione della festa del lavoro, il 1° maggio. Per gli operatori della pastorale dei zemidjan non c’è un attimo di pausa.

di Charles de Pechpeyrou