· Città del Vaticano ·

Il grazie del Pontefice ai cardinali Gambetti e Comastri e a tutti coloro che hanno lavorato in basilica nella Settimana santa

Quelle rose
donate agli anziani

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06 aprile 2021

Con lo stile sobrio di chi è stato custode ad Assisi della tomba di san Francesco, fra’ Mauro Gambetti, cardinale di santa romana Chiesa, a mezzogiorno della solennità di Pasqua — domenica 4 aprile — si accosta al microfono, lì, all’ambone accanto all’altare della cattedra, per annunciare la concessione dell’indulgenza plenaria.
Ha appena ascoltato il Papa pronunciare il messaggio pasquale. Ed è ancora emozionato perché, qualche minuto prima, al termine della messa, il Pontefice gli ha dato il «benvenuto», ringraziandolo per la «disponibilità» a svolgere il servizio di arciprete della basilica Vaticana, una «chiesa così importante per tutti i cristiani».

E dunque tocca proprio a lui, al nuovo arciprete fra’ Mauro, annunciare la concessione dell’indulgenza, prima della benedizione Urbi et orbi. A Natale ci aveva pensato il cardinale Angelo Comastri, suo predecessore, che Francesco ringrazia per i 16 anni di servizio in basilica e che «alla soglia dei 78 anni, lascia l’incarico. Grazie tante cardinale Comastri, grazie — sono le parole del Papa — per la sua pastorale, per la sua spiritualità, per le sue prediche, per la sua misericordia. Il Signore retribuisca tutto il suo lavoro».

Fra’ Mauro legge una formula che abbraccia proprio tutti: «Il Santo Padre Francesco concede l’indulgenza plenaria, nella forma stabilita dalla Chiesa, a tutti coloro che ricevono la sua benedizione, sia attraverso le diverse tecnologie di comunicazione, sia unendosi, anche solo spiritualmente e con il desiderio, al presente rito. Preghiamo Dio onnipotente perché conservi a lungo il Papa a guida della Chiesa, e conceda pace e unità alla Chiesa in tutto il mondo».

La messa, celebrata alle 10, preceduta dal Rosario e seguita dal messaggio pasquale e dalla benedizione Urbi et orbi — con una limitata presenza di fedeli a causa della pandemia — suggella dunque le celebrazioni della Settimana santa all’altare della Cattedra, decorato con delicatezza con le splendide rose Avalanche, preparate dai floricoltori olandesi che hanno così rilanciato una tradizione che dura ormai da 35 anni, interrotta solo 12 mesi fa a causa della pandemia. E questo dono floreale sarà ora condiviso in modo particolarmente eloquente: in segno di vicinanza a chi soffre a causa della pandemia, alcune di queste rose saranno consegnate a diverse residenze romane per anziani: gli stessi ricordati, salutati e incoraggiati al termine del Regina Caeli nel lunedì dell’Angelo.

E per quanti si sono adoperati per l’allestimento dei fiori, così come per tutti i servizi necessari, il Pontefice — al termine della celebrazione di Pasqua — ha parole di gratitudine: «Vorrei ringraziare tutti voi che avete lavorato perché le celebrazioni di questa Settimana Santa fossero degne, belle, tutti, tutti! Ringrazio tutti coloro che lavorano qui in San Pietro, il coro, i ministranti, i lettori, i diaconi... Tutti! Grazie tante».

La celebrazione della domenica di Pasqua inizia con il rito del Resurrexit: Pietro testimone della risurrezione. Due diaconi aprono gli sportelli dell’icona del Santissimo Salvatore davanti al Papa che la incensa, mentre un altro diacono canta l’annuncio pasquale. Quindi ecco il rito dell’aspersione con l’acqua benedetta.

Le letture sono proclamate in spagnolo e in francese mentre il salmo è intonato in italiano. Il Vangelo è proclamato in latino e in greco.

Nella preghiera dei fedeli si elevano invocazioni per la Chiesa e per tutti i battezzati. Poi «per l’intera umanità», perché «si diffonda nel mondo il lieto annuncio che in Cristo siamo divenuti un solo popolo, chiamato a camminare su vie di libertà e di pace». Una preghiera è formulata perché in ogni famiglia «si celebri con sincerità e verità l’evento pasquale e si condivida il dono del Signore con l’ospitalità ai piccoli, ai poveri e ai sofferenti». Infine, vengono ricordati i defunti.

Con il Papa concelebrano la messa del giorno di Pasqua 24 cardinali, tra i quali il decano del collegio Giovanni Battista Re e il vice decano Leonardo Sandri — che si accostano all’altare per la preghiera eucaristica — e il segretario di Stato, Pietro Parolin. Tra i concelebranti anche gli arcivescovi Edgar Peña Parra, sostituto della Segreteria di Stato, Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati, e Jan Romeo Pawłowski, segretario per le Rappresentanze pontificie.

Al termine della messa, il coro della cappella Sistina intona l’antifona Regina Caeli: Francesco si avvicina all’immagine della Madre di Dio accarezzandola per poi tracciare su di sé il segno della croce.

Quindi fa ritorno in sacrestia per poi, a mezzogiorno, tornare davanti all’altare della Cattedra per il messaggio e la benedizione Urbi et orbi.

E sempre all’altare della cattedra Francesco aveva celebrato — alle 19.30 — la messa per la veglia pasquale di Sabato santo, 3 aprile. Il solenne rito iniziale della benedizione del fuoco e della benedizione del cero si è svolto davanti all’altare della Confessione, come per la domenica delle Palme, dove era stato collocato il braciere.

Durante la processione verso l’altare della Cattedra, nella suggestiva penombra della basilica, alla prima sosta — al canto Lumen Christi — il Papa ha acceso il proprio cero. Alla seconda sosta sono state accese le candele dei concelebranti e dei presenti. E alla terza sosta si è accesa una parte delle luci della basilica. L’illuminazione completa è avvenuta infatti qualche minuto dopo, al canto del Gloria quando sono suonate a distesa le campane.

Dopo la terza sosta, il cero pasquale è stato collocato nel candelabro, posto accanto all’ambone. Il diacono, quindi, ha cantato il preconio pasquale. Pur non essendo previsti i battesimi, è stata benedetta l’acqua lustrale e si sono rinnovate le promesse battesimali.

Alla preghiera dei fedeli sono stati ricordati quanti hanno il cuore smarrito o tribolato e i catecumeni. Si è pregato, poi, perché il Papa e tutti i pastori della Chiesa «attingano dalla celebrazione della Pasqua nuovo impulso per il loro servizio».

«Estendi il dono della pace a tutti i popoli della terra: dove regnano guerra, violenza e terrorismo possano rifiorire vita e speranza» è stata la terza, significativa, intenzione.

Con il Papa hanno concelebrato 34 cardinali. Come nella messa del giorno di Pasqua, si sono accostati all’altare il decano e il vice decano del collegio cardinalizio. E hanno concelebrato, tra gli altri, i superiori della Segreteria di Stato. Anche la celebrazione della veglia si è conclusa con il coro della Cappella Sistina che ha intonato l’antifona Regina Caeli. E con il gesto di tenerezza del Papa che accarezza l’immagine mariana e fa il segno di croce.