· Città del Vaticano ·

In Indonesia i riti della Pasqua sono stati segnati dalla violenza del ciclone e dal timore di attentati

Dove la fraternità
è più forte della paura

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06 aprile 2021

I fedeli indonesiani hanno vissuto una Pasqua segnata dal violento ciclone tropicale Seroja, che ha colpito e continua a devastare con piogge, frane e inondazioni la provincia indonesiana di Nusa Tenggara orientale, includendo isole come Flores e Timor, dove si registra una forte presenza cristiana, in alcuni territori perfino maggioritaria. Mentre si aggrava il bilancio delle vittime e degli sfollati, le istituzioni civili hanno organizzato la rete dei soccorsi e le comunità cattoliche di altre province dell’arcipelago indonesiano hanno avviato un impegno di solidarietà con l’intento di mostrare comunione spirituale e materiale verso le comunità colpite. Nelle zone dove si è abbattuto il ciclone, fin dal Giovedì santo molti fedeli non sono stati in grado di partecipare ai riti e hanno vissuto una Pasqua da sfollati, nella sofferenza per aver perso i loro cari o le loro abitazioni e proprietà.

Nella vicina isola indonesiana di Sulawesi, invece, era ancora forte l’eco delle esplosioni e dell’attentato suicida che ha colpito, nella Domenica del Palme, inizio della Settimana santa, la cattedrale cattolica del Sacro Cuore nella città di Makassar. Dopo quell’evento, molti fedeli cattolici indonesiani, ancora turbati, erano piuttosto titubanti e incerti se partecipare o meno alle celebrazioni del Triduo pasquale in chiesa.

A Sulawesi e in altre isole, studenti musulmani di varie organizzazioni (come il Movimento islamico studentesco ed altre), hanno organizzato una presenza vigilante per garantire lo svolgersi di liturgie cristiane in pace e sicurezza. Alla chiesa di san Giovanni nella reggenza di Ciamis, in Giava occidentale, i giovani di fede islamica hanno atteso fuori dalla chiesa la fine della messa e ai fedeli che uscivano hanno donato centinaia di rose rosse, porgendo auguri in un clima di tolleranza, empatia, partecipazione alla festa. «Quei fiori — hanno spiegato — sono un segno di amore e un’espressione di fraternità tra comunità religiose diverse, e anche un segno di compassione e solidarietà dopo l’attentato suicida alla chiesa cattedrale di Makassar».

Irsal Muhammad, rappresentante degli studenti, ha affermato che «questa attività, espressione di unione fraterna, è generata dalla concreta preoccupazione dei giovani musulmani che deplorano il terrorismo e tengono all’armonia sociale e religiosa in Indonesia». Attraverso un gesto simbolico come donare una rosa si vuole esprimere, ha detto, «il valore della fratellanza e la responsabilità di prendersi cura dell’Indonesia come nostra casa comune, in modo che l’impegno per l’armonia possa ispirare molte persone».

Per scongiurare altri attentati, le autorità civili indonesiane hanno messo in atto misure di sicurezza capillari, disponendo pattuglie a sorveglianza delle chiese principali, e questo sforzo è stato apprezzato e ha generalmente motivato sia i vescovi cattolici (e di altre confessioni cristiane) a tenere regolarmente le liturgie, sia i fedeli a parteciparvi. Nella capitale Giacarta, le massime autorità militari hanno fatto visita alla cattedrale cattolica nel momento della veglia pasquale, entrando in chiesa per la messa per salutare e rassicurare i fedeli, esprimendosi pubblicamente per la doverosa tutela della libertà religiosa. Padre Yohanes Subagyo racconta a «L’Osservatore Romano» che nella chiesa di Santa Teresa nel centro di Giacarta, i fedeli hanno frequentato la chiesa senza timori, con grande fede e devozione. Nel Paese musulmano più popoloso al mondo (230 milioni di fede islamica, su una popolazione di 260 milioni di abitanti, con 24 milioni di battezzati, tra i quali 7 milioni di cattolici), la risurrezione di Cristo Gesù, mistero centrale nella fede cristiana, «ispira rispetto nella popolazione di fede islamica, ed è occasione per rafforzare fecondi legami interreligiosi», ha sottolineato.

Nelle diverse province del vasto ed esteso arcipelago (che copre longitudinalmente la distanza tra Lisbona e Atene) una delle questioni che ha tenuto necessariamente banco è stata quella legata alla salute pubblica e alle misure anti-covid-19. Nella cattedrale santa Gemma Galgani a Ketapang, nella provincia del Kalimantan occidentale, si è preferito organizzare la partecipazione dei fedeli alle celebrazioni pasquali in luoghi e spazi aperti, utilizzando il sagrato della chiesa.

E mentre è in corso il programma nazionale di vaccinazione — che ha visto la Chiesa cattolica indonesiana mettere a disposizione le proprie strutture, come le scuole, come centri per somministrare il vaccino — Yohanes Bayu Samodro, direttore generale della sezione relativa alla comunità cattolica nel ministero per gli affari religiosi, raggiunto dal nostro giornale, afferma che «la Pasqua è davvero una celebrazione di gioia e speranza», anche rispetto all’emergenza pandemica. «Il programma di vaccinazione — rileva — ci offre la speranza di rivivere relazioni sociali autentiche e fruttuose. Nell’ottica dell’enciclica Fratelli tutti, il messaggio della Pasqua ci spinge a mantenere viva la nostra fede per adottare uno spirito di solidarietà e un rapporto fraterno con il nostro prossimo».

di Paolo Affatato