· Città del Vaticano ·

La Via crucis di Papa Francesco in piazza San Pietro nella serata del Venerdì santo

Rita, la croce, i bambini

cq5dam.thumbnail.cropped.500.281.jpeg
03 aprile 2021

Nelle meditazioni e nei disegni lo sguardo di speranza dei piccoli


Nella notte di piazza San Pietro, Rita cammina a testa alta, stringendo tra le mani la croce di legno. Rita alle “croci” è abituata a dare del “tu”, tanto da non considerarle “croci” ma la “normalità”. E forse ha ragione lei. Una settimana fa ha compiuto 39 anni e stasera è qui, alzando la testa e la croce, in piazza San Pietro, davanti a Papa Francesco.

Ah già, Rita ha la sindrome di Down.

Ma non è per questo che stasera rappresenta la sua comunità parrocchiale dei Santi Martiri dell’Uganda, nel quartiere romano dell’Ardeatino. La rappresenta — e a pieno titolo — perché per la gente del suo quartiere lei è un punto di riferimento. Ma per davvero: non per ricorrere a facili simboli o retorica spicciola. Ma com’è possibile che gli “scartati” diventino “pietre d’angolo” che sorreggono “il tutto”? Vangelo a parte, se così si può dire, basta un parroco che ci crede sul serio e comprende che non c’è presente e non c’è futuro se si escludono le persone più fragili o se le si considerano “destinatari di servizi”. Il Venerdì santo probabilmente è il giorno migliore per ricordarlo.

Rita Minischetti ha portato la croce alla quinta e alla sesta stazione della Via crucis presieduta da Papa Francesco la sera del 2 aprile, sul sagrato della basilica Vaticana.

E sì, Rita, immancabile borsetta a tracolla, non è “diversa”, non è “venuta male per un cromosoma in più”. È una donna bellissima, proprio così com’è. In piazza San Pietro, nel bel mezzo della Via crucis, ci ha pensato lei a incoraggiare, con un gioco di sguardi e di gesti complici, il suo amico Dustin Lopez quando è toccato a lui portare la croce. Il ragazzo, che compirà 14 anni il 21 aprile, originario dell’Ecuador, proprio con Rita e altre persone particolarmente fragili vive nella canonica dei Santi Martiri dell’Uganda con il parroco don Luigi D’Errico.

A causa della pandemia, come già lo scorso anno — quando i protagonisti furono i detenuti del carcere “Due palazzi” di Padova e il personale della Direzione di sanità e igiene del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano — il rito presieduto dal Papa si è svolto in piazza San Pietro e non nel tradizionale scenario del Colosseo.

Ad alternarsi nel portare la croce e le torce, come anche nelle letture delle quattordici stazioni, sono stati proprio gli autori dei testi per le meditazioni: i giovani del gruppo scout Agesci «Foligno I» e i ragazzi del catechismo della parrocchia di Rita. Insieme a loro c’erano, accompagnati dagli educatori, i bambini e i ragazzi delle case famiglia romane Mater Divini Amoris e Il Tetto Casal Fattoria, che hanno realizzato i disegni per accompagnare le meditazioni.

I nomi e i cognomi di questi ragazzini raccontano storie di migrazioni e di emarginazioni. I loro volti “parlano” di abbandoni. Ma sguardi e sorrisi sono aperti alla speranza di avere una vita migliore di quella dei loro genitori. Colpisce, anzitutto, la fiducia nei loro educatori, suore e laici. Quel tendere la mano per cercare sicurezza, incoraggiamento. Sì, compagni di strada di una Via crucis vera, quotidiana, che non dura solo una sera.

Trasmesso in mondovisione, il rito presieduto dal Pontefice è iniziato alle 21. La processione con la croce, “scortata” da due torce, ha preso il via dall’obelisco al centro di piazza San Pietro ed è arrivata fino al sagrato, attraverso un suggestivo percorso illuminato dalle fiaccole. Le luci delineavano una grande croce che, parallela alle “braccia” spalancate del colonnato del Bernini, era protesa verso le donne e gli uomini, ovunque vivano.

Alla quattordicesima e ultima stazione è stata una bambina, Selvaggia, nata il 1° gennaio di 10 anni fa — giacchetto fucsia e mani in tasca per vincere la timidezza (le ha tirate fuori solo quando è toccato a lei il ruolo di “crocifera”) — a consegnare la croce al Papa che, al termine, ha impartito la benedizione apostolica. E proprio al momento di lasciare la piazza, quattro bambini delle due case famiglia sono corsi ad abbracciare Francesco che li ha affettuosamente salutati.

Erano presenti, tra gli altri, nove cardinali, tra i quali il segretario di Stato, Pietro Parolin, e gli arcivescovi Edgar Peña Parra, sostituto della Segreteria di Stato, Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati, e Jan Romeo Pawłowski, segretario per le Rappresentanze pontificie. Con loro, sul sagrato, anche i rappresentanti delle quattro realtà che hanno animato la Via crucis. E le giovani guardie svizzere, lì accanto, avranno sicuramente trovato proprio in queste testimonianze motivazioni in più per il servizio che stanno svolgendo. Infine, i canti sono stati eseguiti dal coro della Cappella Sistina.

Con una nota in più: alle 21.37 di questo venerdì 2 aprile si è come avvertita una presenza “in più”: la presenza di san Giovanni Paolo ii , a 16 anni esatti dalla morte, con la sua personale testimonianza di Via crucis.

di Giampaolo Mattei