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Protagonista del dialogo di pace in Camerun, il 5 novembre scorso era stato rapito e poi rilasciato

È morto il cardinale Tumi

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03 aprile 2021

Il primo cardinale camerunense, Christian Wiyghan Tumi, arcivescovo emerito di Douala, è morto il 3 aprile. Nato il 15 ottobre 1930 a Kikaikelaki, nella diocesi di Kumbo, era stato ordinato sacerdote il 17 aprile 1966. Nominato vescovo di Yagoua il 6 dicembre 1979, aveva ricevuto l'ordinazione episcopale il 6 gennaio 1980 da san Giovanni Paolo ii nella basilica vaticana. Promosso il 19 novembre 1982 arcivescovo coadiutore di Garoua, ne era divenuto arcivescovo il 17 marzo 1984 succedendo per coadiuzione. Nel concistoro del 29 giugno 1988 era stato creato e pubblicato cardinale del titolo dei Santi Martiri dell’Uganda a Poggio Ameno. Il 31 agosto 1991 era stato trasferito alla sede arcivescovile di Douala. E il 17 novembre 2009 aveva rinunciato al governo pastorale dell'arcidiocesi.

Uomo di pace — da costruire nella giustizia e nella riconciliazione — e protagonista del dialogo per risolvere con metodi non violenti la cosiddetta crisi sociopolitica del Camerun anglofono (riguardante le regioni nord ovest e sud ovest del Paese) che ha causato tanti morti e un numero altissimo di sfollati e rifugiati, il cardinale Tumi il 5 novembre scorso era stato sequestrato, e poi rilasciato dopo poche ore, da un commando armato, sulla strada tra Bamenda e Kumbo.

Le motivazioni del sequestro sarebbero da ricondurre proprio alle fortissime tensioni sociali che il cardinale aveva cercato di ricomporre con il dialogo nella verità.

Nato nel nord ovest del Paese, era il quarto dei sette figli (cinque femmine e due maschi) di Thomas Tumi e di Catherine La’ka, morta a circa 111 anni di età. Battezzato una settimana dopo la nascita, il suo secondo nome, Wiyghan, significa «è in viaggio e sarà qui solo per un momento»: due fratelli maschi infatti erano morti appena nati e i suoi genitori vollero affidare, con fede, la sua vita nelle mani di Dio.

Ricevuta la prima Comunione nel 1939, aveva intrapreso gli studi nel villaggio natale di Kikaikelaki per poi proseguirli a Jos, quando la famiglia era andata in Nigeria. Il suo sogno era diventare insegnante. Aveva scoperto la vocazione sacerdotale grazie a un amico seminarista, Stephen Sunjo, nel periodo vissuto al college di Maria Immacolata a Jos. Dopo un periodo di discernimento, nel 1954 era entrato nel seminario minore di Santa Teresa, Okeare, Ibadan. Dopo il primo anno di studi di filosofia, la famiglia aveva deciso di tornare in Camerun e così si era trasferito nel seminario di Enugu, come studente della diocesi di Buéa.

Ordinato sacerdote nel 1966 nella cattedrale Regina Pacis della diocesi di Buéa, dal vescovo Julius Joseph Willem Peeters, aveva celebrato la prima messa nel villaggio natale il 24 aprile. Quel giorno, ebbe poi modo di ricordare, aveva preso alcuni impegni mantenuti per tutta la vita. Anzitutto non attaccare le persone ma il peccato. Poi obbedire sempre al vescovo. E anche non accettare mai l’invito di un partito politico.

Aveva quindi svolto per un anno il ministero presbiterale come vicario parrocchiale a Fiango (Kumbo) e poi come professore nel seminario minore Bishop Rogan College, a Soppo, sempre in diocesi Buéa, dal 1967 al 1969, ed era stato inoltre parroco della cattedrale.

Dal 1969 al 1973 aveva perfezionato la formazione ottenendo in Nigeria il Teacher’s training grade; a Londra, l’University general certificate of education at ordinary level; in Francia, la licenza in Sacra teologia nella facoltà cattolica di Lione; e, in Svizzera, la laurea in filosofia all’università cattolica di Friburgo. Una formazione, dunque, di alto livello e di respiro internazionale.

Tornato in diocesi dopo gli anni di studio all’estero, nel 1973 era stato parroco a Bafut e poi rettore del nuovo seminario maggiore regionale di Bambui — intitolato a san Tommaso d’Aquino — nell’arcidiocesi di Bamenda, iniziando il lavoro con 12 studenti.

Aveva mantenuto l’incarico per oltre cinque anni, introducendo anche l’insegnamento del greco e dell’ebraico nel programma di studi, senza trascurare però l’apostolato diretto, aiutando, e spesso sostituendo, i parroci.

Aveva, inoltre, retto l’associazione delle “dame cattoliche”, della quale era assistente ecclesiastico, e si era impegnato a fondo nel promuovere il movimento ecumenico, ottenendo la stima e l’amicizia di presbiteriani e battisti.

Presidente del consiglio presbiterale diocesano, nel 1979 era stato eletto vescovo di Yagoua. Aveva ricevuto l’ordinazione episcopale nella solennità dell’Epifania dell’anno seguente dalle mani di san Giovanni Paolo II, nella basilica di San Pietro. Nella stessa cerimonia era stato ordinato anche il gesuita Carlo Maria Martini.

«Me voici je viens faire ta volonté» è l’eloquente motto episcopale scelto per lo stemma, proprio per delineare il suo ministero.

Alla guida della Chiesa di Yagoua, monsignor Tumi si era dimostrato vescovo dinamico, coraggioso, intraprendente, riuscendo a superare le non poche difficoltà causate dalle complesse condizioni del territorio, situato all’estremo nord del Camerun, al confine con il Ciad, quasi dimenticato dalle autorità centrali. Un ambiente umano molto povero e diviso in dieci gruppi etnici, con una forte presenza musulmana.

Durante il suo governo pastorale, la Chiesa locale si era sviluppata rapidamente, arricchendosi di istituzioni e di centri di formazione, di asili e dispensari. Per la sua passione pastorale e la sua non comune capacità di governo, la diocesi aveva assunto la fisionomia di una comunità cristiana assai giovane, vitale e cosciente, in continuo ed equilibrato sviluppo, responsabile dei vari problemi religiosi e sociali.

Eletto il 23 aprile 1982 vice presidente della Conferenza episcopale del Camerun, nello stesso anno era stato promosso arcivescovo coadiutore di Garoua. Assunto il governo pastorale nel 1984, aveva proseguito con lo stesso ritmo di fervore e intraprendenza. L’anno precedente aveva preso parte alla sesta assemblea generale del Sinodo dei vescovi sul tema della penitenza e della riconciliazione nella missione della Chiesa. E sempre nel 1985 aveva ricevuto il pallio, a Garoua, dal nunzio apostolico Donato Squicciarini.

Come presidente dell’associazione delle Conferenze episcopali della Regione dell’Africa centrale (Acerac) aveva sostenuto il progetto per la fondazione, a Yaoundé, dell’Università cattolica dell’Africa centrale, divenendone anche gran cancelliere.

Aveva accolto san Giovanni Paolo ii in visita a Garoua, l’11 agosto 1985, nel suo viaggio apostolico in Africa: durante la messa Papa Wojtyła aveva conferito i sacramenti dell’iniziazione cristiana a un gruppo di catecumeni.

Presidente della Conferenza episcopale del Camerun tra il 1985 e il 1991, aveva partecipato all’assemblea straordinaria del Sinodo dei vescovi del 1985, promossa a vent’anni dalla conclusione del concilio Vaticano II. Lo stesso anno aveva inoltre svolto la missione di visitatore apostolico ai seminari maggiori in Malawi e Zambia.

San Giovanni Paolo ii lo aveva creato e pubblicato cardinale nel 1988, assegnandogli il titolo dei Santi Martiri dell’Uganda a Poggio Ameno.

Dal 1990 al 1994 era stato presidente del Simposio delle Conferenze episcopali di Africa e Madagascar (Secam).

Il cardinale Tumi era stato anche presidente delegato all’ottava assemblea generale del Sinodo dei Vescovi (1990) sul tema della «formazione dei sacerdoti nelle circostanze attuali».

Nel 1991 era stato nominato arcivescovo di Douala, ricevendo poi il pallio da Papa Wojtyła in San Pietro il 29 giugno 1992. Nello stesso anno aveva partecipato, a Santo Domingo, ai lavori della quarta Conferenza generale dell’episcopato latinoamericano e dei Caraibi sul tema: «Nuova evangelizzazione, promozione umana e cultura cristiana».

Nel 1994 era stato presidente delegato all’assemblea speciale per l’Africa del Sinodo dei vescovi sul tema: «La Chiesa in Africa e la sua missione evangelizzatrice verso l'anno 2000: “Sarete miei testimoni” (Atti degli apostoli 1, 8)». Dal 14 al 16 settembre 1995 aveva accolto e accompagnato san Giovanni Paolo ii nel viaggio apostolico in Camerun. Inoltre, nel gennaio 1998, era stato inviato speciale del Papa al congresso eucaristico in Ghana.

Nel 2005 era entrato nella Cappella Sistina per il conclave che ha eletto Papa Benedetto XVI. E nel 2009 aveva partecipato ai lavori della seconda assemblea speciale per l’Africa del Sinodo dei vescovi sul tema: «La Chiesa in Africa a servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace. “Voi siete il sale della terra... Voi siete la luce del mondo” (Matteo 5, 13.14)». Quindi, dal 17 al 20 marzo 2009, aveva accolto e accompagnato Papa Ratzinger nel suo viaggio apostolico in Camerun.

Dopo aver lasciato, il 17 novembre 2009, il governo pastorale dell’arcidiocesi di Douala, si era ritirato a una vita di preghiera, secondo il suo stile umile e sobrio, compiendo pellegrinaggi, partecipando a incontri spirituali e soprattutto accompagnando la vita sociale del suo popolo, con una particolare attenzione alla questione della giustizia, della riconciliazione e della pace.

Per questa sua testimonianza, nel 2008 aveva ricevuto il premio intitolato al “Cardinal von Galen” da parte dell’organizzazione Human Life International, per la sua lunga azione pastorale in favore della famiglia e per il rispetto di diritti e della democrazia. Nel 2011 era stato insignito del premio “Integrity Award” da parte dell’organizzazione Transparency International con questa motivazione: «In un Paese dove la fiducia nel governo e le leggi sono state erose dalla corruzione, il cardinale Tumi è divenuto un faro di integrità per oltre tre decenni». Inoltre, nel luglio 2019, aveva ricevuto il premio “Nelson Mandela” per aver promosso la pace dopo l’inizio della crisi nel nord e nel sud-ovest del Paese. Senza timore di denunciare ritardi, errori e violenze.

La visione sociale e politica per il suo Paese è contenuta anche nel libro My Faith: A Cameroon to be renewed (2015, Kindle Edition). «Il nuovo Camerun che sto sognando — ebbe a scrivere — è un Camerun che ha bisogno di conversione e profonda trasformazione. Dovrebbe essere un Paese con nuovi modi di agire, un Paese che dovrebbe essere il contrario di quello che era ieri. Credo che il cambiamento politico potrebbe avvenire in Camerun, come in altri Paesi, senza guerra civile. Tutto dipende dalla volontà dell'uomo, soprattutto dalla volontà di chi governa, dell’autorità suprema del Paese. Credo che il benessere di ogni camerunese, legato a un benessere comune, sia la condizione sociale che permette a ogni cittadino di raggiungere la perfezione».

Nel 2017 era uscito il libro-intervista di Sylvestre Ndoumou L’effort camerounais: Cardinal Christian Tumi: libres propos d’un visionnaire (Éditions Veritas).

Nella Curia romana, infine, era stato membro delle Congregazioni per l’evangelizzazione dei popoli, per l’educazione cattolica, oltre che dei Pontifici consigli della Cultura e “Cor unum”.