· Città del Vaticano ·

Nuovi attacchi
Ventitré civili uccisi
nel Nord Kivu

cq5dam.thumbnail.cropped.500.281.jpeg
01 aprile 2021

È sempre più difficile arginare le violenze perpetrate dai gruppi armati nella Repubblica Democratica del Congo (Rdc). Almeno 23 persone sono state massacrate da sospetti miliziani delle Forze democratiche alleate (Adf) in un nuovo attacco sferrato nel Nord Kivu. I miliziani hanno attaccato, martedì notte, il villaggio di Beu Manyama-Moliso, che si trova nell’area di Beni. Lo ha riferito il governatore provinciale, specificando che l’esercito ha ucciso due aggressori.

La Rdc, in particolare la parte orientale, è regolarmente colpita dalla violenza degli oltre 100 gruppi armati attualmente attivi del Paese. In queste zone la quotidianità è di dozzine di morti tra i civili. Nello specifico, l’Adf, gruppo di origine ugandese, si è reso responsabile di molti massacri nell’est ed è collegato al sedicente Stato islamico, secondo quanto affermato dagli Stati Uniti all’inizio dello scorso mese. Stando alle stime dell’ong Kivu security tracker (Kst), Adf ha ucciso dal 2017 oltre 1.200 civili nella sola area di Beni. Lo scorso 19 marzo, l’Onu ha fatto sapere che i loro blitz hanno provocato dall’inizio di quest’anno 200 morti, costringendo circa 40 mila persone ad abbandonare le proprie case.

La situazione sempre più instabile ha spinto l’esercito congolese a chiedere la cooperazione dei Paesi confinanti per «neutralizzare» i gruppi armati che agiscono nell’est, molti dei quali sono lasciti delle due guerre regionali negli anni Novanta, secondo l’organo di monitoraggio Kst. Sono state avviate — si legge in una nota delle forze armate — «contatti con tutti gli eserciti delle nazioni confinanti per elaborare appropriate strategie al fine di risolvere in modo permanente la spinosa questione dell’insicurezza» nella regione dei Grandi Laghi. Va osservato, però, che le relazioni tra Kinshasa e le nazioni confinanti non sono sempre delle più facili.