· Città del Vaticano ·

Osservatorio

Semi per una nuova
cittadinanza del femminile
nella Chiesa

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03 aprile 2021

«È una grande opportunità di lavorare per il futuro della Chiesa». Con queste parole, al fianco del vescovo Georg Bätzig, una emozionata Beate Gilles, si è presentata il 23 febbraio scorso, dopo l’annuncio della sua nomina a segretaria generale della Conferenza episcopale tedesca. Un evento inedito, almeno per l’Europa. Nel mondo c’è il precedente di suor Hermenegild Makoro che ricopre lo stesso incarico nella Conferenza dei vescovi dell’Africa australe dal 2012. Con buona pace di Agatha Christie, non sempre due indizi fanno una prova. Nell’indagine della realtà, inclusa quella ecclesiale, meritano di essere osservati con attenzione. Negli ultimi tempi, varie donne sono state chiamate a ricoprire ruoli di guida di comunità e realtà ecclesiali in diversi punti del globo. Segno che l’esclusione dal sacerdozio non deve automaticamente tradursi nella subordinazione femminile al “maschile clericale”. E che un pieno riconoscimento delle fedeli non passa solo dall’ordinazione ministeriale. Papa Francesco l’ha ripetuto più volte. Facendo seguire, alle parole, l’assegnazione di ruoli di primo piano all’interno delle istituzioni vaticane a laiche e religiose: a febbraio la nomina di suor Nathalie Becquart, sottosegretaria al Sinodo dei vescovi; a marzo quella di suor Nuria Calduch-Benages, nuovo segretario della Pontificia Commissione Biblica, prima donna in questa veste... 

Negli stessi giorni della designazione di Beate Gilles, sempre in Germania, il vescovo di Essen, Franz-Josep Overbeck ha scelto la laica Sandra Schnell come commissario parrocchiale di San Matteo. Dal giorno di Pasqua è lei a occuparsi della gestione della parrocchia ad eccezione della celebrazione dei sacramenti,  affidata a don Johannes Broxtermann.

Da tre anni nella Mission de France, un’altra laica, Anne Soncarrieu, accompagna il vescovo e il vicario generale come “delegata generale” . Un intento – ha spiegato la stessa Soncarrieu – di affermare nel concreto la pari dignità e responsabilità tra i battezzati. In America Latina, dal Venezuela al Cile, sono in atto numerosi esperimenti simili. Il più innovativo è stata la nomina di suor Nelly León, già prima cappellana del carcere del Buen Pastor  di Santiago, a delegata episcopale per la pastorale generale della diocesi cilena di San Felipe y Petorca.

Lo scorso 5 marzo, la Rete ecclesiale panamazzonica, inoltre, ha voluto ampliare la propria presidenza – composta dal cardinale Pedro Barreto, il vescovo Rafael Cob e fratel João Gutemberg - per includere, oltre al segretario aggiunto, Rodrigo Fadul Andrade, due consigliere: la religiosa María Carmelita da Lima Conceicão, e Yésica Patiachi Tayori, insegnante e leader del popolo indigeno amazzonico Harakbut. Qualcosa, pur a piccoli passi, dunque, si muove. Mentre qua e là, per quanto in modo ancora episodico, vengono gettati semi di una nuova “cittadinanza” possibile del femminile nella Chiesa.

di Lucia Capuzzi
Giornalista di «Avvenire»