· Città del Vaticano ·

Libri

Nascere e disnascere
(leggendo di María Zambrano)

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03 aprile 2021

È difficile presentare questo piccolo libro. Bisogna regalarlo, e chi lo riceve in dono si trova tra le mani una collana di perle. Frasi o parole di María Zambrano, una delle grandi figure della storia intellettuale del Novecento, inanellate insieme da Nadia Terranova con il filo pregiato che sa usare solo chi sa che raccontare una vita vuol dire mostrare un gioiello prezioso. Reso ancor più affascinante da bellissime illustrazioni di Pia Valentinis. Per questo Non sono mai stata via. Vita in esilio di María Zambrano (rueBallu, Palermo 2020) è un libro consigliato per un pubblico dai 9 anni in su. Bisogna solo sperare che venga letto e riletto nelle scuole: contribuirebbe a modificare il profilo della cultura del nostro Paese. Cosa di cui abbiamo un grande bisogno.

Ho insegnato filosofia per qualche anno. Tempo fa, è vero, ma neppure troppo. Ho ripreso in mano il terzo volume del Manuale utilizzato a scuola, un librone di 1147 pagine che potrebbe essere ricondotto tutto a un solo hashtag ormai diventato virale: #tuttimaschi. Di Zambrano e di altre filosofe nemmeno l’ombra, benché in tutta la storia del pensiero umano ci siano tracce evidenti della riflessione di diverse filosofe. Figure minori, certo, vista la roboante narrazione che precede e accompagna le voci di quei filosofi di ogni tempo che tutti noi, a scuola, abbiamo imparato a conoscere. Oggi, però, filosofe come Zambrano non possono più essere considerate “figlie di un dio minore” solo perché il loro pensare non è riconducibile a quella verità monocromatica che confermava l’adagio secondo cui solo l’uomo maschio è razionale. María Zambrano ci ha insegnato che, quando si stabilisce distanza o addirittura inimicizia tra ragione e vita, per l’uomo e la donna contemporanei l’accesso alla verità resta precluso. E ha inventato il termine “disnascere”, un verbo strano che, per ciò stesso, chiede di ragionare. Spiega Terranova (nella foto in questa pagina): «Disnascere significa disfarsi dell’origine, della nascita, di un fatto accaduto che non possiamo più cambiare; disnascere è avere accesso al sogno e alla memoria, alla parte più autentica di noi» (p. 26). In Spagna, nel 2006, a Zambrano è stata dedicata la Stazione ferroviaria di Málaga, in Andalusia, e già prima, nel 1987, a Vélez-Málaga le era stata intitolata una biblioteca. Due luoghi-simbolo della vita della filosofa andalusa, marchiata da cinquant’anni di esilio dal suo paese per motivi politici, ma che, come conclude Terranova, «in quell’eterno luogo che è la memoria (…) nasce e disnasce, scrive e riscrive, parte e riparte, attraversa la Spagna, l’Europa, l’America Latina e il mondo intero – ogni luogo le appartiene, e lei per sempre appartiene a ogni luogo» (p. 75).

di Marinella Perroni
Biblista, Pontificio Ateneo S. Anselmo