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Guernica, il rito della vita

Pablo Picasso, «Guernica», 1937. Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia, Madrid
03 aprile 2021

Il rito costruisce un momento fondamentale delle religioni, congiungendo la trama narrativa del mito con la dimensione attiva dell’esperienza umana. Guernica di Picasso, può essere descritta come un paradigma artistico della rappresentazione della morte che allo stesso tempo annuncia un nuovo sguardo sul rito nell’arte contemporanea con la terrificante dimostrazione di forza contro la popolazione civile del 26 aprile 1937.

Picasso ha lavorato solo due mesi per un quadro di 27 metri quadrati. Conosciamo il suo “rito” di togliere le scarpe prima di entrare nel suo studio che considerava uno spazio “sacro”, nel momento del creare. Per Picasso dipingere è un atto autentico, esistenziale. Tutta la sua sofferenza ed empatia per questo popolo diviene forma nell’atto creativo. «Il pittore cogliendo l’essenza delle cose coglie in verità anche sé stesso» spiega Romano Guardini. Questo significa in effetti «l’incontro». Il carattere religioso dell’arte, quindi, sta nella struttura dell’opera d’arte stessa, nel suo indicare il futuro attuandosi. Guernica è ispirato dai suoi amici dell’esistenzialismo francese, Sartre, de Beauvoir e Camus che cercano una Santità capace di creare una pace interiore. Difatti, Guernica non parla di un cambiamento concreto nel mondo, ma richiede un'immersione meditativa. L’artista crea una sorta di potere attorno a cui l’unità dell’esistenza diventa presente (gegenwärtig) e l'intero oggetto l'intera natura dell'uomo e della storia ‒ vive in un unicum.

All’Esposizione internazionale di Parigi Guernica è stato esposto in un corridoio lungo e stretto del padiglione della Repubblica Spagnola. In questo spazio, l’osservatore doveva per forza passare vicino all’opera senza poter scappare dal terrore. Ogni passo del visitatore è accompagnato, trasformandolo. Ciò richiama gli affreschi di Pozzo alla Chiesa di Sant’ Ignazio in cui il fedele camminando vede una architettura perfetta che piano piano crolla davanti ai suoi occhi. Pozzo riconosce le sue opere d’arte come esercizi spirituali con cui vuole che perdiamo la sicurezza e la ricreiamo interiormente. Guernica riproduce questo effetto, letta da destra a sinistra. Con le figure spezzate, la violenza ci salta addosso e la distruzione ci accompagna, come dice Sigmund Freud. Confrontarsi con il toro, simbolo del sacrificio e simbolo nazionale della corrida, proclama qualcosa di assoluto e conferma di poter sfidare non solo il toro ma anche le forze del dolore e della morte. Con questa sfida Picasso crea un momento di immortalità. Immortale è anche la costruzione che ricorda il presepe natalizio. La madre, però, non ha in braccio un bambino appena nato, ma un bambino morto, indicando un futuro, in cui è la madre a piangere suo figlio. Un triangolo domina tutta la composizione, in cui in alto appare una figura femminile con la lampada. Nel suo volto si legge il terrore ma nella sua tenerezza si annuncia una pace nel dramma. La donna è per Picasso la figura della luce, della rivelazione, ma anche della disperazione. In questo senso egli rivela un “rito della vita”, un rito che combina armonicamente l’ordine e disordine! Il rito è lo spazio utopico, in cui il futuro può venire anticipato rispetto al passato e al presente caratterizzando la promessa, per cui l’imprevedibile azione di Dio porterà a compimento il passato e il presente.

Fondamentale per affrontare l’arte contemporanea è quindi l’esperienza, originariamente legata al rito, direbbe Merleau-Ponty, simile a un movimento attivo e passivo.

di Yvonne Dohna Schlobitten