· Città del Vaticano ·

La Settimana di preghiera del Wcc in tempo di pandemia

Tenere viva la fiamma
della speranza

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30 marzo 2021

Pregare insieme per ringraziare Dio della sua presenza in tempi tanto difficili e travagliati per l’umanità stravolta dalla pandemia: con questo intento il Consiglio ecumenico delle Chiese (Wcc) ha invitato i cristiani a vivere una Settimana di preghiera, dal 22 al 27 marzo, per condividere il dolore e coltivare le speranze nel tempo della pandemia, rilanciando la centralità della preghiera nella testimonianza del dono dell’unità. Per il World Council of Churches questa settimana doveva essere un tempo privilegiato per i cristiani per pregare insieme così da trovare nell’ascolto della Parola di Dio la forza per riflettere su cosa i cristiani devono fare per combattere non solo la diffusione del covi-19 ma anche la violenza che essa alimenta, creando nuove povertà e discriminazioni.

A più di un anno dalla dichiarazione dell’Organizzazione mondiale della sanità (sullo stato di pandemia) i cristiani sono chiamati a rinnovare la preghiera per i più deboli di fronte alla diffusione del virus in modo da trovare sempre nuove strade per essere loro vicini così da offrire assistenza materiale e spirituale nel nome di Dio. Il Consiglio ecumenico delle Chiese ha deciso di promuovere questa settimana raccogliendo le numerose richieste giunte da comunità e singoli cristiani nel mondo per avere un tempo nel quale condividere esperienze e testimoniare unità; in vista dell’iniziativa il Wcc ha deciso di pubblicare un testo, Voices of lament, hope and courage, nel quale offrire delle indicazioni per la preghiera comunitaria in una forma che potesse andare oltre la celebrazione di questa settimana, anche alla luce delle esperienze ecumeniche di quest’ultimo anno. Di fronte alla pandemia le Chiese e i singoli cristiani hanno scoperto infatti nuove forme di unità esplorando delle strade, con una dimensione anche interreligiosa, con le quali «accompagnare le comunità attraverso crisi mentali, fisiche, economiche, spirituali e ambientali».

La Settimana di preghiera è stata articolata in modo da invitare le comunità a dedicare ogni giorno a un tema specifico: l’accompagnamento di coloro che sono soffocati dal lamento per il dolore; la vicinanza alle comunità travolte dalle sofferenze e dalle incertezze per l’oggi e per il domani; l’appoggio ai responsabili delle politiche per fermare la pandemia; il sostegno a coloro che sono nel tempo della guarigione; lo sviluppo di tutte le forme necessarie per la protezione dei più deboli; infine la gioia nel coltivare la speranza per il domani così da ripensare la società con i valori cristiani della giustizia e della pace. L’appello del Wcc è stato raccolto da tanti dando origine a una molteplicità di iniziative che sono state ecumeniche per il livello di partecipazione e per il contenuto di questi incontri, dove centrale è stato lo spazio dedicato alla preghiera, con un continuo riferimento alle parole e ai gesti di Papa Francesco che hanno assunto una dimensione che va oltre i confini della Chiesa cattolica.

Nella preghiera, organizzata in modalità webinar, con la volontà di assumere una dimensione globale, forte è stato l’appello a denunciare i casi nei quali si provocano nuove disuguaglianze, impedendo l’accesso all’assistenza sanitaria ai più poveri, anche all’interno dei paesi più ricchi, e a esprimere uno speciale ringraziamento a coloro che sono in prima linea nella lotta alla pandemia, spesso con mezzi insufficienti, tanto più quando si trovano a operare in nazioni dove inesistente è il sistema sanitario. A partire da questa iniziativa — come ha ricordato il reverendo Ioan Sauca, segretario generale ad interim del Wcc — i cristiani devono rivolgere a Dio, Padre, Figlio e Spirito santo, una preghiera affinché «le fiamme della speranza possano rimanere vive tra gli individui, le famiglie, le comunità e le nazioni durante la pandemia».

di Riccardo Burigana