· Città del Vaticano ·

Serve il sostegno della comunità internazionale

Il flagello del terrorismo
in Mali

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29 marzo 2021

I gruppi terroristici continuano a rappresentare un flagello per la popolazione del Mali. L’esperto delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani in Mali, Alioune Tine, ha allertato il Consiglio dell’Onu sulle violenze perpetrate da questi gruppi estremisti nel Paese dell’Africa occidentale. In particolare ha fatto luce sull’attività del gruppo di sostegno islamico e musulmano e dello Stato islamico del Grande Sahara.

Questi affiliati dell’Isil (Daesh) e di Al-Qaeda lavorano per compiere attacchi sempre più sofisticati nell’Africa occidentale, in particolare in Burkina Faso, Mali e Niger. Attaccano civili, operatori umanitari e forze di sicurezza e espropriano la popolazione, attraverso il cosiddetto prelievo forzato detto zakaah, una sorta di contributo caritatevole obbligatorio. Questi gruppi continuano ad espandere le loro attività in molte aree del Paese e ciò fa temere un’escalation degli attacchi contro i civili in zone finora più sicure, ha aggiunto l’esperto Onu. Il Mali è dunque l’epicentro di una minaccia che si sta diffondendo nei Paesi del Golfo di Guinea, ha detto Tine. Tutto ciò provoca un continuo deterioramento della situazione dei diritti dell’uomo nell’area.

Molte scuole, oltre 1.260, restano chiuse in Mali per problemi di sicurezza mentre è importante che i bambini continuino a ricevere l’istruzione di cui hanno bisogno nella speranza di avere un futuro e per non essere esposti alla minaccia del terrorismo. Proseguono, inoltre, le continue violenze contro le donne, almeno 1.090 casi di stupro di gruppo sono stati segnalati nelle regioni di Mopti, Gao e Timbuktu dall’inizio del 2020. Contro questo fenomeno, secondo l’esperto dell’Onu, occorre lavorare in collaborazione con le autorità politiche, religiose e la società civile.

Sempre nel 2020 la divisione diritti umani e protezione della missione di stabilizzazione integrata multidimensionale delle Nazioni Unite in Mali ha documentato 1.910 violazioni dei diritti umani che hanno portato alla morte di 973 persone, con un aumento dei reati del 48,86% rispetto al 2019. Più recentemente, lo scorso gennaio, almeno 19 civili sono stati uccisi e molti altri feriti nel corso di un attacco aereo che ha colpito una festa di matrimonio nel villaggio di Bounti, nel Mali centrale.

Infine, l’esperto Onu ha evidenziato il fatto che non siano stati compiuti progressi significativi nel perseguire i presunti autori delle gravi violazioni dei diritti umani commesse negli ultimi due anni dalle forze di difesa e di sicurezza maliane. Secondo Tine serve dunque un maggiore sostegno da parte della comunità internazionale per la transizione in Mali. Se misure forti di sostegno al Mali non verranno messe in atto dalla comunità internazionale tutta la regione sarà minacciata, ha avvertito l’esperto secondo cui le strategie per aumentare la sicurezza nel Paese devono coniugare la protezione dei civili con lo sviluppo umano della popolazione. Lo Stato maliano deve essere, inoltre, aiutato a rafforzare le istituzioni giudiziarie, che rimangono deboli oggi: «senza questo rafforzamento è impossibile combattere l’impunità nel Paese», ha aggiunto.

di Annalisa Antonucci