· Città del Vaticano ·

#QuarantaGiorni

Quando la penitenza
è una gioia

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27 marzo 2021

La madre Sincletica disse: «Per coloro che si avvicinano a Dio, all’inizio vi è lotta e grande fatica, ma poi gioia indicibile» (Sincletica 1). Se c’è un tempo per avvicinarsi a Dio questo è la Quaresima. A volte, però, la vediamo più come un tempo un po’ triste, in cui subiamo la penitenza più che come un’opportunità di riprendere in mano la propria vita, e di dirigerla verso l’unico Punto che possa illuminarla, renderla vivibile e darle un senso. Se, ad esempio, guardiamo solo alle restrizioni di questo periodo storico che stiamo vivendo, emergono solo la fatica e la disperazione, ma se lo vediamo come l’opportunità di vivere, le cose già cambiano. Tutto, all’inizio è «lotta e fatica» lacrime e stenti, dice Sincletica, anche e soprattutto quando ci «avviciniamo a Dio», ma se perseveriamo nel cammino tutto acquista un valore nuovo e la fatica si trasforma in «gioia indicibile». La consapevolezza del nostro peccato, il desiderio di risorgere, l’alzare lo sguardo e non vedere un Giudice inflessibile, ma un Padre misericordioso, trasformano la nostra esistenza. Perché tutto ciò è destinato alla gioia, a una «gioia indicibile» e già qui in questo nostro andare incerto della vita. Perché, «avvicinarsi a Dio», richiede rinuncia, cambiamenti di prospettive, adesione a valori che sembrano ormai desueti. Il digiuno, la preghiera, l’ascesi — di cui viveva questa monaca del v secolo — non ci reprimono, ma ci dilatano. Non ci debilitano, ma ci guariscono. Non ci opprimono, ma ci liberano. Una libertà che non è fare e dire tutto quello che vogliamo, ma è svestirsi di tutto per aprirsi agli altri e abbandonarsi all’Altro. Per ritrovarsi veramente, nell’Amore. In una gioia che non è data dal trattenere, ma dal lasciare andare. Che non è data dal possedere, ma dal rinunciare. Perché chi si attacca alle cose, ne resta imprigionato: «Se guadagnano molto — dice Sincletica — desiderano di più» (Sincletica 10) e quando non possono averle si disperano. Ma chi è libero dalle cose e da se stesso, si ritrova negli altri e soprattutto si «avvicina a Dio» e si ritrova in Lui, fonte unica di «gioia indicibile».

di Maria Luciana Tartaglia osb
Ateneo pontificio di Sant’Anselmo