· Città del Vaticano ·

Il progetto del nuovo presidente delle Acli

Riappropriarsi della socialità

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26 marzo 2021

«Le Acli nell’era del tutto digitale sono rimaste una delle poche realtà fatte di facce vere, di luoghi fisici, di amicizia reale. Siamo i superstiti di un’altra idea di social». Con soddisfazione e una punta di orgoglio lo afferma Emiliano Manfredonia, 46 anni, nuovo presidente delle Associazioni cristiane lavoratori italiani (Acli).

In effetti queste mantengono negli anni una forte presenza sul territorio, fatta di oltre trecentomila iscritti in 2.500 circoli, con sedi in ventuno Paesi esteri per i lavoratori emigrati, 2.600 sedi di patronato e oltre 1.500 Centri di assistenza fiscale (Caf) che svolgono entrambi ogni anno oltre due milioni di pratiche.

Ventiquattromila (con 17.700 aziende collegate) sono gli iscritti ad Acli Terra. Complessivamente oltre un milione è il numero approssimativo delle persone che frequentano il “mondo” Acli, con circoli ed impianti sportivi diffusi uniformemente su tutto il territorio nazionale, e con aggregazioni settoriali specifiche: le badanti e le colf riunite nelle Acli colf, l’agenzia turistica Cta Acli, la ong Ipsia Acli (particolarmente attiva sulla rotta balcanica), i giovani delle Acli, Acli arte e spettacolo, il Caa Acli (Centro di assistenza agricola) e Acli in famiglia (il servizio dedicato alle famiglie datori di lavoro di colf e badanti).

Emiliano Manfredonia, proveniente da Pisa, dove vive con moglie e un figlio, si è formato nei movimenti giovanili dell’Azione cattolica, per approdare poi al mondo della cooperazione nelle aree della marginalità sociale.

Già presidente delle Acli della sua città, dal 2016 era già vicepresidente vicario delle Acli nazionali e presidente del Patronato.

Al mondo delle Acli, dei circoli, delle persone che vi lavorano e li frequentano ha dedicato un libro, Vite in circolo.

Succedendo a Roberto Rossini alla guida dell’associazione riassume così sinteticamente il suo programma: «Negli ultimi anni ci siamo dedicati soprattutto al rafforzamento dell’organizzazione centrale e periferica, ora vogliamo tornare soprattutto al territorio che è il nostro vero punto di forza, e che nella “solitudine digitale” è una delle poche opportunità di ritrovo per la creazione di relazioni di vicinanza, amicizia e solidarietà».

di Roberto Cetera