· Città del Vaticano ·

Serena Moroni e le sue vetrate per chiese e cappelle in alcune città lombarde

Luce solare e luce divina

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26 marzo 2021

Un’insegnante di scuola materna mi ha raccontato che, dopo aver portato la sua classe a visitare una chiesa con figure di santi sulle vetrate luminose, chiese ai piccoli chi fossero i santi. E una bambina rispose: «Sono quelli che fanno passare la luce». Questo aneddoto sarebbe certamente apprezzato da Serena Moroni che da diversi anni realizza vetrate soprattutto per chiese e cappelle in alcune città lombarde. L’abbiamo incontrata nella sua casa (anche studio, archivio e laboratorio) a Busto Arsizio e ci ha parlato di questo lavoro artistico che si radica nella formazione in Accademia di Belle Arti di Brera sin nei primi anni Settanta grazie a bravi maestri. Ama subito il contrasto tra colori puri, lo studio della cromatologia e la pittura su vetro. Fa anche conoscenza delle opere del grande Georges Rouault sul quale decide di scrivere la tesi. È importante poi, per molti anni, l’insegnamento al liceo artistico poiché è dialogando con giovani allievi che si prende coscienza delle proprie passioni e abilità. Nel 1991 Moroni partecipa al concorso «Due vetrate per la chiesa di Montecampione» di cui è presidente Trento Longaretti e vince il primo premio. In seguito arrivano commesse significative che a tutt’oggi testimoniano un ampio impegno artistico, frutto della collaborazione di valenti maestranze artigiane.

Moroni ci illustra il lungo processo che dal primo bozzetto su carta di piccole dimensioni si dispiega nella realizzazione del cartone preparatorio dove si presentano con più chiarezza le posizioni dei frammenti di vetri che comporranno il mosaico di colori e forme da lei stessa disegnate. Poi le scelte dei vetri, le prove di cottura delle prime grisaille ovvero di pitture su vetro capace di favorire effetti cromatici anche grazie a scalfitture e graffi apportati con specifici arnesi. Di seguito i frammenti sono uniti su cristallo con cera vergine. Intervengono infine (sempre sotto la supervisione dell’artista) esperti artigiani che procedono alla cottura definitiva dei vetri e al loro deposito su telaio con i distanziamenti necessari per la definitiva piombatura e l’installazione in loco. Un lavoro che ha origini antiche con l’apporto della manualità medioevale e rinascimentale.

Il percorso è articolato: elementi naturali (minerali polveri di vetro, cera, piombo e soprattutto fuoco) si fondono grazie a mani e immaginazione creativa. Moroni ci dice che il cammino dell’opera ha inizio con il suo primo ingresso nello spazio architettonico in cui saranno collocate le vetrate e con le impressioni ed emozioni lì percepite mentre il pensiero corre alle immagini da elaborare secondo la richiesta dei committenti. Le vetrate sono finestre che legano interno ed esterno, aperture tra il tempio e il creato; favoriscono, in uno spazio delimitato, la creazione di un altro spazio capace di superare ciò che è finito e contingente. Qui interviene un aspetto difficile da descrivere e incongruo rispetto alle tecniche artistiche e agli strumenti ben definiti. Interagisce infatti una luce diversa, lo squarcio della fede.

Immaginare la rappresentazione di san Francesco nella chiesa di San Rocco a Jerago, quella di Maria nella gloria della Trinità nella chiesa di Sant’Anna a Busto Arsizio o quella delle tre Sante patrone d’Europa a San Michele Arcangelo (Magnago) significa pensare religiosamente (re-ligio) ovvero immaginare il legame che queste figure hanno avuto con la Luce divina, di cui la luce solare è simbolo e segno. Significa anche inserirsi personalmente in questo dialogo e cogliere ciò che anche altri fedeli in quello spazio potrebbero avvertire. Non a caso il percorso dell’artista è sempre stato accompagnato da una riflessione sulle Scritture condivisa con altre persone credenti, uomini e donne che come lei hanno vissuto e vivono dinamiche esistenziali anche molto difficili. È decisamente presente in lei l’esperienza della chiesa come comunità di testimonianza. Anche da qui deriva la sua scelta convinta nella realizzazione di nuovi spazi sacri. Moroni ama i colori e la sua tavolozza “di vetro” ne è ricchissima. Le sue forme sono morbide e quelle floreali spesso presenti. A differenza di un altro maestro di vetrate che abbiamo incontrato anni fa nel suo studio di Pavia, padre Costantino Ruggeri (1925-2007), i cui bellissimi lavori si caratterizzano per la povertà di segni, in lei è viva l’attenzione alle figure e alla fisionomia dei personaggi rappresentati. Ci sembra particolarmente intensa la sua attenzione alle immagini femminili e costante il disegno della forza del materno.

Ci piace sostare sulla vetrata dedicata tre sante patrone d’Europa (Caterina da Siena, Brigida e Teresa Benedetta della Croce) nella chiesa di San Michele Arcangelo a Magnago (Milano). Tre donne molto distanti nel tempo e qui ravvicinate in una nicchia che le abbraccia. Distinte nei colori dei loro abiti (azzurro per Brigida, bianco per Caterina e giallo con inserti di marrone, come il suo saio carmelitano, per Teresa Benedetta), recano tra le mani i loro simboli e sono unite in una luminosità accentuata dallo sfondo di toni brillanti. Sorelle nella fede vissuta in epoche storiche diverse e travagliate suggeriscono anche oggi pensieri e scelte luminose. Donne sante che, come commentava quella bambina, fanno passare in questa vetrata la luce di Dio.

di Antonella Cattorini Cattaneo