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Multilateralismo

In Venezuela si lavora la terra per assicurarsi il cibo

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26 marzo 2021

Il covid si è abbattuto come un tornado sulla crisi socioeconomica e politica con cui convive, ormai da anni, il Venezuela e ha tragicamente aggravato le carenze alimentari e reso introvabili i beni di prima necessità, comprese le forniture sanitarie. Negli ospedali, l’emigrazione di massa dei medici venezuelani verso Paesi più accoglienti, ha causato carenze croniche di personale mentre l’agricoltura, che è sempre stata uno dei principali motori economici del Venezuela, langue e la popolazione è ridotta alla fame. Eppure l’agricoltura in questo Paese rappresenta circa il 4,4% del Pil, il 7,3% della forza lavoro e almeno un quarto del consumo del suolo.

L’esportazione di riso, granturco, pesce, frutti tropicali, caffè, carne suina e di manzo è una realtà importante per l’economia venezuelana. Tuttavia il Paese non è autosufficiente nella maggior parte delle aree agricole. Ma qualcosa sta cambiando, grazie all’impegno della Fao. L’agricoltura a conduzione familiare ha ripreso a fiorire sulle montagne consentendo alle comunità che qui vivono di migliorare la sicurezza alimentare e l’autosufficienza di fronte alle crisi persistenti.

È il caso di Eliana e della sua famiglia che vive in un remoto villaggio agricolo, Caspo, nella regione centro-occidentale di Lara. La strada sterrata attraverso le montagne è l’unico collegamento tra questo villaggio agricolo isolato e la città più vicina, Sanare, a circa 20 chilometri di distanza e può essere percorsa solo in moto o a piedi. Tutto intorno alberi da caffè a perdita d’occhio.

È qui che vivono Eliana Alvarado, suo marito Pablo Marquez e i loro due figli, Santiago, di sette anni, e Moisés, un bambino di quattro anni. Eliana ha appena festeggiato il suo 30° compleanno. Studia per conseguire la laurea che le consentirà di diventare insegnante, ma intanto lavora la terra, come fa da quando era bambina. Il suo villaggio soffre di siccità cronica dal 2016. A causa dell’effetto El Niño la produzione alimentare della regione per la stagione del raccolto 2019 è diminuita di circa il 45%.

Poi a marzo dello scorso anno è arrivata la pandemia. Ciò ha complicato ulteriormente la ricerca del cibo a causa delle interruzioni delle catene alimentari locali, della grave carenza di carburante e della crescente svalutazione della valuta nazionale. Lavorando la terra Eliana e Pablo riuscivano a soddisfare circa il 50% del loro fabbisogno alimentare, per il resto la famiglia era costretta a ricorrere agli aiuti pubblici. Il bilancio familiare era interamente dedicato ai bisogni primari, quasi esclusivamente al cibo. Da sempre a Caspo si coltiva il caffè ma è un raccolto che avviene solo una volta all’anno. Dunque Eliana e Pablo hanno pensato di destinare il loro piccolo appezzamento di terra ad altre colture. Ma le sementi costano. Poi un amico ha raccontato loro del progetto avviato dalla Fao per aumentare la produzione agricola a conduzione familiare in Venezuela. Questa iniziativa, finanziata dalla Direzione generale per le operazioni europee di aiuto umanitario (Echo), mira a promuovere la resilienza delle famiglie che lottano per soddisfare le loro esigenze alimentari. Il progetto fornisce loro input agricoli come sementi e strumenti agricoli, nonché assistenza tecnica, con l’obiettivo di migliorare i loro mezzi di sussistenza e quindi la loro sicurezza alimentare e nutrizionale. Alla fine del 2019 un tecnico della Fao arriva a casa di Eliana per informarsi sulle esigenze della famiglia. Eliana gli spiega che è delle sementi che hanno bisogno. Lei e Pablo amano lavorare la terra ma è difficile per loro ottenere i semi che servono per coltivare.

Da quel giorno Eliana e Pablo sono entrati a far parte del gruppo di 387 nuclei familiari dello Stato di Lara che sono beneficiari del progetto della Fao che fornisce semi vegetali. Conoscendo le numerose e difficili sfide che deve affrontare la popolazione locale, la Fao fornisce anche supporto tecnico per migliorare il lavoro di semina e raccolta. Allo stesso modo, l’ Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura lavora con la comunità locale e gli esperti venezuelani per promuovere migliori abitudini alimentari, rafforzare i mezzi di sussistenza e salvaguardare le conoscenze agricole tradizionali dei contadini venezuelani. Alcuni dei semi forniti a Eliana, come quelli del pomodoro, sono una novità per queste zone perché molto costosi. Ma diversificare la produzione agricola aggiungendo ortaggi freschi e migliorando il cibo domestico è uno dei principali obiettivi del progetto, soprattutto nel bel mezzo della pandemia di covid-19, che ha reso introvabili i prodotti freschi. Con questa produzione, Eliana ha trovato non solo una professione che condivide con il marito, ma anche uno stile di vita e una tradizione che intende trasmettere ai suoi due figli perché imparino che seminando possono nutrirsi e vivere una vita sana.

di Anna Lisa Antonucci