· Città del Vaticano ·

«Io sono una missione» di Armando Matteo

In panchina
senza mai giocare

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26 marzo 2021

«Io sono una missione in questa terra» (Evangelii gaudium 273). Sono le parole che Papa Francesco, nella sua Esortazione apostolica, rivolge a tutti i cristiani perché siano consapevoli dell’importante compito di annunziare il Vangelo. Ma è anche il titolo, volutamente preso in prestito, dell’ultimo lavoro di Armando Matteo, Io sono una missione. Cammino quaresimale e pasquale per tutti coloro che hanno a cuore i giovani in compagnia di Papa Francesco e di altra gente interessante (Edizioni Messaggero Padova, 2021, pagine 162, euro 16). Francesco è ben noto, ma chi è questa gente interessante che lo accompagna? L’autore non è nuovo a produzioni letterarie di questo tipo, ossia interessanti e provocatorie, però con questo libro mi pare che Matteo abbia davvero offerto al pubblico il meglio di sé. Il volume è diretto a «tutti coloro che hanno a cuore sia i giovani che il loro essere adulto» ed è un vero e proprio cammino di riflessione che si sviluppa prendendo in prestito citazioni del Papa e non solo. Possiamo non stupirci di fronte a una frase tratta dai libri di J. R. R. Tolkien, ma possiamo esserlo piacevolmente dinanzi a una presa dal libro di Harry Potter o meglio ancora dai film Matrix, Blade Runner o addirittura Un pugno di dollari, che incontriamo come punto di partenza per la riflessione del martedì della quarta settimana di quaresima. E sono diversi i personaggi dai quali Matteo trae ispirazione per offrirci momenti di meditazione veramente belli e appropriati. Citando, ad esempio, il libro di Alessandro D’Avenia, ci invita a riflettere sull’universo religioso dei giovani constatando che siamo davanti «alla più grande rottura della trasmissione della fede tra le generazioni mai verificatasi nella storia». E ci basti ricordare La fuga delle quarantenni, sempre del Matteo, per credere che sia così. E ancora con L’infinito di Leopardi ci fa penetrare nella ricchezza del mondo interiore di ognuno e particolarmente dei giovani, perché è l’età dove se ne può godere maggiormente. Al centro sempre e doverosamente una generazione, la giovanile, che sta soffrendo da tempo le conseguenze della sindrome di Peter Pan: adulti che non vogliono invecchiare e perciò lottano «contro la vita e le sue leggi» privando i giovani di ciò di cui hanno diritto. Essi, infatti, sono diventati la generazione invisibile della quale società, politica ed economia non si occupano; sono vittime di un «sistema adulto-centrico» nel quale si sprecano energie preziose possedute solo da chi ha dai venti ai trent’anni, «una condizione veramente speciale dove nulla sembra impossibile ed ogni giovane è un potenziale Luke Skywalker, un potenziale camminatore del cielo». E invece i giovani sono costretti a sedersi in una «panchina infinita» (o limbo), senza mai avere la chanche di giocare almeno una partita.

Si potrebbe raccontare molto altro togliendo, però, il gusto di leggere e meditare delle pagine veramente profonde. È un libro che dovrebbe accompagnare il cammino quaresimale e pasquale di noi adulti, perché possiamo finalmente prendere coscienza di quanto soffrono i giovani, delle loro tristezze, delle loro depressioni, dei sogni che si spengono piano perché “i grandi” non li sanno ascoltare. E vorrei concludere con questa frase presa dal libro: «Ci servono adulti che si riconcilino con le età della vita, aprendosi benevolmente al fatto di diventare vecchi e di poter cedere il passo del cammino a chi sino a quel momento è andato dietro loro». Facciamo che sia così?

di Caterina Ciriello