· Città del Vaticano ·

In un tweet Papa Francesco esprime solidarietà e vicinanza

Migliaia di profughi rohingya allo stremo dopo l’incendio
nel campo di Cox’s Bazar

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25 marzo 2021

«Preghiamo insieme per le vittime e i dispersi del terribile incendio divampato in un campo profughi dei rohingya in Bangladesh, che ha accolto generosamente migliaia di persone. Preghiamo per i ventimila fratelli e sorelle, tante famiglie, che hanno perso quel poco che avevano». Queste le parole di Papa Francesco, affidate oggi a un tweet postato sull’account @Pontifex_it, sull’immane tragedia che ha colpito il campo di Kutupalong Balukali a Cox’s Bazar, in Bangladesh, dove vivono centinaia di migliaia di profughi rohingya, una delle minoranze più perseguitate al mondo.

Lunedì scorso un enorme incendio è divampato in una delle aree più povere del campo, che è grande quasi quanto una città. Secondo l’Unhcr, l’organizzazione Onu per i rifugiati, ci sarebbero almeno 400 dispersi, 15 morti, 560 feriti e oltre 45mila sfollati, e le cifre sono provvisorie. Mentre la situazione continua ad evolversi, i primi resoconti indicano che ci sono molti bambini tra i feriti e i dispersi, e che ci sono anche piccoli che risultano separati dalle loro famiglie.

Oltre 9000 le baracche distrutte, per non parlare dei servizi essenziali. La clinica Balukhali di Medici Senza Frontiere è stata completamente distrutta dall’incendio. Fortunatamente, tutti i pazienti e il personale sono stati evacuati in tempo. I medici dello staff hanno curato 11 persone ferite nell’ospedale di Kutupalong. «L'incendio di lunedì – ricorda l’organizzazione – non è il primo a verificarsi nel campo, anche perché i rohingya vivono in rifugi sovraffollati, costruiti con plastica e bambù, facilmente infiammabili. La situazione nei campi sta peggiorando: l’accesso ai servizi di base è scarso e la violenza è in aumento».

I rohingya rifugiati in Bangladesh sono quasi un milione e vivono in condizioni precarie. Oltre agli incendi e alle violenze, c’è il pericolo della pandemia di covid, che qui potrebbe fare una strage, dicono gli esperti. Per questo motivo, l'Unicef, il fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia, ha mobilitato team sanitari per il supporto di primo soccorso e volontari per evacuare i rifugiati.