· Città del Vaticano ·

Lettera apostolica di Papa Francesco nel VII centenario della morte di Dante Alighieri

Candor Lucis aeternae

Agnolo Bronzino «Ritratto di Dante» (particolare, 1532-1533, Firenze Galleria degli Uffizi)
25 marzo 2021

«In questo particolare momento, segnato da ombre, da situazioni che degradano l’umanità, da mancanza di fiducia e di prospettive, la figura di Dante, profeta di speranza e testimone del desiderio di felicità», a settecento anni dalla morte «può ancora donarci parole ed esempi che danno slancio al nostro cammino». Forte di questa convinzione, espressa nella lettera apostolica Candor Lucis aeternae, Papa Francesco ha voluto unire la propria voce a quella «dei Predecessori che hanno onorato e celebrato» il poeta fiorentino per «proporlo nuovamente all’attenzione della Chiesa, all’universalità dei fedeli, agli studiosi, ai teologi, agli artisti».

Oggi, 25 marzo, nel giorno in cui sette secoli fa l’Alighieri si spegneva nell’esilio di Ravenna, il Pontefice ha rilanciato la perenne attualità della sua opera, in particolare della Divina Commedia e del suo profondo contenuto di fede. Articolato in nove punti, il documento, dopo aver ripercorso il magistero più recente dei Papi su Dante, presenta la vita del poeta come paradigma della condizione umana e la sua missione quale cantore del desiderio dell’uomo, della misericordia di Dio e della libertà.

Quindi la lettera apostolica pone in rilievo tre figure femminili simboli delle virtù teologali (la Vergine Maria, la carità; Beatrice, la speranza; e santa Lucia, la fede) e quella di Francesco d’Assisi «sposo di Madonna povertà», per concludersi con un tributo di gratitudine agli insegnanti che comunicano «con passione il messaggio dantesco e il tesoro culturale, religioso e morale» in esso contenuto, auspicando che tale patrimonio non resti chiuso nelle scuole e università, ma sia sempre più diffuso da comunità cristiane, associazioni culturali e artisti.

Lettera apostolica