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L’Unesco: riconoscere i monumenti della civiltà nuragica come patrimonio identitario sardo di valore universale

Camminare sulla terra
guardando verso il cielo

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24 marzo 2021

Quando si pensa ai nuraghi si evoca un passato davvero antico avvolto da un alone di mistero. Proprio l’intreccio di mistero e di radici, di valori antichi e di bellezza essenziale è il vero fascino di queste torri megalitiche di forma tronco-conica, diffuse ampiamente in tutto il territorio della Sardegna. Esse costituiscono una vera e propria rete di siti che connette oltre 7.000 costruzioni che danno corpo a una realtà organica fatta di architettura, storia e paesaggio. Parliamo di un patrimonio davvero peculiare, unico.

L’associazione La Sardegna verso l’Unesco ha da tempo iniziato un lungo percorso con l’obiettivo di porre il sistema nuragico all’interno del patrimonio mondiale dell’Unesco. Si attende il responso, che speriamo positivo. Certo questa è un’occasione straordinaria per la riscoperta dell’identità profonda del popolo sardo, tramandata dai tempi remoti sino ai giorni nostri. La civiltà nuragica nel suo complesso, infatti, si svolge nell’arco di circa mille anni a partire dal 1.600 a.C, ma la sua architettura è la testimonianza di una tradizione culturale che si è protratta per un arco di tempo di circa 4.000 anni dal Neolitico all’Età del ferro.

Un’identità che è sicuramente fatta di usi, costumi, lingua e tradizioni, ma è anche carica della fortissima «spiritualità» che le vestigia del passato trasmettono anche nel presente. Percorrendo l’itinerario ideale che collega i diversi monumenti della antichità sarda si entra all’interno di un’affascinante macchina del tempo, che ci riporta indietro al genio che ha edificato e utilizzato insediamenti di straordinaria bellezza e fascino che unisce grandiosità monumentale, abilità ingegneristica, fantasia artistica, cura per il contesto ambientale e paesaggistico.

Attestata è la dimensione sacra di questa architettura: nei villaggi emergono gli edifici sacri quali i templi dell’acqua o i templi celesti. I nuraghi-tempio mantennero la funzione sacra almeno sino ai primi secoli dopo Cristo, traendo spesso il nome dai santi. Così avvenne ai tempi della conquista bizantina, quando divennero luoghi per le sepolture, intitolati a santi.

In questo senso è importante che la Conferenza episcopale sarda, facendo seguito a un appello de «La Civiltà Cattolica» dello scorso dicembre, abbia ritenuto di appoggiare ufficialmente «l’iniziativa volta ad ottenere il riconoscimento dei Monumenti della civiltà nuragica come patrimonio identitario della Sardegna di valore universale». E questo condividendo «l’iniziativa promossa dall’Associazione La Sardegna verso l’Unesco e, in sintonia con il patrocinio già espresso dai massimi Enti amministrativi e culturali regionali». Si tratta di un sostegno fondamentale, che arriva dopo l’appoggio unanime della società civile, politica, del mondo accademico, economico, della rete delle professionali e delle imprese.

Il presidente dell’Associazione, Michele Cossa, ha risposto che «l’importanza dei nuraghi, grazie anche all’attenzione che arriva dal mondo cattolico, sta emergendo sotto una nuova luce, quella della spiritualità. La Sardegna è senza dubbio tra i più importanti centri spirituali dell’antichità e per questo presenta aspetti, specialmente legati all’età nuragica, ancora avvolti nel mistero. L’attenzione della Chiesa sarda, che riteniamo fondamentale in questa delicata fase, evidenzia l’importanza dei nuraghi non solo quali testimonianza di una civiltà straordinaria ma anche come centro della spiritualità e della meditazione».

L’occasione della candidatura Unesco è dunque importante per accendere i riflettori sui siti nuragici e comprendere il valore di un patrimonio da tutelare e rendere fruibile con un turismo intelligente, sostenibile e attento ai valori culturali e spirituali. Anche studiando i riti e i culti di una civiltà agricola e pastorale, come quella protosarda, si potrà fare maggiore chiarezza sulla società nuragica, così strettamente legata a quell’idea universale, trascendente e così spiccatamente umana della religione e della spiritualità. L’incontro con un nuraghe ci educa: ci fa camminare sulla terra e guardare verso il cielo, e ci immerge nel fascino della storia e nelle misteriose civiltà che vivono in quelle costruzioni di geniale e maestosa concretezza.

di Francesco Sechi