· Città del Vaticano ·

Nell’amore l’unità della vita
spirituale e morale

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23 marzo 2021

«Dirigendo interamente l’animo verso la gloria di Dio e la salvezza spirituale degli uomini» Alfonso M. de Liguori (1696-1787) «compose moltissimi libri ricchi di sacra erudizione e devozione o per rendere sicura la via attraverso la quale le guide delle anime dei fedeli in Cristo potessero procedere a passo spedito, o per informare preparare il clero, o per confermare la verità della fede cattolica e per difenderla contro eretici di qualsiasi genere o nome, o per difendere i diritti di questa sede apostolica, o per destare gli animi dei fedeli alla religiosità» (Qui Ecclesiae suae, 7.07.1871). Con queste e altre vibranti parole, Pio ix , nel 1871, tratteggiava il profilo umano, spirituale, apostolico e dottrinale di sant’Alfonso nell’atto ufficiale di conferirgli il titolo e gli onori di dottore della Chiesa.

Tale “riconoscimento”, come evidenzia Benedetto xvi in tempi più recenti, «gli si addice per molteplici ragioni. Anzitutto, perché ha proposto un ricco insegnamento di teologia morale, che esprime adeguatamente la dottrina cattolica, al punto che» Pio xii lo proclama nel 1950 «Patrono di tutti i confessori e i moralisti» (cfr. udienza generale, 31.03.2011). Ma come noto, accanto alle opere di indole marcatamente teologica, quali ad esempio la sua “opera grande”, la Theologia Moralis (1748-1785), e i compendi a essa collegati, Alfonso compone nell’arco di una fruttuosa e longeva esistenza, moltissimi altri scritti, destinati principalmente alla formazione spirituale del popolo cristiano.

La sua attività letteraria, come ricorda Giovanni Paolo ii in occasione del bicentenario della morte del santo, ha inizio con la pubblicazione della Massime eterne (1728-1730) e delle Canzoncine spirituali (1730-1732), e conosce un crescendo straordinario che raggiunge il culmine tra il 1762 e il 1779, anni del suo episcopato (cfr. Spiritus Domini, 1.08.1987). Un filo rosso annoda inscindibilmente lo “scritto”, la “predicazione” e le altre forme dell’apostolato alfonsiano: la «salvezza de’ popoli» (cfr. Pratica del Confessore) a «gloria di Dio» (cfr. Condotta ammirabile della divina provvidenza) il quale «ha creato gli uomini per renderli partecipi della medesima sua felicità, e consorti della sua natura» (Ibid.).

Alfonso non perde mai occasione e non disdegna mezzo per annunciare all’uomo «quanto ha fatto Iddio per renderlo felice in questa, e nell’altra vita» (Ibid.). E tale verità, il santo dottore, la “predica” ora ai membri della sua congregazione (cfr. Costituzioni e Regole), ora ai giovani in formazione o in discernimento vocazionale (cfr. Avvisi spettati alla vocazione et al.), ora ai sacerdoti secolari (cfr. Selva di materie predicabili et al.), ora alle consacrate (La vera sposa di Gesù Cristo), ora a tutti i fedeli in Cristo (cfr. Pratica di amar Gesù Cristo, Apparecchio alla morte). Per tutti loro, una comune certezza, un principio movente l’intera vita cristiana: «Iddio vuol tutti santi, ed ognuno nello stato suo».

Nella Pratica di amar Gesù Cristo, ormai carico di anni e di esperienza umana, pastorale e spirituale, de Liguori riconduce la santità all’amore. Non un amore astratto, ma un amore “personificante” e “personale”, che nel divenire dei giorni, manifesta ed esprime il legame relazionale stretto con Dio in Cristo, e responsabilmente assunto. Per sant’Alfonso, infatti, il solo desiderio della santità non basta, occorre anche non lasciare mai di avanzare in questo cammino, il cui culmine e perfezione è nella uniformità alla volontà di Dio. A differenza di quanti intendevano il cammino di perfezione come un ulteriore progresso verso gli stati mistici, Alfonso intende la pratica della vita cristiana come un cammino graduale, quotidiano, aperto a tutti. E l’immagine da lui utilizzata per esprimere tale visione è quella degli amanti. «Il principale effetto dell’amore», scrive nel trattatello sulla Uniformità alla volontà di Dio, è «l’unire la volontà degli amanti sicché abbiano lo stesso volere». Anche per questo motivo i suoi scritti, quando non sono preghiera esplicita, ispirano preghiera (cfr. Visite al SS. Sacramento ed a Maria SS. per ciascun giorno del mese, Modo di conversare continuamente e alla familiare con Dio), perché la preghiera per sua natura tende a unire a Dio Amore, è «mezzo necessario e sicuro per ottenere la salvezza» nonché «tutte le grazie di cui abbiamo bisogno per conseguirla» (Del gran mezzo della preghiera).

Lette e tradotte in numerose lingue, le opere del “dottore zelantissimo” hanno contribuito a plasmare la spiritualità popolare degli ultimi due secoli (cfr. Benedetto xvi ). Lo stesso Papa Francesco, in una recente intervista, narra di aver conosciuto Alfonso attraverso le pagine de Le glorie di Maria, «un testo scritto con lo stile della sua epoca», ma che «colpisce per la grande solidità teologica», una «teologia umana e divina allo stesso tempo» che non è «pensata in laboratorio» ma «a partire dalla vita della gente» (cfr. Studia Moralia 58/2 [2020] 221-228).

di Antonio Donato