· Città del Vaticano ·

Emergenza umanitaria tra Stati Uniti e Messico

Un’ondata di migranti
Biden andrà al confine

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22 marzo 2021

«Andrò alla frontiera con il Messico, a un certo punto». Il presidente Joe Biden, di rientro alla Casa Bianca da Camp David, ha spiegato alla stampa la sua intenzione di entrare in prima persona nell’emergenza umanitaria al confine meridionale degli Stati Uniti: accusato dall’opposizione repubblicana di avere rianimato la speranza dei migranti latinoamericani in fuga da fame, violenza e tifoni, il presidente degli Stati Uniti andrà sul posto, dove migliaia di disperati stanno tentando la pericolosa traversata del Rio Grande.

Gruppi familiari, uomini soli, migliaia di bambini ed adolescenti in viaggio senza adulti: la polizia di frontiera rimanda indietro tutti, meno i ragazzini non accompagnati che sono stati circa 10.000 solo a febbraio. Biden aveva promesso, nei giorni scorsi, un meccanismo di migrazione «all’altezza del 21° secolo basato su dignità ed equità». Ha spiegato domenica, rivolgendosi all’opinione pubblica, interna e non, che i tempi non saranno brevi.

Se l’obiettivo, infatti, è aprire la via alla regolarizzazione di 11 milioni di persone già presenti negli Stati Uniti, il piano a lunga scadenza è «ristabilire quel che esisteva prima» ha spiegato il presidente. Ossia un meccanismo nel quale i richiedenti asilo restino a casa avendo la possibilità di promuovere e seguire da là la loro richiesta. I numeri della crisi in corso sono altissimi ßma non inediti, secondo stime del Pew Research Center. L’ondata di arrivi a partire dall’insediamento di Biden alla fine di febbraio, ha toccato, dicono i ricercatori Prc, i 18.945 gruppi familiari e i 9.287 bambini non accompagnati intercettati alla frontiera. Un incremento rispettivamente del 168% e del 63% rispetto al mese precedente.

Ma anche l’emergenza della primavera 2019 aveva visto nel solo mese di maggio, 55.000 bambini fermati al confine, 11.500 dei quali in viaggio senza un adulto. La marea che sale dall’America centrale agli Usa è inarrestabile e ricorrente. Domenica anche il Messico ha provato a contrastarla rinforzando il confine meridionale con il Guatemala, rallentando le normali comunicazioni fra i due Paesi. Una misura che già in passato non aveva risolto il problema.

L’amministrazione statunitense si rivolge, dunque, alle persone che partono o che desiderano farlo, oltre che all’opinione pubblica interna. Lo ha detto in diverse interviste tv il segretario alla sicurezza interna Alejandro Mayorkas: «Il nostro messaggio —ha ripetuto più volte domenica — è stato diretto. Il confine è chiuso. Stiamo rimandando indietro famiglie ed adulti soli. Ed abbiamo deciso di non espellere i bambini in condizioni di vulnerabilità». Ma, ha sostenuto «occorre tempo e noi sappiamo cosa fare. Stiamo seguendo il nostro piano e riusciremo a portarlo a termine».