· Città del Vaticano ·

Giornata mondiale dell’acqua

Un bene da tutelare

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22 marzo 2021

Il 1992 ha segnato tappe importanti nel cammino della civiltà. Nel primo giorno dell’anno la Russia usciva ufficialmente dall’Unione Sovietica decretando la fine irreversibile di un’epoca che aveva diviso il mondo. A febbraio i 12 membri della Comunità Europea firmavano il trattato di Maastricht dettando le regole sociali ed economiche di quella che sarebbe poi diventata l’Unione di ben 28 Paesi. A marzo, con un referendum storico, il Sudafrica poneva fine all’apartheid consegnando l’eroe della libertà Nelson Mandela al premio Nobel per la Pace nel ’93 e alla presidenza del Paese nel ’94.

In questo contesto storico dal 3 al 14 giugno, nella meravigliosa città di Rio de Janeiro, si svolgeva la prima conferenza mondiale sull’ambiente con la partecipazione di ben 172 Paesi delle Nazioni Unite. Un evento senza precedenti che catalizzò l’attivismo mondiale e nel quale vennero formalizzati argomenti decisivi per la tutela del Pianeta quali: l’urgenza di sostituire l’energia fossile con quella rinnovabile; l’inquinamento dell’aria; il cambiamento climatico; l’urgenza di nuovi modelli per una mobilità sostenibile. Un’attenzione particolare fu rivolta al bene più prezioso dell’ecosistema terrestre: l’acqua. La Conferenza di Rio evidenziò infatti scientificamente la scarsità di acqua potabile dando il via ad un lavoro internazionale su questo tema, che sarebbe presto diventato priorità assoluta nell’agenda Onu. Tra le prime azioni simboliche scaturite dal Summit della Terra ci fu l’istituzione del 22 marzo quale Giornata Mondiale dell’Acqua. Un’occasione importante per sensibilizzare l’opinione pubblica internazionale su questioni decisive per l’umanità, ma ancora molto lontane dall’aver trovato soluzione. Con la scelta del tema dare valore all’acqua, l’edizione 2021 mette in luce 5 prospettive dalle quali è necessario partire per gestire correttamente questa importante risorsa: innanzitutto il ciclo dell’acqua parte dalle sue fonti per chiudersi con le precipitazioni atmosferiche attraverso percorsi che devono essere salvaguardati da ogni forma di contaminazione, se non si vuole fare i conti con una paradossale scarsità d’acqua in un pianeta che ne è ricoperto per il 70%; secondo fattore decisivo sono le infrastrutture idriche, la cui efficienza è essenziale affinché la distribuzione dell’acqua sia adeguata alle diverse esigenze delle comunità umane; vi è poi la prospettiva dei servizi idrici, che sono premessa imprescindibile per il benessere sociale, soprattutto se si pensa al loro forte legame con la salute e la qualità della vita; l’acqua va poi considerata quale materia prima per attività economiche come l’agricoltura o la produzione di energia, che sono alla base della vita e degli equilibri socioeconomici; ultima ma non per importanza è la prospettiva culturale e spirituale dell’acqua, che rappresenta da sempre un elemento indispensabile per lo sviluppo umano integrale come ci ricorda la Lettera Enciclica Laudato si’ di Papa Francesco.

Ogni anno sulla Terra si rigenerano più di 55.000 km cubi d’acqua dolce della quale riusciamo ad usare appena il 7%. Una quantità che sarebbe anche sufficiente a soddisfare la domanda mondiale se non ci fossero drammatiche sperequazioni nell’accesso a questa risorsa essenziale. Basta pensare che appena 13 paesi al mondo controllano il 65% delle riserve idriche per comprendere quanto l’acqua sia oggi strategica negli equilibri geopolitici mondiali. Nella giornata dell’acqua 2019 l’Unesco ha pubblicato un rapporto scioccante — dal titolo Nessuno sia lasciato indietro — che ha messo in luce come dagli anni ’80 ad oggi il fabbisogno d’acqua potabile sia cresciuto al ritmo di un punto percentuale all’anno, generando una proporzionale crescita dei conflitti armati per l’acqua che solo nel periodo 2010 — 2018 sono stati ben 263. Se a questo allarmante dato si sommano fattori come l’aumento della popolazione mondiale e della siccità prodotta dal riscaldamento globale, appare in tutta evidenza il rischio esplosivo per la sicurezza mondiale che l’umanità sta correndo. Poco meno di 2 miliardi di persone vivono oggi in zone colpite da lunghi periodi di siccità con conseguenze molto gravi sulla produzione alimentare e la qualità della vita fino, al punto che 4.900 bambini muoiono ogni giorno per ragioni connesse alla scarsità d’acqua. Un tema che sembra lontano dalla quotidianità di chi può contare su rubinetti sempre attivi nelle proprie case, ma che in realtà si potrà risolvere solo quando ognuno di noi capirà l’importanza di "dare valore all’acqua".

di Pierluigi Sassi