· Città del Vaticano ·

PER LA CURA DELLA CASA COMUNE
Una sfida per l’Industria 4.0

Socializzare il futuro

cq5dam.thumbnail.cropped.500.281.jpeg
20 marzo 2021

Sin dalla seconda metà del '700 l'innovazione è stata protagonista assoluta dei quattro grandi cicli economici del nostro tempo, dettando le regole della competizione politica e commerciale. Così è avvenuto nella prima rivoluzione industriale, innescata dall'avvento dell’energia a vapore e della produzione meccanizzata, come anche — dopo oltre un secolo — nella seconda evoluzione tecnologica caratterizzata da tutte le innovazioni legate al petrolio e all'energia elettrica. A prendere la scena negli anni ’80 fu poi l'innovazione dei processi produttivi che, nella terza stagione industriale della storia, portò al progressivo allargamento della competizione internazionale agli attuali colossi commerciali India e Cina. Non meno decisive sono oggi le innovazioni dell'attuale rivoluzione digitale che per le sue forti caratteristiche tecnologiche è stata definita — per la prima volta ad Hannover nel 2011 — “Industria 4.0”.

La storia mostra dunque con evidenza quanto i grandi progressi tecnologici abbiano profondamente condizionato la nostra civiltà, arrivando a determinare stili di produzione e di consumo spesso ben al di là della consapevolezza stessa di chi li adottava. Altrimenti non si spiegherebbe perché all'incedere di un simile sviluppo tecnico non sia corrisposto un progresso civile altrettanto luminoso, ma piuttosto siano andate affermandosi proporzionali logiche tecnocratiche che hanno generato sperequazioni sociali ed economiche sempre più tragiche e uno sfruttamento dissennato delle risorse naturali. Una riflessione questa sulla quale non ci si sofferma certo abbastanza se consideriamo quanta fiducia la nostra società ripone nella tecnologia, per uscire dai problemi che la tecnologia stessa ha generato.

Come ha ben evidenziato l'economista indiano Partha Dasgupta — tra i maggiori esperti del rapporto tra economia e risorse naturali — a livello globale negli ultimi vent'anni il capitale umano pro-capite è aumentato del 13% mentre lo stock di capitale naturale pro-capite è diminuito quasi del 40%. Ma la cosa ancor più grave è che di fronte a questa evidenza le istituzioni — idealmente garanti di un equo sviluppo civile ed economico — anziché contrastare il drammatico fenomeno elargiscono ogni anno circa 6 trilioni di dollari per finanziare progetti e imprese che danneggiano la natura e l'uomo.

Appare dunque chiara l'urgenza di riconsiderare profondamente l'affidabilità dei nostri modelli di sviluppo tecnologico, specialmente di fronte ad uno tsunami digitale che a velocità impressionante stravolge ogni giorno i modelli economici del pianeta. Una competizione tecnologica senza precedenti sta generando nuovi poteri, nuovi meccanismi di governo, nuovi equilibri geopolitici, nuove guerre commerciali. E in tutto questo l'accelerazione esponenziale delle innovazioni digitali distrae l'opinione pubblica cambiando rapidamente gli stili di vita e proiettano un'umanità senza fiato nella dimensione virtuale, dove la coscienza collettiva non viene mai elaborata e resa solida nelle sue visioni del futuro, ma piuttosto resa liquida e bevuta come un superalcolico inebriante.

Sin dal 1891 il magistero della Chiesa ha colto i gravi rischi di una tecnocrazia imperante e offerto all'umanità una Dottrina sociale che tenesse fermi punti essenziali dello sviluppo civile come: la centralità dell'uomo, il bene comune, la solidarietà, la sussidiarietà, la legalità e la partecipazione di tutti alla vita pubblica. Principi e valori universali mai come oggi indispensabili per riprendere in mano il nostro destino e dare il giusto ruolo al progresso tecnologico.

Se le tre precedenti rivoluzioni industriali ci hanno insegnato qualcosa è che il progresso tecnologico non coincide affatto con uno sviluppo integrale dell'uomo. Di fronte a questa impressionante accelerazione tecnologica diventa quindi necessario e urgente considerare il giusto ruolo dell'innovazione e cominciare a progettare il nostro futuro secondo criteri più rispettosi dell'umanità e del pianeta. Deve nascere una vera propria cultura dell'innovazione che permetta all'intera società di partecipare attivamente e consapevolmente a quello sviluppo tecnologico attraverso il quale progettiamo il nostro domani. L'innovazione comporta il superamento di limiti oltre i quali la nostra vita sarà inevitabilmente diversa e rappresenta pertanto il processo attraverso il quale ci ridefiniamo anche attraverso le generazioni. Non è accettabile lasciare che la tecnica faccia tutto questo da sola avendo come unico interlocutore l'industria e la finanza. La vera sfida è allora quella di socializzare il nostro futuro tecnologico affinché l'innovazione contribuisca veramente alla costruzione di un pianeta più sano e di una umanità più felice.

di Pierluigi Sassi