· Città del Vaticano ·

Messaggio a un convegno in occasione dell’apertura dell’Anno speciale «Amoris laetitia»

Per custodire la bellezza
e curare le ferite
della famiglia

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20 marzo 2021

«Oggi è necessario uno sguardo nuovo sulla famiglia», per custodirne la bellezza e prendersi cura «delle sue fragilità e delle sue ferite»: lo ha sottolineato il Papa nel messaggio inviato venerdì 19 marzo al convegno online «Il nostro amore quotidiano», promosso dal Dicastero per i laici, la famiglia e la vita, dal Vicariato di Roma e dal Pontificio istituto teologico Giovanni Paolo II, in occasione dell’apertura dell’Anno «Famiglia Amoris laetitia».

Cari fratelli e sorelle!

Saluto tutti voi che partecipate al Convegno di studi sul tema «Il nostro amore quotidiano». Il mio pensiero va in particolare al Cardinale Kevin Joseph Farrell, Prefetto del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, al Cardinale Angelo De Donatis, Vicario per la Diocesi di Roma, e a Monsignor Vincenzo Paglia, Gran Cancelliere dell’Istituto Teologico Giovanni Paolo ii per le Scienze del Matrimonio e della Famiglia.

Cinque anni fa è stata promulgata l’Esortazione apostolica post-sinodale Amoris laetitia sulla bellezza e la gioia dell’amore coniugale e familiare. In questa ricorrenza ho invitato a vivere un anno di rilettura del Documento e di riflessione sul tema, fino alla celebrazione della x Giornata Mondiale delle Famiglie che, a Dio piacendo, avrà luogo a Roma il 26 giugno 2022. Vi sono grato per le iniziative che avete intrapreso a tale scopo e per il contributo che ognuno di voi offre nel proprio ambito di lavoro.

In questo quinquennio, Amoris laetitia ha tracciato l’inizio di un cammino cercando di incoraggiare un nuovo approccio pastorale nei confronti della realtà familiare. L’intenzione principale del Documento è quella di comunicare, in un tempo e in una cultura profondamente mutati, che oggi è necessario uno sguardo nuovo sulla famiglia da parte della Chiesa: non basta ribadire il valore e l’importanza della dottrina, se non diventiamo custodi della bellezza della famiglia e se non ci prendiamo cura con compassione delle sue fragilità e delle sue ferite.

Questi due aspetti sono il cuore di ogni pastorale familiare: la franchezza dell’annuncio evangelico e la tenerezza dell’accompagnamento.

Da una parte, infatti, annunciamo alle coppie, ai coniugi e alle famiglie una Parola che li aiuti a cogliere il senso autentico della loro unione e del loro amore, segno e immagine dell’amore trinitario e dell’alleanza tra Cristo e la Chiesa. È la Parola sempre nuova del Vangelo da cui ogni dottrina, anche quella sulla famiglia, può prendere forma. Ed è una Parola esigente, che vuole liberare le relazioni umane dalle schiavitù che spesso ne deturpano il volto e le rendono instabili: la dittatura delle emozioni, l’esaltazione del provvisorio che scoraggia gli impegni per tutta la vita, il predominio dell’individualismo, la paura del futuro. Dinanzi a queste difficoltà, la Chiesa ribadisce agli sposi cristiani il valore del matrimonio come progetto di Dio, come frutto della sua Grazia e come chiamata da vivere con totalità, fedeltà e gratuità. Questa è la via perché le relazioni, pur attraverso un cammino segnato da fallimenti, cadute e cambiamenti, si aprano alla pienezza della gioia e della realizzazione umana e diventino lievito di fraternità e di amore nella società.

Dall’altra parte, questo annuncio non può e non deve mai essere dato dall’alto e dall’esterno. La Chiesa è incarnata nella realtà storica come lo è stato il suo Maestro, e anche quando annuncia il Vangelo della famiglia lo fa immergendosi nella vita reale, conoscendo da vicino le fatiche quotidiane degli sposi e dei genitori, i loro problemi, le loro sofferenze, tutte quelle piccole e grandi situazioni che appesantiscono e, talvolta, ostacolano il loro cammino. Questo è il contesto concreto in cui si vive l’amore quotidiano. Avete intitolato così il vostro Convegno: «Il nostro amore quotidiano». È una scelta significativa. Si tratta dell’amore generato dalla semplicità e dall’opera silenziosa della vita di coppia, da quell’impegno giornaliero e a volte faticoso portato avanti dagli sposi, dalle mamme, dai papà, dai figli. Un Vangelo che si proponesse come dottrina calata dall’alto e non entrasse nella “carne” di questa quotidianità, rischierebbe di restare una bella teoria e, talvolta, di essere vissuto come un obbligo morale. Siamo chiamati ad accompagnare, ad ascoltare, a benedire il cammino delle famiglie; non solo a tracciare la direzione, ma a fare il cammino con loro; a entrare nelle case con discrezione e con amore, per dire ai coniugi: la Chiesa è con voi, il Signore vi è vicino, vogliamo aiutarvi a custodire il dono che avete ricevuto.

Annunciare il Vangelo accompagnando le persone e mettendosi al servizio della loro felicità: in questo modo, possiamo aiutare le famiglie a camminare in maniera rispondente alla loro vocazione e missione, consapevoli della bellezza dei legami e del loro fondamento nell’amore di Dio Padre e Figlio e Spirito Santo.

Quando la famiglia vive nel segno di questa Comunione divina, che ho voluto esplicitare nei suoi aspetti anche esistenziali in Amoris laetitia, allora diventa una parola vivente del Dio Amore, pronunciata al mondo e per il mondo. Infatti, la grammatica delle relazioni familiari — cioè della coniugalità, maternità, paternità, filialità e fraternità — è la via attraverso la quale si trasmette il linguaggio dell’amore, che dà senso alla vita e qualità umana ad ogni relazione. Si tratta di un linguaggio fatto non solo di parole, ma anche di modi di essere, di come parliamo, degli sguardi, dei gesti, dei tempi e degli spazi del nostro rapportarci con gli altri. Gli sposi lo sanno bene, i genitori e i figli lo imparano quotidianamente a questa scuola dell’amore che è la famiglia. E in tale ambito avviene anche la trasmissione della fede tra le generazioni: essa passa proprio attraverso il linguaggio delle buone e sane relazioni che si vivono in famiglia ogni giorno, specialmente affrontando insieme i conflitti e le difficoltà.

In questo tempo di pandemia, tra tanti disagi di ordine psicologico, oltre che economico e sanitario, tutto ciò è diventato evidente: i legami familiari sono stati e sono ancora duramente provati, ma rimangono nello stesso tempo il punto di riferimento più saldo, il sostegno più forte, il presidio insostituibile per la tenuta dell’intera comunità umana e sociale.

Sosteniamo, dunque, la famiglia! Difendiamola da ciò che ne compromette la bellezza. Accostiamoci a questo mistero d’amore con stupore, con discrezione e tenerezza. E impegniamoci a custodire i suoi preziosi e delicati legami: figli, genitori, nonni... C’è bisogno di questi legami per vivere e per vivere bene, per rendere l’umanità più fraterna.

Pertanto, l’anno dedicato alla famiglia, che oggi inizia, sarà un tempo propizio per portare avanti la riflessione su Amoris laetitia. E per questo vi ringrazio di cuore, sapendo che l’Istituto Giovanni Paolo ii può contribuire in molti modi, nel dialogo con le altre istituzioni accademiche e pastorali, allo sviluppo dell’attenzione umana, spirituale e pastorale a sostegno della famiglia. Alla Santa Famiglia di Nazareth affido voi e il vostro lavoro; e vi chiedo di fare altrettanto per me e il mio ministero.

Roma, San Giovanni in Laterano, 19 marzo 2021
Solennità di San Giuseppe,
inizio dell’Anno della Famiglia Amoris laetitia.

Francesco