· Città del Vaticano ·

Intervista con il presidente Carmelo Barbagallo

«Così l’Asif si rafforza»

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20 marzo 2021

Le tappe che hanno portato il Vaticano a conformarsi ai migliori standard internazionali nel contrasto al riciclaggio


«In un periodo come quello che stiamo attraversando, la tensione etica deve rimanere massima ed è proprio questa la direzione che ha sempre contraddistinto l’azione della Santa Sede. Ed è per questo che abbiamo potenziato la nostra Autorità». Lo spiega ai media vaticani Carmelo Barbagallo, il Presidente dell’Asif, l’Autorità di supervisione e informazione finanziaria, l’istituzione competente della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano per la supervisione ai fini del contrasto del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo e per l’informazione finanziaria. Barbagallo ha partecipato alla tavola rotonda di chiusura della v edizione del Master Anticorruzione dell’Università degli studi di Tor Vergata. Nel suo intervento il presidente dell’Asif ha descritto l’architettura dei controlli sulla finanza vaticana e la storia recente che ha portato ad istituirli.

Presidente Barbagallo, innanzitutto di che cosa parliamo quando usiamo l’espressione “finanza vaticana”?

Meglio chiarire innanzitutto che nello Stato vaticano non è consentita alcuna attività economica privata, né l’esercizio privato di attività professionali. La vendita di qualunque genere di merci è affidata allo Stato in regime di monopolio. È autorizzato ad operare un solo intermediario finanziario, lo Ior. L’amministrazione dei beni della Santa Sede, mobiliari e immobiliari, è concentrata su uno specifico soggetto: l’Apsa, che funge da tesoriere dello Stato. Nel Vaticano, che è lo Stato più piccolo del mondo, le dimensioni della moneta circolante e quelle dell’interscambio economico e finanziario con l’estero sono molto contenute.

Però per sua natura il Vaticano è crocevia di flussi finanziari dal mondo e per il mondo...

Certo, e questo accade in virtù della proiezione universale della Chiesa cattolica. Anche per questo motivo, nonostante le ridotte dimensioni di economia e finanza, era opportuno che il Vaticano si dotasse di strutture e regole di controllo all’altezza delle migliori pratiche internazionali.

Quando ha inizio questo processo?

Lo Stato della Città del Vaticano adotta l’euro già nel 2001, ma è nel 2009 che sottoscrive la Convenzione monetaria con l’Unione europea, per poi introdurre nel 2010, coerentemente, norme finalizzate alla prevenzione del riciclaggio e della frode e falsificazione delle monete. Con queste stesse norme prende vita la prima autorità di controllo finanziario come Istituzione collegata della Santa Sede ossia l’Autorità di informazione finanziaria (Aif). Negli anni immediatamente successivi, la giurisdizione vaticana entra a far parte del Comitato Moneyval del Consiglio d’europa (2012) e l’Aif viene ammessa al circuito Egmont (2013).

Perché è stato importante aderire a Moneyval ed Egmont?

Si tratta di scelte molto significative. Moneyval, operante nell’ambito del Consiglio d’europa sotto forma di Comitato di oltre trenta Paesi, valuta — e, un certo senso, certifica — il rispetto degli standard internazionali G afi di prevenzione e contrasto del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo. Egmont è un forum globale delle Uif di oltre 160 Paesi che condividono, sempre per contrastare il riciclaggio e il finanziamento del terrorismo, buone pratiche per la cooperazione internazionale e lo scambio di informazioni di intelligence finanziaria.

Quale influenza ha avuto Moneyval sugli sviluppi successivi della riforma?

È anche in risposta alle raccomandazioni ricevute da Money-val che l’ordinamento giuridico del Vaticano ha subito importanti modifiche nel 2013 con l’approvazione della legge xviii che rappresenta la prima legge organica in materia di prevenzione e contrasto del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo e di vigilanza prudenziale degli enti che svolgono professionalmente attività di natura finanziaria. Le modifiche così introdotte spaziano dall’affinamento dei meccanismi di valutazione dei rischi e di scambio delle informazioni in materia finanziaria all’ampliamento del sistema sanzionatorio e di vigilanza. In particolare, con la legge xviii si è istituito un sistema “plurale” di autorità competenti, affidando alla Segreteria di Stato le politiche e le strategie generali, al Governatorato rilevanti compiti amministrativi e sanzionatori, al Corpo della Gendarmeria e al Promotore di giustizia specifici poteri di indagine e di esercizio dell’azione penale. Si è creato il Comitato di sicurezza finanziaria (CoSiFi) che ha, tra le altre cose, il compito di coordinare le autorità competenti in materia di prevenzione e contrasto del riciclaggio. Si sono attribuiti all’Aif poteri di supervisione prudenziale nei riguardi dello Ior e si è ampliato considerevolmente il perimetro dei soggetti tenuti a individuare e segnalare all’ A if le operazioni sospette, estendendolo alle autorità pubbliche, alle quali, più di recente, si sono aggiunti gli enti senza scopo di lucro e le altre persone giuridiche, arrivando ad oltre un centinaio di soggetti. La riforma finanziaria del Vaticano ha compiuto un ulteriore passo in avanti nel 2014, con la creazione di tre nuovi organismi, tutti deputati, con ruoli diversi, al controllo finanziario: il Consiglio per l’economia, la Segreteria per l’economia e l’Ufficio del Revisore generale.

Può descrivere i passi degli ultimi sette anni?

Si è assistito al consolidamento di questo assetto, nella direzione di una crescente trasparenza finanziaria e di una sempre maggiore incisività del controllo, anche attraverso l’intensificazione della cooperazione tra le autorità vaticane, sancita da appositi memorandum. In quest’ambito di crescente trasparenza e di sempre maggiore incisività dei controlli merita di essere segnalata la nuova disciplina in materia di contrattazione pubblica, anche nota come “codice degli appalti”, promulgata l’anno scorso, che intende assicurare l’impiego sostenibile dei fondi del Vaticano attraverso una gestione unitaria, programmata e informata a criteri di massima trasparenza e concorrenza, al fine di proteggere la giurisdizione da accordi illeciti e da fenomeni di corruzione. Infine, sempre nel 2020, è stato emendato lo Statuto dell’ A if che ha modificato in Asif (Autorità di supervisione e di informazione finanziaria) il suo nome, anche per sottolineare l’importanza delle funzioni regolamentari e di vigilanza. Il nuovo Statuto ha razionalizzato e rafforzato la governance dell’Asif e ha completato la sua organizzazione, istituendo un apposito Ufficio regolamentazione.

Quali sono i risultati del processo che ha fin qui descritto?

Credo sia possibile affermare, in estrema sintesi, che le regole e le strutture che governano l’ordine economico e finanziario nel Vaticano — ispirate ai principi di bilanciamento dei poteri e di pluralità dei centri di controllo — siano quelle necessarie e sufficienti per rafforzare, nell’attuale contesto globalizzato, l’esercizio della missione della Chiesa in una condizione di maggiore tutela. A questo proposito, in attesa della valutazione di Moneyval, continuiamo a lavorare alacremente. In un periodo nel quale, al fine di contrastare l’aumento della povertà e di riavviare il motore della ripresa economica, il sostegno finanziario degli Stati aumenta fortemente la liquidità circolante e, al contempo, potrebbero abbassarsi le “difese” a fronte dei potenziali rischi di corruzione e di riciclaggio del denaro, i soggetti deputati al controllo pubblico sono chiamati a vigilare con la massima attenzione e la tensione etica deve rimanere massima. È esattamente questa la direzione in cui sta operando anche l’Asif, che ha potenziato l’ufficio vigilanza con l’arrivo di un nuovo responsabile.