· Città del Vaticano ·

A colloquio con suor Ann Rose Nu Tawng dopo le parole del Papa all’udienza generale

In ginocchio per la vita

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18 marzo 2021

Consolare gli afflitti, curare i feriti, difendere e accogliere ogni vita umana, come dono prezioso di Dio. Suor Ann Rose Nu Tawng, la 45enne religiosa birmana di Myitkyina, divenuta icona della protesta pacifica, in corso all’indomani del golpe del 1° febbraio, per il suo gesto spontaneo di inginocchiarsi di fronte ai militari schierati, ha ben chiara la sua missione, come donna di fede e di azione. Non avrebbe mai immaginato, racconta, che Papa Francesco avrebbe potuto ispirarsi a lei nell’ultimo appello, perché in Myanmar «cessi la violenza e prevalga il dialogo». «L’Osservatore Romano» l’ha raggiunta dopo l’appello del Pontefice all’udienza generale del 17 marzo, poco prima che la giunta militare interrompesse tutti i canali comunicativi e la connessione internet nel Paese.

Suor Ann Rose, come ha accolto le parole di Papa Francesco: «Anch’io mi inginocchio sulle strade del Myanmar, anch’io stendo le braccia»?

Con immensa gratitudine. Ci dimostrano che siamo nel cuore del Papa, come lui è nel nostro. Il Papa si ricorda di noi e conosce il Myanmar, che ha visitato nel 2017. In questa fase di crisi e di terribile sofferenza siamo incoraggiati dal fatto che il Papa sostiene la fine di ogni violenza e l’avvio del dialogo. Sono rimasta davvero sorpresa dal fatto che, come mi dicono, le sue parole possano essere state ispirate dal mio gesto di inginocchiarmi e stendere le mani al cielo. L’ho fatto con il cuore. Sono i gesti di ogni cristiano che ha a cuore l’umanità sofferente.

Come vivete, voi religiose, in queste ore di tensione e violenza?

Soffriamo, amiamo, speriamo accanto al nostro popolo. La violenza non si ferma e i feriti aumentano di giorno in giorno. Le cliniche private qui nello Stato di Kachin (nel nord del Myanmar, dove suor Ann si trova, ndr) sono chiuse per paura dei militari. La nostra piccola clinica è tra le poche strutture aperte, riusciamo a curare i feriti meno gravi. Alcuni non ce la fanno, tante famiglie continuano a essere trafitte da dolore e lutto. Molti ci dicono che siamo in pericolo, che potremmo essere anche noi colpite, ma non abbandoneremo la nostra missione di curare i feriti, consolare gli afflitti, difendere e proteggere ogni vita umana. È il Signore che ce lo chiede. In questa missione di compassione e misericordia, sentiamo che Papa Francesco è accanto a noi, è vicino al nostro popolo che soffre.

Dove trovate la forza e il coraggio per andare avanti?

In questa tribolazione, abbiamo luminosi segni di speranza: le parole del Papa sono state uno di questi. Vorrei citare, poi, un episodio che ci ha restituito il sorriso: due donne incinte, leggermente ferite e ricoverate nella nostra clinica, ieri, 17 marzo, hanno dato alla luce i loro piccoli, un maschio e una femmina. La vita continua a nascere e a fiorire in Myanmar, per grazia di Dio. Ogni vita è preziosa. Con questo spirito viviamo ogni giorno, serenamente, la nostra missione. La fede in Cristo e nella sua provvidenza ci sostiene e ci dà la forza di andare avanti, nonostante le difficoltà.

Può ricordare cosa è successo il 28 febbraio scorso a Myitkyina?

Quella domenica oltre mille giovani si erano riuniti in strada per iniziare una manifestazione di protesta pacifica contro il colpo di Stato militare. Ero uscita in strada e ho visto la polizia schierata che si avvicinava ai manifestanti. All’improvviso, gli agenti hanno iniziato a percuotere i giovani disarmati. Alcuni erano a terra feriti. Temendo una strage, mi sono diretta verso i poliziotti gridando a gran voce di non far loro del male. Piangevo per la tensione e la commozione. Mi sono inginocchiata davanti a loro e ho teso le braccia verso il cielo, invocando il nome del Signore. I giovani sono fuggiti dietro di me. I militari si sono fermati. Li ho implorati di non uccidere persone disarmate e di prendere la mia vita, se volevano. Dentro di me pregavo e invocavo lo Spirito Santo e l’aiuto della Vergine Maria. Ho visto che hanno parlato tra loro. Dopo alcuni attimi di tensione, hanno iniziato a indietreggiare.

di Paolo Affatato