· Città del Vaticano ·

LA FAMIGLIA NELL’ARTE
Michelangelo, «Tondo Doni» (1506-1508)

Il mondo in un tondo

 Il mondo in un tondo  QUO-063
18 marzo 2021

Il mondo in un tondo ci verrebbe da dire. L’unico dipinto di Michelangelo rimasto a Firenze, l’unico su un supporto mobile che con certezza viene assegnato all’artista. L’opera è protagonista assoluta nelle sale dei fiorentini, agli Uffizi, dove è custodita in un nuovo e “futuristico” allestimento. L’opera è uno scrigno infinito di bellezza, curiosità, storie, aneddoti. Proviamo ad entrare nel mondo di questo dipinto.

La prima domanda, e molte ce ne saranno, è la Sacra Famiglia con san Giovannino (sullo sfondo si intravede un piccolo san Giovanni Battista che alza gli occhi al cielo) sarà veramente piaciuta agli sposi fiorentini Maddalena Strozzi e Agnolo Doni (l’opera infatti è conosciuta come Tondo Doni commissionata in occasione della nascita o battesimo della figlia Maria)? Immedesimiamoci in una coppia dei primi del 1500. Il quadro arriva in casa loro, opera di un’artista giovane ma già famoso: Michelangelo Buonarroti. È di grande formato, rotondo, colori vivaci, evidente dinamicità delle figure, paesaggio anonimo, ma poi? Nessuna delicatezza, una Madonna muscolosa, che sorregge un Gesù bambino. Nello sfondo, troviamo cinque uomini nudi appoggiati a un muretto, la loro presenza è apparentemente senza significato.

Partiamo proprio da loro. Su questi uomini sono state fatte tante ipotesi, una ci sembra interessante e affascinante, soprattutto sui tre dietro Giuseppe. La loro posa, i loro movimenti sembrano richiamare il gruppo scultoreo ellenistico del Laocoonte, opera dissotterrata a Roma alla presenza dello stesso Michelangelo che ne rimase estremamente colpito ed influenzato. Ma perché sono lì? Perché fanno da sfondo a una scena così intima? Forse rappresentano il mondo pagano che precede quello cristiano? Il muretto ne segna il confine? Nessuno di loro è partecipe della scena o guarda verso Gesù che dovrebbe essere il centro dell’attenzione, ecco allora che troverebbe senso anche il san Giovannino, precursore di Cristo, posto a metà tra le figure “pagane” e la Sacra Famiglia.

La presenza del Battista in secondo piano, con una piccola croce in mano e le vesti di pelli, ci fa supporre anche una nuova ipotesi. Gli uomini nudi saranno i futuri battezzandi, che si stanno già preparando per immergersi nel Giordano? Giovanni è ancora un bambino, ma loro sono già “in coda” per ricevere il battesimo e poi la salvezza. Ci si mette sempre in fila in anticipo per poter essere i primi quando c’è qualcosa di bello da vedere o da ricevere. Cristiani e non. Il credente fa lo stesso. È pronto, in piedi, non porta nulla con sé (nudità simbolica) con le sue forze e le due debolezze, è pronto a ricevere virtù e grazia dal Cielo. È stato il percorso di Maria e Giuseppe, si sono fatti trovare pronti e disponibili per cambiare percorso, pronti a spogliarsi di ogni loro certezza, affidando le loro vite con fiducia a Dio.

Ma rientriamo nell’opera. Giorgio Vasari, sbrigativamente scrive che i «nudi» sullo sfondo servivano solo ad affermare le capacità artistiche di Michelangelo. E in effetti copiano le pose di alcune statue famose dell’antichità classica. È possibile che sia solo un esercizio di stile? La domanda comunque permane, il mistero cresce e il fascino ci conquista. La bellezza in questo quadro va cercata, scrutata, indagata. È evidente che la famiglia Doni si trova in casa un’opera innovativa, frutto del genio di Michelangelo, pagata più del dovuto, a causa di uno screzio con l’artista. Nella tradizione pittorica riguardante lo stesso soggetto, precedente a Michelangelo, troviamo san Giuseppe mentre dorme. È una chiara allusione ai sogni rivelatori di difficili verità e di compiti impegnativi da svolgere, oppure lo troviamo in dormiveglia, in modo che si veda che è in attività per custodire Gesù ma non attivo nel suo concepimento. Michelangelo ci dona un Giuseppe dinamico, in pieno movimento, pur formando un unico, solido blocco con la sua sposa e il bambino. Per seguire anche noi il movimento possiamo disegnare una spirale che parte dal ginocchio sinistro della Madonna ruotando attorno alle sue spalle per terminare sulla sua mano sinistra. È un movimento del corpo che Michelangelo ripete nelle sue raffigurazioni. Notiamo allora che la famiglia è ben strutturata, si regge a dei valori certi ma nel contempo si muove: è pronta ad affrontare il mondo e il proprio tempo. Vediamo troppi muscoli però, addirittura vengono alzate le maniche per metterli in evidenza. Se lo pensiamo, siamo in sintonia con Leonardo da Vinci, il quale riteneva i corpi di Michelangelo come «sacchi pieni di noci». Michelangelo però vuole darci l’idea di forza, di coraggio e di fede salda delle persone che raffigura. Maria è una donna forte, ha ricevuto un compito impegnativo, unico, da interpretare da sola senza avere riferimenti se non la preghiera e la Sacra Scrittura, cioè l’Antico Testamento. Lei e soltanto lei, con la sua vita, sta contribuendo a scrivere le prime pagine del Nuovo, della nuova alleanza tra Dio e l’umanità. Il libro in grembo ci fa capire che è una donna istruita, che legge e cerca di conoscere, che pensa e riflette. Maria legge e scrive una storia nuova nello stesso tempo.

Arriviamo ora a una ulteriore domanda, che ha aperto contese tra gli studiosi: Maria passa il Bambino a Giuseppe o, viceversa, è Giuseppe che lo cede alle braccia di Maria? Gesù guarda la mamma: un bambino può guardare sia il genitore che lascia sia il genitore al quale si avvicina. Chi ha figli sa di cosa si parla. E sa anche che un bambino, così come osserviamo nel Tondo, spesso afferra i capelli di un genitore per reggersi o giocarci. E qui, le sue mani sul capo di Maria sono anche la tenerezza di una benedizione verso la mamma. Costruiamo le due ipotesi, se è Maria che dà il figlio a Giuseppe, magari dopo averlo allattato, possiamo immaginare il seguito della scena: Maria aprirà il libro e riprenderà a leggere in serenità. Giuseppe prenderà il bambino, lo terrà sollevato per evitare i rigurgiti. Poi potrà cambiarlo e farlo riposare. Oppure lo terrà impegnato in tutti quei modi utilizzati dai genitori per stimolare i figli. Se invece è Giuseppe a consegnare il piccolo, allora vuol dire che lui lo ha tenuto fino ad ora e adesso può essere il momento dell’allattamento. Maria ha chiuso il libro per dedicarsi al bambino. Gli darà il suo latte, che ha custodito vicino al cuore, perché lui se ne possa nutrire. Se l’allattamento è una cosa unica delle mamme, in tutto il resto il padre e la madre sono intercambiabili, la mamma le compie come donna, il papà come uomo. Non hanno scuse giustificabili gli uomini che rifiutano certe incombenze di accudimento. Sembra essere questa una delle cose che può dire il Tondo Doni a una famiglia di oggi. È la coppia che educa, cercando in tutti i modi la piena sintonia, muovendosi insieme, coordinati, per raggiungere il risultato migliore. Cercando di appianare i possibili e naturali disaccordi sul modo di far crescere i figli e mettendo in campo tutta la volontà buona per mettere insieme diversità e specificità di ciascuno.

Nel Tondo Doni parla anche la grandiosa cornice. Ne è parte integrante, perché disegnata dall’autore del quadro e realizzata dal miglior artigiano del legno di Firenze: Francesco del Tasso. Vi troviamo il volto di Cristo che guarda la famiglia che il Padre ha voluto donargli. Teneramente guarda anche se stesso bambino. Come a dire che Dio dall’alto guarda all’umanità con tenerezza e la comprende perché l’ha sperimentata. Quattro profeti ci dicono che la famiglia ha un passato ricco di valori e un futuro pieno di impegno, di gioia, dolore e speranza. I rami d’ulivo tra i volti, ci ricordano il salmo 127: «La tua sposa come vite feconda nell’intimità della tua casa, i tuoi figli come virgulti d’ulivo intorno alla tua mensa». Un mondo in un tondo che ci fa girare la testa.

di Massimiliano Ferragina
e Luca Pasquale