· Città del Vaticano ·

La docu-serie «Allievi» su Tv2000

Il programma dei «Sarò»

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15 marzo 2021

Iniziano con la parola «sarò» i racconti di Alessandra, di Stefano, di Cecilia e degli altri ragazzi protagonisti di Allievi: la docu-serie di Chiara Salvo in onda su Tv2000 dal 15 marzo, in seconda serata. «Sarò un ginecologo», dice Stefano; «sarò un medico di pronto soccorso», prosegue Alessandra. «Sarò un anestesista rianimatore», aggiunge Cecilia; «sarò un chirurgo», continua Francesco. E così via via tutti gli altri, ad allargare un coro incoraggiante di «sarò» luminosi e determinati, pronunciati col sorriso e senso di responsabilità. Sono i «sarò» degli specializzandi — tre per ogni puntata — della facoltà di Medicina e Chirurgia dell’università Cattolica del Policlinico Gemelli di Roma: un centro d’eccellenza nazionale, «un ospedale gigantesco — dice la voce narrante di Allievi — quasi una città con all’interno un’università». Qui dentro prende forza questo insieme di voci che offrono conforto e speranza, che alimentano la fiducia nel futuro, ancora di più in un tempo drammatico come quello che stiamo vivendo. Sono le testimonianze di giovani medici filmati in quel lembo temporale compreso tra lo studio e le prime esperienze operative: un «periodo cruciale», una «fase delicata, difficile, ma anche ricca» la definisce Franco Anelli, rettore dell’università Cattolica del Sacro Cuore.

Un presente fatto di slancio, di entusiasmo ma anche di stress e di fatica, un tempo sospeso tra il duro lavoro e l'essere ancora allievi. Come tale si presenta Diletta, ventisettenne specializzanda in oncologia: è l’ultima a comparire nella sigla della puntata iniziale del programma, ma è anche tra le prime a raccontarsi, a mostrare il suo quotidiano di «giornate lunghe e difficili» in un «campo dove ogni giorno convivono dolore e speranza». Come gli altri ragazzi della serie parla del suo lavoro, ma anche della sua famiglia e di sé stessa, tornando sulla gioia provata il giorno della laurea, con fotografie e ricordi di quel momento personale tanto importante. Spiega anche i perché della sua scelta, Diletta: «Mi piace l’idea di unire la ricerca e la clinica». Lo dice, nella prima delle sette puntate totali, assieme ad Alessandra, che lavora nel reparto di medicina d’urgenza «dove non c’è una giornata uguale a un’altra», dove «bisogna essere sempre pronti a intervenire» e dove l’esperienza del covid-19 viene vissuta in prima linea: per questo ogni puntata lascia sempre spazio a uno specializzando di questo reparto. «Nel rapporto medico paziente —ricorda Alessandra — il covid-19 ha stravolto tutto, perché non ti senti solo il loro medico, ma la persona che porta i saluti da fuori, l’unica che possono vedere. Senti di essere di più che la semplice specializzanda che arriva e dice se la tac va meglio o peggio». Alle sue parole si aggiungono quelle di Stefano, che ricorda come non sia facile passare dall’essere studente all’essere medico in corsia: «Metterci le mani è tutta un’altra cosa», qui «ci si interfaccia coi pazienti, con persone che hanno una realtà, delle esigenze e dei bisogni».

Quei pazienti che assieme agli specializzandi sono al centro della serie Allievi: nella relazione, nella vicinanza tra chi cura e chi è curato, sta il cuore di questo progetto su cui «Tv2000 ha creduto fin da subito — ha dichiarato il direttore dell’emittente Vincenzo Morgante — nella convinzione che portare al grande pubblico le straordinarie storie di questi specializzandi fosse il giusto riconoscimento del loro servizio al Sistema sanitario nazionale e al Paese. Si cura la malattia ma soprattutto il malato — ha aggiunto Morgante — e Allievi parte proprio da qui. Protagonista è la centralità della persona nell’approccio alle cure».

Le fondamentali competenze medico-scientifiche abbracciano dunque l’umanità, l’attenzione e la premura che diventano facilmente tenerezza, l’entusiasmo giovane e già maturo che diventa emozionante bellezza e dà vita una televisione edificante, utile e anche originale, perché nella moda dilagante dei medical drama «nessuno aveva mai raccontato come nasce un medico, perché si sceglie di farlo». Lo ha detto Chiara Salvo in conferenza stampa, e per questo con la sua coautrice, Sabrina Bagalini, hanno pensato di «raccontare questa scelta alla radice: abbiamo pensato che gli specializzandi fossero lo strumento migliore per raccontare cosa è questa vocazione, questa scelta, e sono venute fuori storie bellissime. Ma la scoperta fondamentale nel lavorare con questi ragazzi è stato osservare il loro desiderio di fare la differenza, il loro intendere il lavoro come un piccolo modo per cambiare il mondo. Abbiamo toccato con mano il loro entusiasmo e la voglia di cambiare le cose. Ognuno ci ha trasmesso la sua voglia di essere importante».

Sono parole che ben si sposano con quelle — citate dal rettore Anelli — che Benedetto xvi spese il 3 maggio del 2012, nella visita all’università del Sacro Cuore per i 50 anni della facoltà: «Una facoltà cattolica di Medicina è luogo dove l’umanesimo trascendente non è slogan retorico, ma regola vissuta della dedizione.

di Edoardo Zaccagnini