· Città del Vaticano ·

San Luigi Orione

Con cuore di padre

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15 marzo 2021

«Buoni cristiani e onesti cittadini», così diceva san Giovanni Bosco ai suoi allievi. Non sappiamo, certo, se questa frase la pronunciasse con inflessione piemontese. Ciò che sappiamo, di sicuro, è che la “pedagogia salesiana”, in quella particolare epoca in cui il santo ha vissuto, ha segnato — non poco — la società torinese. Una realtà — da inquadrare storicamente sul finire dell’Ottocento e i primi anni del Novecento — alquanto complessa, segnata da forti tensioni sociali dovute alle pesanti misure fiscali che gravavano sui ceti più miseri. Il pane mancava, ancor più il companatico. Giovani senza istruzione, se non quella della strada. In questo contesto nasce l’esperienza salesiana. E, in questo contesto, nasce anche l’amicizia fra due santi: Bosco e Orione. Scritti così, sembrano due costellazioni del firmamento. Sono stelle che sfavillano nel cielo alto e azzurro della santità.

«Cinquant’anni fa, io facevo la terza ginnasiale e mangiavo il pane di Don Bosco. I miei pagavano 15 lire al mese. La mia camera era sopra le stanze di Don Bosco. Io penso che se oggi sono qui, non è niente per mia virtù, per la mia persona. Ma l’essere io sacerdote si deve a Don Bosco!». È san Luigi Orione che parla dell’ultima notte di vita del sacerdote di Castelnuovo d’Asti. La voce è commossa, fragile per la tenerezza verso suo “padre”. Il suo più grande insegnamento è stato proprio quello della tenerezza, sperimentata grazie al sacramento della Riconciliazione. Don Bosco era il suo confessore.

Forse, proprio nella Confessione, don Orione riuscì a riflettere sul senso educativo: la pedagogia di Dio rimane il modello per eccellenza. Ma la riflessione, non basta. Si deve passare all’azione. Ed è così che nasce la Piccola Opera della Divina Provvidenza: collegi, scuole, internati, colonie agricole, orfanotrofi, seminari, istituti di assistenza ed educazione dei disabili, rappresentano la missione di don Orione.

Con questi provvidenziali progetti, riuscì a orientare l’impegno pastorale ed educativo del suo sistema formativo che egli nominò — non a caso, certo — «paterno-cristiano». Non si tratta di tecnica pedagogica, piuttosto dell’animus che doveva incoraggiare gli educatori della sua congregazione. Oggi si potrebbe definire una pedagogia “con cuore di padre”. L’educazione è carità per i propri figli, perché è amore.

Don Orione prende in mano Dostoevskij e rivoluziona la famosa frase «la bellezza salverà il mondo» con «la carità salverà il mondo». Allo scrittore Ignazio Silone, disse: «Vorrei dirti qualche cosa che non dovresti dimenticare. Ricordati di questo: Dio non è solo in chiesa. Nell’avvenire non ti mancheranno momenti di cupa disperazione. Anche se ti crederai solo e abbandonato, non lo sarai. Ricordati di questo!».

Un Padre non abbandona mai i suoi figli. Anche quando non vanno in chiesa.

di Antonio Tarallo