· Città del Vaticano ·

Franco Battiato in concerto a Baghdad nel 1992

Una luce tra le tenebre

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12 marzo 2021

Quattro dicembre 1992, Franco Battiato saliva sul palco del Teatro Nazionale di Baghdad per un concerto a sostegno della popolazione irachena isolata dal resto del mondo. Da poco erano cessate le ostilità della prima guerra del Golfo, iniziata nell’agosto del 1990 e terminata sei mesi più tardi. All’Iraq furono imposte durissime sanzioni economiche con conseguenze disastrose sui civili inermi cui mancavano generi di prima necessità e cure mediche. Il viaggio apostolico di Papa Francesco in Iraq ha riportato alla memoria un concerto che è rimasto un unicum nella storia di quella nazione e nella musica italiana. Invitato dall’ambasciata irachena, Battiato accolse l’invito recandosi in una nazione invisa all’Occidente, attirandosi le critiche di quanti additavano gli iracheni come nemici della pace. L’artista e maestro dichiarò alla stampa che non c’è niente che impedisca a una persona di aiutare chi la pensa in un modo diverso.

Il concerto, realizzato a sostegno dell’Unicef, fu trasmesso in televisione per raccogliere fondi a sostegno dell’infanzia irachena. Battiato non aveva scopi politici, non era sua intenzione appoggiare il regime al potere, fu chiaro nelle sue intenzioni. «Lo scopo della mia visita in Iraq era umanitario, perché non trovo giusto che un popolo debba soffrire per colpe non sue; ma è anche vero che credo sia giusto dare a tutti una possibilità di redenzione, agli assassini di diventare santi».

Arrivò a Baghdad incontrando musicisti iracheni sprovvisti degli strumenti necessari per il concerto, si rese conto non c’erano libri e che la cultura avrebbe faticato a diffondersi tra la popolazione più giovane. Contribuì a suo modo affinché nel resto del mondo si accorgessero dell’emergenza in cui versava la gente in Iraq e perché le restrizioni dell’embargo fosse meno stringenti, a vantaggio dei più deboli.

Sul palco fu accompagnato dall’orchestra sinfonica nazionale d’Iraq diretta da Mohammad Othman e dall’orchestra I Virtuosi Italiani diretta da Antonio Ballista e Giusto Pio. Scelse una scaletta di brani e composizioni classiche adatte al contesto e alla stringente attualità del momento. Aprì il concerto cantando in arabo L’ombra della luce, una canzone che è preghiera: «Ricordami come sono infelice / Lontano dalle tue leggi / Come non sprecare il tempo che mi rimane / E non abbandonarmi mai / Non mi abbandonare mai». La cantò in arabo perché gli iracheni capissero le sue intenzioni e supplicare Dio perché non abbandonasse quei figli senza più pane né case né futuro. Un anno più tardi, nel disco Caffè de la Paix, interpretò un brano della tradizione musicale irachena, Fog El Nakhal in cui si canta un amore impossibile da raggiungere. Le canzoni che seguirono furono scelte per narrare le conseguenze devastanti della guerra, come il freddo e la desolazione contrapposte all’innocenza in Prospettiva Nevski.

Fu un’esperienza di speranza con L’oceano del silenzio che annunciò il sorgere di una Luce in mezzo alle tenebre: «Cosa avrei visto del mondo / Senza questa luce che illumina / I miei pensieri neri / Quanta pace trova l’anima dentro». In chiusura del concerto, Battiato eseguì in arabo la popolare Fog El Nakhal perché la musica è una lingua comune ai popoli della terra e che li unisce come veri fratelli. Così accadde quella sera.

di Massimo Granieri