· Città del Vaticano ·

A colloquio con Papa Francesco in Tv

Guardare in faccia
vizi e virtù

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11 marzo 2021

«Questo progetto è la naturale prosecuzione di un percorso editoriale iniziato nel 2017 insieme a Papa Francesco. Dopo Padre Nostro, Ave Maria e Io Credo» spiega don Marco Pozza, dal prossimo 20 marzo protagonista, sul canale Nove di Discovery Italia, del programma Vizi e Virtù – Conversazione con Francesco, prodotto da Officina della Comunicazione con la regia di Dario Edoardo Viganò. Un dialogo con il Papa, affiancato da narrazioni video in cui sono messe a tema storie di riscatto e speranza, cadute e ripartenze, sconfitte e risurrezioni. Dai “lavori in corso” della serie è nato anche un libro, edito da Rizzoli, disponibile dal 2 marzo scorso.

«Con Vizi e Virtù abbiamo scelto di alzare l’asticella — continua don Marco — andando a perlustrare una platea di telespettatori forse poco avvezzi a queste tematiche. Ringrazio Officina della Comunicazione e Nove per questa splendida avventura (...) Le domande del mondo e l’umanità che si racconta, nel suo inevitabile intreccio di bene e male, sono la scintilla che abita questo nostro racconto. Un lavoro immaginato, pensato e cresciuto con Papa Francesco».

Tutto è nato, in realtà, da una gigantografia della Cappella degli Scrovegni che don Marco ha visto nel carcere Due Palazzi di Padova, luogo del suo apostolato, «il “resto di Israele” in cui vivo». Non è una metafora, o l’invenzione di qualche autore Tv; don Marco è davvero il parroco del Due Palazzi.

Ordinato sacerdote nel 2004, dopo un dottorato alla Gregoriana con una tesi di ricerca su Cittadella, l’unica opera pubblicata postuma di Antoine de Saint-Exupèry, scrive una ventina di libri tra saggi e romanzi, e si dedica alla comunicazione, sua grande passione. L’anno scorso, in piena pandemia, assieme alla parrocchia del suo carcere, ha ideato e scritto la Via Crucis che, celebrata in una piazza San Pietro vuota, ha commosso il mondo. In contemporanea, nasce la collaborazione con Officina della Comunicazione e il canale Nove, sul quale viene mandato in onda Tutto il mondo fuori, docufilm ideato e girato nel Due Palazzi.

Il suo ultimo progetto andrà in onda in tre serate — il 20 e 27 marzo e la domenica di Pasqua, 4 aprile — e sarà composto da sette episodi dedicati al confronto tra vizi e virtù, come li ha interpretati e affrescati il genio creativo di Giotto, motivo conduttore del dialogo tra Papa Bergoglio e don Pozza. Il confronto tra i due è il punto di partenza di ogni puntata. «Siamo caduti nella cultura dell’aggettivo, ci siamo dimenticati dei sostantivi — dice Francesco in uno dei momenti più intensi del suo dialogo —. Non ci dimentichiamo che sei una persona, tu sei un uomo, sei una donna... Dio non ama l’aggettivazione della persona, ama la persona».

Nella serie, i riflettori sono puntati soprattutto sulle storie vere di persone che hanno vissuto la propria esistenza in bilico tra scelte sagge o rovinose. Il pubblico scoprirà la storia dell’ex boss mafioso Domenico Vullo; la disperazione e la determinazione dei genitori del piccolo Sirio Persichetti, un bambino con una diagnosi di tetraparesi; Valentino Valente, un ragazzo che ha pagato con il carcere minorile il suo temperamento troppo aggressivo; la terribile dipendenza dal gioco di Tiberio Patrizi, un uomo mite e sensibile caduto nel vortice della ludopatia; la costanza di perseguire gli obiettivi dell’atleta di ultracycling Omar De Felice; la storia di Piero Nava, inconsapevole testimone dell’omicidio del giudice Livatino che si trova vittima di un’ingiustizia. Ad affiancare la narrazione anche le testimonianze di sei “vip” del mondo dello spettacolo, della cultura e dello sport: da Carlo Verdone a Sinisa Mihajlovic, da Mara Venier a Elisa Di Francisca. Un “guerriero”, l’allenatore ed ex calciatore Mihailovic, capace di sfidare a viso aperto anche la leucemia, senza nascondere la paura e segni delle terapie, affiancato, in questa “gara di sincerità” dal cantautore rapper J-Ax, che ammette: «Il bullismo e tutte le forme di abuso, di violenza danno origine ad un circolo vizioso. Quando ero vittima di bullismo volevo rifarmi, fare il bullo, su chi potevo trovare come vittima».

di Silvia Guidi