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Religio - In cammino sulle vie del mondo
La storia di Radio Santa Maria nella Repubblica Dominicana

Una voce
per i “campesinos”

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10 marzo 2021

Nel 1958 sull’isola caraibica i gesuiti fondarono un’emittente per garantire l’istruzione e l’integrazione degli agricoltori più poveri


Quella posta sulla cima della collina del Santo Cerro non aveva per niente le sembianze di una croce. A guardar bene, ci si poteva accorgere senza sforzo che si trattava di una fredda e austera antenna per le telecomunicazioni, costruita con semplici pezzi di metallo. Eppure c’è chi oggi, a distanza di ben sessantatré anni, potrebbe assicurare che in quel luogo di pellegrinaggio e devozione situato nel cuore del Cibao, regione agricola ed economicamente depressa della Repubblica Dominicana, più di qualche “miracolo” si sia compiuto. Basterebbe chiedere ai poveri agricoltori della zona di riavvolgere il nastro dei ricordi fino al 1958, anno in cui un gruppo di gesuiti decise di fondare Radio Santa Maria. Quegli uomini e quelle donne con le mani indurite dai calli e il viso arso dal sole potrebbero raccontare come la loro vita sia radicalmente cambiata da quando nell’etere ha cominciato a viaggiare un pensiero nuovo, fatto di comprensione, solidarietà e speranza.

«Fin dall’inizio, l’obiettivo è stato quello di dare vita a un progetto di evangelizzazione e di educazione sociale che ha cercato di collegare la Parola di Dio alla vita quotidiana del popolo e di incoraggiare la partecipazione alla vita sociale e comunitaria», racconta padre Pierre Bélanger, giornalista in servizio alla curia generalizia della Compagnia di Gesù, che dal 1987 collabora con quella che considera ormai una grande famiglia, con la quale costruire «un futuro migliore per tutto il Paese». Se qualcuno la dovesse definire l’emittente dei campesinos, contadini che da sempre curano e difendono con tenacia la propria amata terra, non farebbe altro che confermare un dato di fatto, una vocazione iscritta nel proprio dna editoriale.

Per esserne certi, occorre tornare al 1971, anno straordinario e profetico nel quale ha preso forma un sogno: permettere a tutti di poter ottenere un sufficiente grado d’istruzione, solamente ascoltando la radio. «Nacquero allora — dice Bélanger — le “Scuole radiofoniche Santa Maria”. Nelle campagne molte persone non avevano avuto l’opportunità di completare la loro istruzione primaria perché le scuole rurali erano distanti e molto povere. Con il sistema di accompagnamento che la radio offriva, più di 500.000 dominicani hanno potuto ottenere il loro diploma ufficiale rilasciato dal ministero dell’Educazione».

Fu nell’anno seguente, il 1972, che Radio Santa Maria cambiò sede spostandosi nella più popolosa e industrializzata città di La Vega, senza mutare di una sola virgola la sua attenzione per le esigenze dei campesinos. Il programma di punta di quegli anni si chiamava «Università per tutti» e padre Bélanger lo ricorda così: «Era una trasmissione con due ore di interviste, prima di tutto con gli agricoltori e poi con gli animatori e i catechisti delle comunità parrocchiali, tutti cittadini desiderosi di aiutarsi a vicenda che sono stati messi in relazione con le autorità locali. Un esercizio di parola e di responsabilità».

Che Radio Santa Maria sia un’emittente che miri alla crescita integrale della persona umana, e non soltanto un medium religioso, lo si capisce anche guardando un altro piccolo “miracolo” accaduto nel 2005: il progetto delle scuole radiofoniche è stato raddoppiato, proponendo ai radioascoltatori anche corsi formativi delle scuole secondarie. «Ora l’intero piano di studi radiofonico è disponibile anche su internet e sui telefoni cellulari. L’accesso all’educazione, con un costo molto basso, permette a tante persone di uscire dall’emarginazione in cui la mancanza di educazione formale le aveva fatte cadere», aggiunge il gesuita. Il segreto della forza di Radio Santa Maria, che l’ha fatta balzare in testa alle classifiche d’ascolto di tutto il Paese, è nel perfetto mix comunicativo che nel tempo è riuscita a costruire. Approfondimenti religiosi e di fede che si alternano a rubriche sociali e di attualità. Senza tralasciare la cultura, sostenuta grazie all’organizzazione di numerosi concorsi di narrativa, poesie e canzoni. «Da sessantatré anni — afferma Bélanger — questa realtà editoriale mette in pratica ciò che Papa Francesco indica essere necessario per una buona comunicazione: ascoltare la gente e aiutarla ad avere una voce. Soprattutto nella società».

di Federico Piana