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La scuola, tra grandezze e limiti, nel romanzo d'esordio di Maria Segato

Come fiori nel gelo

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10 marzo 2021

Uno spaccato sociale, lucido e crudo, quello che mette in scena Maria Segato nel suo romanzo d’esordio Come fiori nel gelo notturno (Milano, HarperCollins Italia, 2021, pagine 304, euro 17). Protagonisti un gruppo di liceali di una scuola del Nord Italia, tante storie diverse e complicate che si intrecciano non senza difficoltà con il mondo adulto al quale aspirano e che non sembra capirli.

Iris è un tipo tosto, una teppistella pronta a colpire i professori alle spalle con pallottole di carta ma che sopporta un peso nel cuore troppo grande per la sua età. Poi c’è Manfredi, il suo miglior amico, verso il quale è costretta a soffocare una passione inconfessabile, Dean, che dal fumo è passato allo spaccio, un preside distratto e un’insegnante troppo presa dalla sua lotta personale contro lo snobismo sociale della sua famiglia per capire fino in fondo che nessuno la sta sfidando.

Intorno a loro una miriade di personaggi, di sentimenti, storie complesse, leggere o, a volte, drammatiche. A fare da controcampo alle vicende scolastiche, i retroscena familiari, gli amori, le rivalità. Le lettere che la madre di Iris ha indirizzato a sua figlia prima di morire, la malattia del padre ma anche le inquietudini dell’adolescenza, la paura delle interrogazioni.

Un romanzo di formazione dove Maria Segato attinge alla sua vita di insegnante per dare forma a una storia universale. Il mondo della scuola con le sue grandezze e i suoi limiti, lo sguardo intrecciato di studenti e professori, non sempre limpido e a volte distante. Due generazioni a confronto, una che fatica a crescere e l’altra che senza indulgenze finisce spesso per giudicare, fino al momento cruciale in cui gli opposti si incontrano, si riconoscono e si comprendono.

«È importante capire Dante, per capire la vita» aveva spiegato la professoressa Gigli. «È possibile incontrare un amore che vinca il nostro inferno?. Iris guardava i suoi compagni come travolti da un fumo accecante. In quegli sguardi trovò il dolore che conosceva».

Belli i passaggi in cui la vita vera, seppure immaginata, si sovrappone alla fiction, dialoghi che lasciano intendere quanto l’iniziale fronteggiarsi tra insegnanti e allievi, ceda poi il passo a un’alleanza che ha ben altro come scopo che la sola promozione.

L’autrice cerca di narrare con sguardo neutro e poco coinvolto dal suo ruolo di docente, situazioni apparentemente banali e che rischiano invece pericolose etichette. Momenti di tensione che cedono il passo all’amicizia.

Con uno stile semplice e descrittivo, eccessivamente a tratti, fa un’istantanea dei nostri tempi, al di là dei confini regionali o delle barriere sociali e nonostante tutto ci restituisce un’immagine sana di una scuola che non smette di cercare il senso del giusto e dell’appartenenza.

«A te, lettore che mi hai donato il tuo tempo… ciò che è iniziato in me ora si compie in te» conclude l’autrice nei ringraziamenti, con lo stesso animo, immagino, con cui un insegnante si “dona” ai suoi studenti.

di Flaminia Marinaro