· Città del Vaticano ·

I Figli dell’Immacolata Concezione accanto ai minori disabili del Camerun

Tutti uguali
nell’abbraccio della carità

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09 marzo 2021

«Dopo gli inizi, negli anni Settanta, del nostro apostolato di carità in Camerun con l’apertura di un lebbrosario, abbiamo esteso la cura del sofferente in particolar modo ai bambini sordomuti e non vedenti e aprendo negli anni diversi centri di accoglienza dedicati ai più piccoli e alle loro famiglie. Anche oggi, con il dilagare della pandemia, siamo vicini come e più di ieri a realtà disagiate non lasciando nulla al caso nel pieno rispetto delle regole sanitarie». L’ultima di queste iniziative è «Tutti uguali», di cui ci ha parlato fratel Pietro Nicolai, membro del Consiglio generale dei missionari della congregazione dei Figli dell’Immacolata Concezione (concezionisti) e presidente dell’organizzazione umanitaria italiana Dokita onlus, dal 1988 prezioso supporto all’istituto religioso.

Dokita lancia ora una campagna per assicurare cure mediche e fisioterapiche, accoglienza e sostegno scolastico ai bambini disabili del Camerun guidandoli verso un futuro più sereno. Dal 7 al 28 marzo, con una chiamata da rete fissa o un sms al numero 45580, è possibile aiutarli a conquistare una vita uguale a quella di tutti gli altri coetanei. Un piccolo gesto che può però diventare di grande importanza in un Paese come il Camerun dove oltre il 23 per cento dei bambini tra i due e i nove anni lotta ogni giorno con almeno una forma di disabilità, spesso legata alle conseguenze di malattie infettive come poliomielite, malaria, lebbra o morbillo (63 per cento dei casi).

Fedeli al mandato del loro fondatore, il beato Luigi Monti, che esortò a santificare se stessi e il prossimo servendo Dio «nel servizio degli infermi e nell’educazione dei fanciulli orfani», i padri concezionisti sono presenti in oltre venti nazioni nel mondo tra Europa, America, Africa e Asia, realizzando la propria vocazione alla cura del sofferente con diverse specializzazioni come infermieri, medici, terapisti riabilitativi, farmacisti, educatori che hanno riconsegnato la gioia di vivere a migliaia di minori disabili. Come quelli dei tre centri di accoglienza diurna e residenziale gestiti dai missionari nello Stato africano, racconta fratel Pietro. «In queste strutture — il Foyer Père Monti di Ebolowa, il Foyer de l’Esperance di Sangmélima e il Centro Prohandicam di Yaoundé — vengono seguiti complessivamente oltre cinquemila pazienti ogni anno». A essi è principalmente indirizzata la campagna di Dokita che tra l’altro, in lingua bulu (un dialetto del Camerun) significa “dottore”. Era così soprannominato fratel Clemente Maino, missionario concezionista che dedicò gli ultimi anni della propria vita alla cura dei lebbrosi in Africa. Nel prestare soccorso agli ammalati, il “dokita” fu supportato da un gruppo di volontari di Roma che alla sua morte costituirono appunto un’associazione in sua memoria. «Ciò che mi preme sottolineare — aggiunge il presidente della onlus — è che il nostro non è mero assistenzialismo ma provvediamo anche a fornire tutte le nozioni tecniche in modo che questi centri possano autogestirsi, per provvedere autonomamente ai propri fabbisogni. Nel centro Prohandicam, a esempio, è stata attivata una scuola di formazione professionale per la produzione di attrezzature specifiche come protesi o stampelle. Noi diamo un input e gli strumenti dopo aver rilevato quali problemi sussistono e dopo si passa alla strategia per l’autosostentamento».

Il primo centro si occupa di ottanta minori tra i quattro e i diciassette anni con disabilità nelle funzioni della voce, uditive, visive e dell’apparato motorio con l’obiettivo di favorire la loro integrazione socioeconomica attraverso servizi educativi e riabilitativi specializzati. Oltre a essere dotato di un centro audiometrico e di una sala di riabilitazione fisioterapica, il Foyer Père Monti gestisce una scuola con docenti specializzati nell’insegnamento a persone diversamente abili e offre un servizio residenziale per l’intera durata dell’anno scolastico. Oltre ai beneficiari diretti, ovvero i minori accolti nel centro, il progetto ha come destinatari indiretti anche le loro famiglie, che vedono aumentate le capacità e le opportunità di integrazione sociale dei loro figli, e i servizi sociali che godono del servizio erogato in un contesto di scarse risorse e opportunità sanitarie ed educative. Assiste invece trenta tra orfani e giovani maggiormente vulnerabili, con disabilità motorie o lievi deficit intellettivi, il Foyer de l’Esperance a Sangmélima mentre «il Prohandicam di Yaoundé — precisa fratel Pietro — dirige l’unica scuola per bambini non vedenti in Camerun. Nel corso degli anni è stata trasformata in un istituto integrato per favorire l’inserimento di questa categoria nelle classi con minori normodotati». Grazie all’utilizzo del metodo Braille, alla fine del secondo anno si insegna loro a utilizzare la macchina da scrivere o il computer, oltre a nozioni di mobilità e di orientamento.

di Rosario Capomasi