· Città del Vaticano ·

Canti di Quaresima
Una profonda tradizione popolare

Voci che segnano il tempo

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06 marzo 2021

In Italia la tradizione dei canti quaresimali è tuttora largamente diffusa. Si tratta di un repertorio di grande intensità evocativa che descrive in maniera semplice ma commovente fatti salienti della narrazione evangelica. Sono canti antichi e passionali che esprimono da sempre il desiderio di vivere l’esperienza della ricerca della fede come momento collettivo. Nascono dall’animo popolare più autentico per suggellare l’unione carnale e spirituale al mistero della Croce. Conosciuti come Canti di Passione, alcuni traggono spunto da narrazioni di vangeli apocrifi, altri da forme di drammaturgia liturgica medievale. La loro esecuzione è generalmente affidata a gruppi vocali maschili o femminili che possono essere espressione sia di organizzazioni religiosi penitenziali, come ad esempio le Confraternite, che gruppi spontanei. Generalmente ai cantori confraternali è affidata la trasmissione del repertorio dei salmi in latino, fra cui spicca il Miserere (salmo n. 50), eseguito dal Nord al Sud e nelle Isole prevalentemente “a cappella” e in modo polivocale. La ricchezza di questo repertorio raggiunge altissimi livelli di elaborazione musicale e costituisce un modello di devozione popolare di grande intensità spirituale e suggestione poetica. Le punte più alte di questo tipo di manifestazioni spirituali si manifestano durante i rituali della Settimana santa e in particolare in occasione del Venerdì. In alcune processioni il clima di sincera devozione popolare è esaltato dall’esecuzione da parte di gruppi di donne che interpretano alcuni di questi antichi canti penitenziali con grande drammaticità.

I più originali sono quelli conosciuti come L’Orologio della Passione, che racconta le ultime ventiquattro ore della vita del Nazareno, e La Morte di Gesù, Maria s’affanna, che ricorda nelle varie trasposizioni dialettali alcuni passi dello Stabat Mater di Jacopone da Todi. Di grande intensità drammaturgica sono anche alcune canzoncine spirituali settecentesche attribuite a sant’Alfonso Maria de’ Liguori, e fra queste le più conosciute sono Gesù mio con dure funi e O fieri flagelli.

Un’altra caratteristica del repertorio quaresimale è rappresentata dai canti di questua (Pasquelle) eseguiti per lo più da gruppi di cantori spontanei con l’accompagnamento di strumenti tradizionali come l’organetto e il tamburello. Sono brani in italiano antico con influenze dialettali, cantati sia in forma monodica che polivocale. Costruiti con testi di grande lirismo e intensità drammaturgica, questi canti raccontano alcuni dei momenti salienti della Passione di Gesù. Talvolta, al termine di questi rituali diffusi in tutto il territorio nazionale e in particolare nell’area dell’Appennino centrale, i cantori, così come vuole la tradizione, dopo aver raccolto le offerte ricevute durante l’esecuzione della Pasquella, si riuniscono per pregare e consumare insieme un pasto di magro.

Il testo dell’Orologio della Passione descrive la passione e la morte di Gesù cadenzandola nell’arco di 24 ore. A Gualdo Tadino (Perugia), questo canto viene eseguito in case private in occasione delle domeniche di quaresima, a partire dalla festività di san Giuseppe. Considerato come una particolare forma di celebrazione paraliturgica, gli ascoltatori accolgono il canto con grande partecipazione emotiva mentre il gruppo propone la narrazione della Passione stando seduto in un angolo della casa. Al termine dell’esecuzione la famiglia offre ai musicisti un pasto di magro. L’attaccamento al repertorio dei canti di Pasquella è ancora assai forte in tutta l’area dell’Appennino centrale tanto che a Polverigi (Ancona), da anni si svolge un importante appuntamento periodico che raccoglie tanti cantori tradizionali provenienti da vari centri umbri, marchigiani, laziali ed abruzzesi.

di Ambrogio Sparagna

L'orologio della Passione


Prepàrati all’un’ora quest’è l’ultima cena
e con faccia serena così Gesù parlò
Alle due disse sarò tradito sarò negato
e Giuda disperato rispose io non sarò
Alle tre i sacramenti istituisce allor
ai discepoli contenti il suo corpo dispensò
Alle quattro si mosse con grande compassione
alle cinque nell’orto il buon Gesù andò

Alle sei il Padre Eterno dal Re dei cieli andò
alle sette nell’orto la turba lo menò
Alle otto fu colpito da una guanciata
alle nove schiaffeggiato e Giuda si turbò
Alle dieci ore in carcere fu portato
quando che fu accusato suonava l’undicior
Alle dodici Pilato le mani si lavò
alle tredici di bianco fu vestito il Salvator

Alle quattordici ore gli stapparono le vesti
con una canna in mano per dargli più dolor
Coronato di spine fu alle quindici or
Alle sedici dalle tempie il sangue suo versò
Alle diciassett’ore la penna sua adoprò
per la brutta sentenza che a Gesù toccò
I chiodi e i martelli per lui si preparò
in croce il Redentore all’or diciotto andò

E alle diciannove testamento donò
Gesù pieno d’amore Giovanni a sé chiamò
Alle venti da bere chiedeva il Salvator
gustando aceto e fiele solo per ‘l peccator
Suonando le ventuno la testa sua chinò
quell’alma santa e pura all’eterno Padre andò
Alle ventidue ore la lancia lo passò
con ferro e con parole la costola gli tagliò

Alle ventitré ore di croce lo levò
Maria con gran dolore in braccio lo pigliò
Gesù al sepolcro andò alle ventiquattr’ore
solo per nostro amore e a tutti ci salvò
Di sette giorni intanto risuscitò
con gloria festa e canti all’eterno Padre andò.