· Città del Vaticano ·

Dopo l’incontro con Al-Sistani il pellegrinaggio nella terra di Abramo

Dove ebbe inizio la missione
del padre comune nella fede

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06 marzo 2021

Nel corso di un incontro senza precedenti per luogo e importanza, Papa Francesco e il Grande ayatollah Al-Sistani, principale leader religioso islamico sciita, hanno declamato insieme la necessità della fratellanza tra le religioni.

In quella che senza dubbio è una nuova tappa del percorso di pace e fraternità iniziato due anni fa con la firma del documento di Abu Dhabi, il viaggio in Marocco e la pubblicazione dell’enciclica Fratelli tutti, da questo sacro luogo Papa Francesco invita ancora una volta l’umanità a scegliere il cammino della fratellanza, del dialogo e della riconciliazione.

La seconda giornata irachena di Francesco comincia con lo spostamento da Baghdad a Najaf, una delle città sacre degli sciiti, massimo centro scientifico e teologico della dottrina sciita e centro del potere politico sciita in Iraq, oltre che meta di pellegrinaggio per tutto il mondo islamico. Lo aspetta il Grande ayatollah Sayyid Ali Al-Husayni Al-Sistani, considerato nel mondo sciita il più importante dei quattro Grandi ayatollah della Hawza, il collegio di dignitari che costituisce la più alta autorità religiosa sciita. È la prima volta nella storia che un Pontefice incontra questa figura religiosa.

Nonostante le misure di sicurezza siano massicce, qui a differenza della capitale c’erano molti gruppi di persone a dare il benvenuto al corteo papale. Bandiere, canti e tanti bambini in fila ai bordi della strada hanno salutato l’arrivo in macchina di Francesco.

Gli ultimi 500 metri del percorso erano arredati con stoffe bianche, mentre tante colombe sono state liberate in segno della pace.

Anche se Al-Sistani è nato nel 1930 a Mashad, in Iran, e si è inizialmente dedicato allo studio dell’islam nel santuario iraniano di Qom, seguendo i passi di suo nonno nel 1951 si è trasferito a Najaf, nel principale e millenario centro di apprendimento sciita, per studiare sotto l’ala del Grande ayatollah Abu Al-Qasim Al-Khoei. Alla morte di quest’ultimo, nel 1992, è stato immediatamente riconosciuto dai suoi pari come Grande ayatollah e ne è diventato il successore. Considerato una voce aperta al dialogo, Al-Sistani ha mantenuto un canale con la Chiesa caldea e con il patriarca, il cardinale Louis Raphaël Sako.

Al-Sistani è uno dei religiosi sciiti più influenti e conta milioni di seguaci in tutto il mondo. In Occidente è conosciuto principalmente per il suo prestigio e il suo peso nella politica irachena, in particolare dopo l’invasione statunitense del 2003. Secondo il vescovo Shlemon Warduni, ausiliare di Babilonia dei caldei, l’incontro tra Francesco e Al-Sistani rappresenta «una pietra miliare nella vita irachena».

Al termine dell’incontro — durante il quale ha tolto le scarpe in ossequio alla tradizione locale — Francesco ha lasciato l’abitazione del religioso novantunenne attorno alle 10 (le 8 italiane), diretto all’aeroporto, dove è partito alla volta di Nassiriya e verso la suggestiva e storica piana di Ur.

Ad accoglierlo a Nassiriya l’arcivescovo di Bassorah dei caldei e l’esarca patriarcale siro di Bassorah e Golfo, ai quali ha lasciato in dono la formella della medaglia del viaggio.

In automobile si è poi diretto a Ur. L’imponente Ziggurat, il più grande e meglio conservato di tutti i templi millenari della Mesopotamia, è stato il muto testimone dell’incontro interreligioso che si è svolto all’aria aperta, nella Piana legata alla storia del cristianesimo e prima ancora di Abramo: si tratta infatti della terra natale del profeta, nei pressi della foce dell’Eufrate.

Il luogo scelto per l’incontro non è molto lontano da dove il profeta partì per la sua missione come padre dei fedeli. Un luogo dunque altamente simbolico: qui nacquero le tre grandi religioni monoteistiche, il cristianesimo, l’islam e l’ebraismo. Una cornice che colpisce l’occhio e porta a riflettere sulla centralità dell’uomo nella costruzione della storia.

Dopo il canto iniziale e quelli di letture tratte dal libro biblico della Genesi e dal  Corano, due giovani, una donna  di religione sabea mandea e un uomo di religione musulmana hanno testimoniato insieme che la convivenza pacifica tra credenti di fedi diverse è possibile. 

Sotto un sole cocente mitigato da una brezza che portava sollievo, il Papa ha pronunciato il suo discorso. Al termine, dopo la preghiera dei  figli di Abramo e il canto finale con il coro locale, e dopo aver posato con i leader religiosi per la foto di gruppo, Francesco si è trasferito in auto all’aeroporto di Nassiriya, per volare a Bagh-dad. 

Di ritorno da Najaf e dalla Piana di Ur, il Pontefice celebra nel pomeriggio la messa nella cattedrale caldea di San Giuseppe, di fronte a poco più di 400 persone a causa delle limitazioni per la sicurezza e la salute.

da Ur dei Caldei
Silvina Pérez