· Città del Vaticano ·

Approfondimento

Povertà vaccinale
Pandemia diseguale

cq5dam.thumbnail.cropped.500.281.jpeg
05 marzo 2021

A Manaus, Amazzonia, le croci dei morti di covid sono ormai un bosco chiamato cimitero di Nostra Signora Apparecida. Una nuova variante del virus, pare ancora più letale e battezzata P1, si è affacciata in questa parte del Brasile e si sta diffondendo con velocità raggelante. Nuove croci sorgono, ogni giorno, sulla terra sempre smossa di Nossa Senhora.

La corsa dei vaccini non è altrettanto efficace. Dove vola, dove arranca. Dove vive di finanziamenti senza precedenti, dove scommette sulle promesse — senza scadenza — dei paesi donatori, di filantropi e fondazioni. Le sue vie sono quelle della ricchezza e della sua distribuzione sul pianeta, i canali carsici dei capitali che irrigano oasi fra immensi deserti.

L’80 per cento delle dosi prodotte sono state spartite fra i dieci paesi più ricchi del pianeta. Fra chi può ed ha aspirazioni di guida internazionale, c’è ora chi sta redistribuendo ai paesi svantaggiati o lasciati indietro dagli altri. A tappeto, come la Cina che corre in soccorso dell’America Latina (dal Cile, all’Argentina, alla Colombia, al Messico) con le dosi donate di Sinovac, ma anche di Serbia e Montenegro. Sinovac, poi, per l’Ungheria — paese Ue che per primo si è sganciato dal blocco della solidarietà vaccinale europea — è diventato un altro sigillo in un’amicizia di più lunga data in un mondo in trasformazione.

Gli Stati Uniti, che contano di vaccinare la popolazione intera, o quasi, per maggio, grazie a Pfizer e Johnson & Johnson, si rivolgono da parte loro ai partners del cosiddetto Quad (Australia, India, Giappone) per cercare un’alleanza di soccorso vaccinale a favore della parte del pianeta esclusa; e allo stesso tempo, cercano di dare impulso alla piattaforma Covax di Unicef e Gavi che punta a distribuire due miliardi di dosi gratuite.

La Russia, a sua volta, offre aiuto all’America Latina e si candida a cavaliere bianco dell’Unione europea che le case farmaceutiche stanno lasciando a corto di forniture dopo aver sottoscritto contratti per milioni di dosi: Sputnik V passerà l’esame dell’Ema, l’ente europeo per la sorveglianza farmaceutica. Ma Ungheria e Repubblica slovacca hanno già accolto a braccia aperte le forniture extraeuropee: due milioni di dosi russe a testa, già opzionate.

La comunità internazionale sa bene che di stabilità economica e pace si parla quando si parla di vaccino. E sa bene che la povertà vaccinale sta innescando la valanga della povertà assoluta ed estrema che — dati della Banca mondiale alla mano — doveva continuare a regredire nel 2020 e che invece, rinvigorita dalla pandemia diseguale, si è ingrossata ben oltre le previsioni: tra i 119 milioni ed i 124 milioni di poveri assoluti in più (fonte Banca mondiale).

Circa 120 milioni di persone che il covid ha spinto sotto la linea di un dollaro e 90 centesimi al giorno per sopravvivere. E le previsioni per il 2021, se la pandemia resta diseguale, sono di esplosione esponenziale: fino a 163 milioni di persone poverissime in più, causa covid.

Senza vaccino, dunque, non si cura la povertà (che è uno degli obbiettivi 2030 delle Nazioni Unite). Se non si cura la povertà, il mondo, a partire dall’Asia del sud dove si concentra il 60% dei nuovi poveri da covid, sarà una polveriera. Il vaccino è il nuovo confine, il muro, fra i popoli del pianeta pandemia. Sconfiggere o meno la povertà e la penuria vaccinale nel 2021, farà del mondo un posto con qualche speranza in più di risolvere le grandi crisi di sistema, in primis quella climatica.

Fino ad ora la povertà vaccinale ha seguito le fessure, i punti di debolezza delle società, allargandoli, illuminandoli. In Europa, ad esempio, dove le forniture imprevedibilmente scarseggiano, ha evidenziato le insofferenze verso la Ue dei paesi del cosiddetto blocco di Visegrad, già messe a nudo dalla crisi dei migranti del 2015. Problemi congelati che la corsa del contagio rimette a nudo. Crisi che accelerano, incendi da spengere .

Il compito di rallentare l’esplosione della povertà globale innescata dal terribile 2020, è stato preso in carico dalle Nazioni Unite che, con Unicef Gavi (Alleanza per i vaccini) ed Oms (Organizzazione mondiale della sanità) ha costruito la piattaforma Covax. Una struttura solidale che va dalla raccolta dei fondi, all’acquisto ed alla distribuzione di vaccino gratuito per i 92 paesi svantaggiati che hanno aderito. Obiettivo due miliardi di dosi. Il Ghana e la Costa d’Avorio per primi hanno ricevuto le fiale gratuite pochi giorni fa. Poi è toccato alla Nigeria, all’Angola, alla Cambogia, al Senegal ed al Gambia: in tutto oltre sei milioni di dosi, destinate soprattutto agli operatori sanitari. Ancora poco, per le enormi necessità.

Il rubinetto dei vaccini globali è aperto o chiuso dalla generosità dei donatori. Covax ne ha diffuso un elenco, con indicate «le promesse» da onorare fra il 2021 ed il 2025. Sono stati promessi 6.3 miliardi dollari, con diseguale generosità, da Stati, fondazioni e multinazionali. E su questa promessa collettiva, la macchina del vaccino globale tenta di imbastire contratti, forniture e logistica, scommettendo sulla parola data, per timore, dal mondo di sopra al mondo di sotto. Starà ai più forti che la solidarietà non è un lusso compassionevole.

di Chiara Graziani