· Città del Vaticano ·

Il cardinale Grech ai vescovi irlandesi sull’importanza del processo sinodale

La promessa
di una primavera ecclesiale

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04 marzo 2021

«Intraprendere un impegno missionario e sinodale» vuol dire «aiutare la Chiesa in Irlanda ad uscire e a raggiungere le periferie dell’umanità». È quanto sottolineato dal cardinale Mario Grech, segretario generale del Sinodo dei vescovi, in un discorso via web ai presuli irlandesi. «Abbiamo bisogno di un cambiamento di mentalità pastorale — ha sottolineato il porporato maltese nell’intervento pubblicato ieri, mercoledì 3 marzo, sul sito internet della Segreteria generale del Sinodo — che non significa andare verso una pastorale relativistica. Oggi, non viviamo più in un mondo cristiano, perché la fede — soprattutto in Europa, ma anche in gran parte dell’Occidente — non è più un presupposto scontato della vita sociale. È allora evidente che è necessaria una nuova evangelizzazione o una ri-evangelizzazione».

Come in altre realtà, constata il cardinale maltese, la Chiesa in Irlanda è una «Chiesa ferita» in cui la reputazione «è stata distrutta dagli scandali», e dove «la maggior parte degli interlocutori, anche se battezzati, non rientrano nel modello cattolico tradizionale». Riprende dunque un’immagine cara a Papa Francesco: «La Chiesa è un ospedale da campo dopo la battaglia. Questa stupefacente immagine di una Chiesa ospedale da campo richiede un cambiamento radicale nella nostra vita ecclesiale e invita la Chiesa ad andare fuori dalla sua zona di comfort verso il campo di battaglia quotidiano».

Per il cardinale Grech, «se la Chiesa vuole diventare una Chiesa missionaria, allora deve essere una Chiesa sinodale, perché la sinodalità non è solo una scelta metodologica, ma il modo di essere di una Chiesa che vuole andare in missione. Infatti, la sinodalità è la via verso una Chiesa che è in uno stato permanente di missione». Un tema, rammenta, sottolineato anche dalla Commissione teologica internazionale nel suo documento «La sinodalità nella vita e nella missione della Chiesa». «Tutto il Popolo di Dio — sottolinea il segretario generale del Sinodo — è un agente dell’annuncio del Vangelo. Ogni battezzato è chiamato a essere un protagonista della missione poiché siamo tutti discepoli missionari. La sinodalità è lo stile particolare che qualifica la vita e la missione della Chiesa, esprimendo la sua natura di popolo di Dio che cammina insieme e si riunisce in assemblea, convocato dal Signore Gesù con la forza dello Spirito Santo per annunciare il Vangelo».

Quindi, evidenzia che «l’obiettivo di un processo sinodale è quello di proclamare il Vangelo in un determinato contesto per rispondere alle particolari sfide delle persone che vivono in quel luogo. Così, è fondamentale per la Chiesa sinodale scrutare i segni dei tempi». Per sottolineare l’importanza di un discernimento realizzato in forma sinodale, rammenta il cardinale Grech, Papa Francesco nota che «l’importante è non camminare da soli, contare sempre sui fratelli e specialmente sulla guida dei Vescovi, in un saggio e realistico discernimento pastorale» (Evangelii gaudium 33). Del resto, prosegue, per rendere «questo impulso missionario sempre più mirato, generoso e fecondo, il Papa incoraggia ogni Chiesa particolare a intraprendere un deciso processo di discernimento, purificazione e riforma». Nella costituzione apostolica sul Sinodo dei vescovi, Episcopalis communio, Papa Francesco afferma che «il Sinodo dei Vescovi deve sempre più diventare uno strumento privilegiato di ascolto del Popolo di Dio».

Perché questo accada e ci sia dunque una ampia partecipazione dei fedeli, avverte il porporato, «è urgente una conversione ecclesiologica». Di qui ammonisce che «purtroppo il clericalismo continua a sottovalutare i laici e il loro contributo nella Chiesa». «La presenza del popolo di Dio — afferma il cardinale Grech — rende possibile una feconda circolarità tra vescovi e comunità. Un’ecclesiologia del popolo di Dio permette alla Chiesa di vedere se stessa e i segni dei tempi dalla prospettiva delle persone che nella loro vita quotidiana incontrano Dio che opera nella storia umana». Con Papa Francesco, soggiunge, «il primato e la collegialità sono ricollocati nel quadro più ampio della sinodalità. E sorprendentemente, l’esperienza conferma che — all’interno di un contesto sinodale — sia il primato che la collegialità risaltano nel loro vero carattere. Infatti, la sinodalità non solo implica la partecipazione di tutto il popolo di Dio, ma ha anche bisogno del ministero del Papa e dei vescovi, anche se richiede un riposizionamento o un cambiamento di stile, cioè un nuovo modo di esercitare la nostra leadership».

Il cardinale maltese sottolinea che Papa Francesco «ha favorito il ruolo dei Sinodi» incarnando «un modo di essere pastore, mescolandosi tra il suo gregge, un discepolo e un maestro, che manifesta disponibilità, vicinanza, tenerezza, fiducia, reciprocità. La sua leadership al servizio della collegialità e della sinodalità promuove la corresponsabilità e la partecipazione. Il modo in cui esercita l’autorità permette agli altri di essere liberi». E osserva che «in un ambiente sociale in cui la credibilità dell’autorità gerarchica è continuamente minata e messa in discussione, un modo sinodale animato da questo nuovo stile di leadership condivisa può aiutare la Chiesa a ritrovare la sua capacità di parlare con autorità». Per essere attuata a tutti i livelli della Chiesa, aggiunge ancora, «la sinodalità ha bisogno di leader capaci di guidare e accompagnare i processi sinodali. La sinodalità non può essere promossa e attuata senza il servizio di coloro che esercitano l’autorità. Ma ciò richiede questo nuovo stile di leadership ispirato dal primato dell’ascolto di Papa Francesco, che può essere caratterizzato come una leadership collaborativa: non più verticale e clericale ma più orizzontale e cooperativa».

È più che comprensibile, sottolinea rivolgendosi ai vescovi irlandesi, che «mentre state ponendo la Chiesa in Irlanda su un percorso sinodale, continuino ad abbondare le domande per valutare se state prendendo la decisione giusta. Ma tenete a mente l’assicurazione del Santo Padre: “È proprio questo cammino di sinodalità che Dio si aspetta dalla Chiesa del terzo millennio”». E rimarca che «un processo sinodale promette una primavera ecclesiale, una rinascita di una Chiesa autentica». Il cardinale Grech conclude il suo intervento dicendosi fiducioso che questo rapporto tra la segreteria generale del Sinodo e le Chiese locali, nazionali o regionali, «rafforzerà la relazione tra Pietro e i vescovi insieme alle comunità ecclesiali affidate alla loro cura pastorale. In altre parole i nostri sforzi congiunti contribuiranno sicuramente a consolidare una Chiesa sinodale».