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Per la cura della casa comune
A mezzo secolo dal disastro ecologico di Santa Barbara

Giovani energia pulita

Il primo Earth day (1970), organizzato a seguito del disastro della Union Oil a Santa Barbara
03 marzo 2021

Chiunque abbia avuto a confrontarsi almeno una volta con l'incredibile sfida di una società migliore, ha finito per comprendere molto bene quanto l'unica "energia pulita" a sua disposizione sia quella dei giovani.

Nel 1970 davanti al disastro ecologico di Santa Barbara, dove l'esplosione di una piattaforma petrolifera aveva devastato l'intero ecosistema costiero, 20 milioni di ragazzi del movimento studentesco americano scendevano in piazza per esigere dall'Onu una concreta politica ambientale.

Si distinse tra questi il diciassettenne Martin Jennings coniando la celebre frase: se non sei parte della soluzione, allora sei parte del problema. Molti anni dopo, divenuto manager, Martin ricorderà con grande entusiasmo quei momenti nei quali si era offerto volontario per la pulizia della sua cittadina in Florida: «La passione pura e genuina che con tanti miei compagni abbiamo provato nel dare vita alla prima giornata della terra fu qualcosa di unico. Eravamo incredibilmente coinvolti in tutto ciò che facevamo. Credevamo fermamente di poter fare la differenza e abbiamo agito di conseguenza».

Molti anni dopo, nel 2015, sono ancora i giovani a richiamare all'ordine i governanti del mondo, attraverso manifestazioni in oltre cento Paesi in occasione della Conferenza sul Clima di Parigi. Il tradimento del patto intergenerazionale che è alla base di ogni società civile non è certo cosa sulla quale si possa scherzare, e così nel 2018 una sedicenne svedese con le trecce, Greta Thunberg, costringerà le istituzioni di tutto il mondo ad ascoltare le istanze di una generazione sempre più spaventata dai rischi che il riscaldamento globale comporta per il proprio futuro. In pochissimo tempo il fuoco della ragione divamperà nei cuori di milioni di giovani e i loro scioperi coinvolgeranno oltre 1.600 città ispirando un incredibile numero di attivisti in erba, oggi decisi a portare fino in fondo la battaglia per un pianeta più sano e più giusto.

Così Vanessa, una ragazza congolese di 25 anni, sta investendo la sua vita nella difesa della più grande foresta pluviale del continente africano, arrivando a coinvolgere diversi Paesi nella sua coraggiosa campagna. Come lei, dall'altra parte del mondo, Marinel, figlia ventiquattrenne di un pescatore di Manila, che dopo aver assistito impotente alla morte di 6.000 connazionali uccisi dal tifone Haiyan, sta dedicando i suoi anni migliori a combattere la plastica monouso e a promuovere investimenti sulle energie rinnovabili, per placare gli sconvolgimenti climatici che hanno segnato per sempre la sua vita.

Storie come queste sbocciano in tutto il mondo proprio mentre i rapporti statistici delle Nazioni Unite mostrano la fragilità di un Accordo sul Clima incredibilmente disatteso dai governi delle economie più industrializzate. L'impegno a dimezzare le emissioni di gas serra entro il 2030 rappresenta l'ultima speranza contro l'irreversibilità dei cambiamenti climatici, ma nonostante questo larga parte dei Paesi inquinanti promettono solo di non incrementare ulteriormente l'immissione di Co2 in atmosfera. Una condotta dissennata e autolesionista che la dice lunga su quanto gli attuali sistemi economici siano letteralmente incapaci di cambiare, anche quando la posta in gioco è così alta.

L'importanza dei giovani dunque, non è più solo quella di rappresentare il diritto delle future generazioni ad un Pianeta sano. Più importante diventa considerare i giovani l'ultima concreta speranza per una società chiamata con urgenza a rivedere le sue priorità e rivoluzionare i propri modelli di produzione e consumo.

Sulla scia di Giovanni Paolo ii — indimenticabile promotore delle Giornate mondiali della Gioventù — Papa Francesco sta richiamando il mondo intero a guardare con rispetto e speranza i nostri ragazzi. L'ispirazione di un Patto educativo globale che ristabilisca un'alleanza tra le generazioni per formare cittadini in grado di vivere nella società e per la società, rappresenta in tal senso una pietra miliare del suo magistero. Nella stessa direzione The Economy of Francesco, una moderna chiamata planetaria a tutti i giovani innovatori desiderosi di vivere l’economia in favore dell'uomo e della sua felicità. Segnali questi non certo sfuggiti alle Nazioni Unite che quest'anno per la prima volta apriranno i lavori della Conferenza sul Clima di Glasgow con una Cop dei giovani prevista a Milano dal 28 al 30 settembre. Purtroppo questo evento non darà ai nostri ragazzi il potere di decidere le sorti del Pianeta. Speriamo però dia almeno loro l'opportunità di mostrare quanto sia inaccettabile, a 6 anni dall'accordo sul clima di Parigi, che i trend di inquinamento continuino a peggiorare con il rischio sempre più concreto di stravolgere per sempre la vita dell’uomo sulla Terra.

di Pierluigi Sassi