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A chi manca il pane quotidiano

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03 marzo 2021

Lanciata a luglio la campagna di Caritas Italiana e Focsiv è stata prorogata fino ad aprile: i fondi raccolti serviranno a finanziare 64 progetti per rispondere alla “pandemia della fame”


In Cile, nella terra degli indigeni Mapuche, un ettaro seminato a fagioli ha dato a dieci donne la possibilità di ripartire. Nella Repubblica Democratica del Congo vengono distribuiti generi alimentari alle famiglie più bisognose della comunità Casa Ek’Abana. In Mozambico c’è necessità di aiuti sanitari ed economici, tra siccità, alluvioni e covid-19. In Sud Sudan, la Caritas locale continua a distribuire aiuti di emergenza e al tempo stesso promuove la riconciliazione sociale, sostenendo i contadini con attrezzi agricoli e sementi e supportando piccole attività generatrici di reddito. In Burkina Faso gli alberi di karité piantati dalle donne ricostituiscono la comunità, in un’area rurale con i più alti tassi di malnutrizione di tutto il Paese.

Sono solo alcuni dei sessantaquattro progetti che usufruiranno della raccolta fondi della campagna «Dacci oggi il nostro pane quotidiano» lanciata nel luglio scorso da Caritas Italiana e Focsiv per rispondere alla “pandemia della fame” e prorogata fino al mese di aprile 2021. Sessantaquattro iniziative nate nell’ambito delle Chiese locali e delle ong aderenti alla Focsiv (Federazione organismi cristiani servizio internazionale volontario) in quarantacinque Paesi di Europa dell’est, Asia, Africa, Medio Oriente e America Latina, destinatarie milioni di famiglie povere e impoverite esposte al contagio da covid-19, che rischiano di rimanere senza cure e medicine per mancanza di soldi oppure di non poter più accedere ad alcuni servizi. Gli ambiti di azione sono diversi: salute e famiglia, donne, migranti e rifugiati, educazione, lavoro.

«La pandemia ha incrementato le disuguaglianze tra i Paesi, a iniziare dalla diffusione dei vaccini per il covid-19, che sono per molti ma non per tutti», si legge in una nota recente di Caritas Italiana e Focsiv. Nelle nazioni impoverite, a esempio, pesa l’inadeguatezza dei sistemi sanitari nazionali «che rende difficile la distribuzione e la somministrazione della vaccinazione sul campo, nei tanti villaggi e piccole città disperse in vasti territori, dove sono assenti medici e personale infermieristico». Ma pesa anche «l’insufficiente disponibilità di celle frigorifere per l’immagazzinamento, la conservazione e la distribuzione, che in alcuni casi è inesistente». In Guinea, Liberia e Sierra Leone — tre degli Stati più colpiti dall’emergenza ebola — la densità dei medici ad esempio è di 4,5 ogni 100.000 abitanti, mentre la media italiana è di circa 376 medici ogni 100.000 abitanti. «Altra disuguaglianza — ricordano Caritas e Focsiv — è la diversa capacità produttiva di medicinali e di attrezzature medicali», visto che nei Paesi impoveriti non esiste industrializzazione del settore sanitario e «tutto dipende da costose importazioni dall’estero e dall’aiuto dei Paesi più ricchi».

La campagna prosegue quindi fino a Pasqua cercando di sensibilizzare le comunità ecclesiali e trovare fondi. «Abbiamo raccolto 200.000 euro, un quinto dell’obiettivo che ci eravamo posti, ossia un milione di euro», spiega Paolo Beccegato, vicedirettore di Caritas Italiana. Il motivo? «Anche se la solidarietà non manca e chi ha un reddito garantito in questo periodo riesce perfino a risparmiare (perché stando a casa ha meno spese), molti altri italiani che non lavorano sono in difficoltà, quindi preoccupati per sé e per i connazionali. Chi dona sceglie di aiutare le famiglie italiane povere». Con la precedente campagna «La concretezza della carità», legata all’emergenza sanitaria durante il lockdown del 2020, Caritas Italiana aveva raccolto infatti oltre 5 milioni di euro. In un momento in cui tutta l’informazione è centrata sul covid-19 e sulle dinamiche nazionali, risulta dunque una sfida impegnativa far capire alle persone i bisogni e le richieste di aiuto di tante realtà del sud del mondo, spesso percepite come lontane. Sul sito www.insiemepergliultimi.it le due realtà ecclesiali pubblicano storie dal campo, materiali e approfondimenti per informare e coinvolgere le comunità cristiane. Su quest’ultimo aspetto stanno rispondendo meglio. Diverse Caritas diocesane hanno organizzato incontri di riflessione nei territori o partecipano ai webinar organizzati on line. Ogni mese la campagna affronta un tema diverso: la sanità, la fame, il lavoro, la povertà educativa, le donne, la cura, i migranti. Da qui ad aprile si parlerà inoltre di coesione sociale e disuguaglianze, due aspetti che la pandemia sta mettendo fortemente in discussione. «Stanno aumentando le tensioni sociali e le difficoltà legate alla dimensione psicologico-relazionale», osserva Beccegato: «Le disuguaglianze poi continuano a crescere in maniera esponenziale, con la forbice tra ricchi e poveri che si allarga sempre di più: mentre la maggioranza della popolazione si impoverisce si stanno arricchendo le case farmaceutiche, le imprese tecnologiche e informatiche, la grande distribuzione a domicilio».

Nel mese di marzo Caritas Italiana e Focsiv lanceranno messaggi politici all’opinione pubblica, per poi concludere la campagna a Pasqua con un invito alla speranza rivolto alla comunità ecclesiale. «Non dimentichiamo i Paesi poveri — è l’appello di Beccegato — e aiutiamo le Chiese locali a portare avanti progetti che nascono da bisogni concreti. Non sono soldi donati a pioggia ma esigenze reali a cui dobbiamo dare una risposta, anche solo con un piccolo segno d’appoggio». Informazioni e donazioni sul sito www.insiemepergliultimi.it

di Patrizia Caiffa