· Città del Vaticano ·

Intervento di Gabriella Gambino su «Gli anziani e il futuro d’Europa»

Carbone o diamanti

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02 marzo 2021

«La vita è un dono, sempre, anche quando diventiamo più fragili»; e «una società che invecchia non porta solo sfide, ma anche opportunità di sviluppo». Lo ha sottolineato Gabriella Gambino, sottosegretario del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita, durante il webinar organizzato lunedì 1° marzo dalla Commissione delle Conferenze episcopali dell’Unione europea (Comece) e dalla Federation of Catholic Family Associations in Europe (Fafce), in margine alla pubblicazione del recente documento congiunto Gli anziani e il futuro d’Europa, sul ruolo della terza età nel contesto della pandemia e del cambiamento demografico nel vecchio continente.

Nel suo intervento pronunciato in inglese alla presenza del cardinale gesuita Jean-Claude Hollerich, presidente della Comece, la relatrice ha rimarcato l’importanza degli anziani nella famiglia e nella società, ove trasmettono valori fondamentali per guardare al futuro con saggezza e fiducia e offrono opportunità per la creazione di nuovi servizi, nuovi posti di lavoro e nuove forme di cooperazione.

«In Europa dobbiamo agire in modo più coeso e inclusivo e prendere decisioni che faciliteranno la solidarietà intergenerazionale, poiché, senza di essa, non ci può essere un vero sviluppo», ha esordito, ricordando che tra poche settimane inizierà l’«Anno della famiglia Amoris laetitia», un’opportunità concreta per dare impulso a un’azione comune volta a preservare e incoraggiare il dialogo tra le generazioni.

In particolare, ha fatto notare, «l’inversione della piramide demografica sta spingendo le istituzioni di tutto il mondo a prendere in seria considerazione misure specifiche per ridare dignità e rispetto alla vita degli anziani». E non solo — ha puntualizzato — per «l’attuale periodo di pandemia ; la prospettiva va oltre questa emergenza», visto che «la collaborazione dell’intera comunità, civile ed ecclesiale, è essenziale».

Approfondendo in proposito il legame tra invecchiamento della popolazione e inverno demografico, di cui ha parlato Papa Francesco in Fratelli tutti, Gambino ha esortato a guardare l’altra faccia della medaglia, per «scoprire che non sono gli anziani a essere troppi», ma al contrario «sono i bambini e i giovani a essere pochi». Infatti sebbene l’aspettativa di vita più lunga sia di per sé una buona notizia, occorre invece concentrarsi sulla diminuzione delle nascite, visti anche i dati del Rapporto sul cambiamento demografico della Commissione europea che invitano a riflettere sulle cause di questo declino demografico, le cui origini non sono solo economiche e culturali, ma rimandano anche a una profonda mancanza di speranza e di fiducia nel futuro. «La cultura individualistica e utilitaristica che impedisce di valorizzare la vecchiaia è la stessa che non consente di apprezzare la vita non nata», ha spiegato il sottosegretario, evidenziando che si tratta di una cultura «miope rispetto al bene comune e al soddisfacimento delle aspirazioni di vita di esseri umani».

E in tale contesto «l’attuale pandemia ha ulteriormente» esacerbato la situazione, mostrando quanto sia «illusorio pensare che il proprio benessere non sia correlato a quello degli altri». E poiché «una delle caratteristiche di questo fenomeno è la netta separazione tra generazioni», ecco allora il ruolo centrale della famiglia e delle reti di famiglie, che — come auspica il documento Comece-Fafce — «dovrebbero essere messe nelle migliori condizioni per prosperare», attraverso il sostegno di misure politiche ed economiche che diano un aiuto specifico alla loro programmazione futura.

In particolare andrebbe incoraggiata la maternità, perché ridurla a una decisione autoreferenziale significa rendere difficile poter accogliere la vita con fiducia e coraggio, e sentirsi libere come donne e come madri.

Insomma, «nel dramma che si svolge in questo momento della storia, la parola “insieme” è il rimedio», ha concluso Gambino, proponendo all’uditorio l’immagine del carbone e dei diamanti, elementi chimicamente identici, ma con struttura molecolare diversa: una soffoca la luce, l’altra la riflette. Da qui l’esortazione a essere come i secondi «per riflettere e migliorare il senso di quanto sta accadendo e illuminare le decisioni di coloro che sono chiamati ad agire».