· Città del Vaticano ·

Didattica a distanza e disabilità

Quelle domande ad Alyosha,
sempre attuali

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01 marzo 2021

La vita con un disturbo dello spettro autistico è in salita. Nulla è scontato e tutto dipende dalle persone con cui si entra in contatto. Gli insegnanti di classe e quello di sostegno, i terapisti, i catechisti, i compagni e gli istruttori fanno la differenza e possono supportare o creare maggiori difficoltà al lavoro già complicato della famiglia. Tra le infinite variabili, ora è arrivata anche la pandemia.

Ognuno di noi si è ritrovato, dal marzo dello scorso anno, bloccato in casa per mesi: niente passeggiate, niente sport, scuola e lavoro da uno schermo. Si può con ragione ipotizzare che lo studente nello spettro autistico non accetti che le sue giornate siano ridotte a una “gabbia”, perché non vede più i suoi amici, le persone che è abituato a incontrare durante le proprie giornate, perché improvvisamente non può andare in classe o fare rugby o seguire la sua terapia. Come spiegare tutto ciò, come poterlo arricchire di un significato a lui comprensibile?

La pandemia ha avuto, infatti, conseguenze a volte drammatiche anche su tante famiglie con figli con disabilità, amplificando le difficoltà con un conseguente accumulo di stress dovuto ai rischi del contatto sociale, ai divieti, al confinamento nella propria abitazione e all’ostacolo della didattica a distanza. La chiusura totale è stata particolarmente complicata per i soggetti nello spettro autistico; la capacità di contenimento del disagio è, inoltre, dipesa dal numero del nucleo familiare, dal luogo di residenza, dall’abitazione, dalla gestione o meno degli impegni lavorativi, dalle varie possibilità dei genitori: ogni realtà, comunque, è stata accomunata da un notevole dispendio di energie psico-fisiche.

Le famiglie sono state lasciate sole troppo a lungo e continuano ad esserlo, con ritardi inspiegabili, tra la lenta ripresa delle terapie, la scarsa tutela degli operatori, le insufficienti risorse dedicate, le inadeguate risposte agli interrogativi delle famiglie e le inascoltate richieste d’aiuto. La chiusura ormai prolungata di piscine, palestre e aree sportive continua ad esempio ad essere deleteria per chi seguiva attività fisioterapiche, con conseguenti ripercussioni sulla salute fisica e mentale di chi ha una disabilità. Perché consentire solo eventi e competizioni sportive d’interesse nazionale, come recita il Dpcm di ottobre?

Ritorna attuale l’inquietudine delle domande con cui Ivan Karamazov incalzava il giovane novizio Alyosha nel romanzo di Dostoevskij, emblema di tutti coloro che faticosamente sono in cammino.

di Virginia Di Mauro