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Altre religioni

Quando le donne
guidano le preghiere

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06 marzo 2021

La prima rabbino di Francia e una giovane imam parigina discutono sulla guida del culto pubblico nell'ebraismo e nell'islam


Racconta Pauline Bebe: «Sono cresciuta in una famiglia ebraica che ha vissuto la guerra. I miei genitori si sentivano profondamente ebrei, ma non avevano ricevuto un’educazione ebraica; quando mio fratello e io eravamo bambini, non hanno voluto darci solo la visione negativa dell’ebraismo, ossia quella dell’antisemitismo che avevano vissuto. Hanno trovato l’unica sinagoga liberale dell’epoca, quella di rue Copernic a Parigi, che univa ebraismo e modernità, spiritualità e razionalismo. Ho studiato lì, mi affascinavano i testi e la filosofia e desideravo diventare rabbino. Ho saputo che c’erano dei rabbini donna negli Stati Uniti e in Inghilterra. Sono andata a vederle e, dopo aver conseguito due lauree, sono entrata a studiare al Léo Baeck College di Londra, unico seminario rabbinico dell’epoca che accoglieva studenti e studentesse. Nell’ambito dei miei studi, ho trascorso anche due anni in Israele».

«Io mi sono convertita all’islam una decina di anni fa e, dopo la conversione, mi sono orientata verso associazioni interreligiose per non ritrovarmi in ambiti troppo chiusi, visto che avevo una visione molto progressista — dice Anne-Sophie Monsinay — Lì ho incontrato imam, teologi, conferenzieri, e ho seguito i loro corsi. Mi sono impegnata anche nelle reti sociali dove ho incontrato un’altra donna, Ėva Janadin. Dopo un po’ abbiamo ricevuto varie richieste di apertura di una moschea coerente con le nostre argomentazioni riformiste, cosa che abbiamo realizzato a settembre del 2019. Prima che subentrasse la crisi sanitaria, celebravamo due funzioni di seguito, una volta al mese, davanti a un’assemblea mista composta in ogni funzione da 50 a 70 persone».

È difficile essere pioniere?

Bebe - È difficile e al tempo stesso esaltante. Essere in una posizione in cui si può far evolvere le menti è un’opportunità. A volte bisogna tener duro, non considerare le ostilità come attacchi personali, fare il proprio lavoro. Se viene apprezzato, è la ricompensa più bella.

Monsinay - Sì, è inevitabilmente difficile, perché bisogna partire da zero. La nostra legittimità viene criticata, al di là dell’imanato, perché oltre a essere donne, siamo convertite e giovani... dobbiamo affrontare la confusione… E poi c’è la questione della formazione. Quando si è pionieri, bisogna creare tutto. Si vorrebbe proporre formazioni complete, ma non esistono, e quindi bisogna procedere diversamente. Diciamo a noi stesse che lavoriamo per le generazioni future.

Il rabbinato e l’imamato femminili sono idee molto riformatrici o s’inscrivono in una tradizione?

Bebe - A essere sinceri, prima dei movimenti per l’uguaglianza tra uomini e donne, la questione non è stata posta in questi termini. Al contrario, la legge ebraica ha affrontato molte questioni riguardanti quello che le donne hanno diritto di fare o quello che è vietato loro, e la cosa interessante è che i saggi e quanti decidono non sono tutti della stessa opinione. La maggior parte degli atti compiuti da un rabbino, che è prima di tutto un insegnante, sono consentiti alle donne. Il problema è la guida del culto pubblico, la posizione di giudice o di testimone, anche se ci si può basare sull’esempio di Debora nella Bibbia per dire che è possibile. Gli atteggiamenti cambiano in funzione dei secoli e delle circostanze. Dunque si potrebbe dire che è innovativo e al tempo stesso ancorato alla tradizione.

Monsinay - Contrariamente a quanto si potrebbe immaginare, non era un concetto ultra riformatore. Nel Corano il termine “imam” è utilizzato per designare i profeti e le guide. Oltre al Corano, c’è la tradizione profetica. Una di queste tradizioni racconta che il Profeta chiamò una donna a guidare la preghiera affiancandole un muezzin. E questo nel vii secolo, un’epoca in cui le donne non avevano gli stessi diritti degli uomini! Poi, nell’evolversi dell’islam, ci sono stati dibattiti teologici, e tra il ix e il xiii secolo alcuni si pronunciarono a favore, ma con il tempo ce ne sono stati molti di meno. Donne imam sono sempre esistite in circoli privati o semi-privati. E donne maestre spirituali sono sempre esistite nel sufismo, anche se le correnti più conservatrici vi si opponevano.

Il posto delle donne nello spazio di preghiera è una questione tabù?

Monsinay - All’epoca del Profeta le donne si mettevano dietro agli uomini, poi ci sono state tende, poi muri…. A volte pregavano in una stanza attigua. Le donne sono state progressivamente escluse dallo spazio di culto. Quello della guida della preghiera è un problema a causa della questione del corpo. Una donna imam davanti a un’assemblea di donne non costituisce un problema. A costituire un problema è una donna in un’assemblea mista. Se si accetta malvolentieri che una donna stia di fronte a degli uomini è per paura del desiderio che il corpo femminile può suscitare. Il che rivela un approccio problematico delle donne…. ma anche degli uomini, come se in fondo fossero incapaci di controllare i loro slanci.

Bebe - Se si studiano la Bibbia e la storia, ci si rende conto che le donne avevano libero accesso al Tempio e potevano compiere sacrifici. Tra l’epoca biblica e quella talmudica c’è stata maggiore esclusione. Nelle sinagoghe tradizionaliste gli uomini e le donne sono separati, ma non nelle sinagoghe liberali. L’origine della separazione è interessante poiché all’epoca del Tempio era temporanea e rimovibile, mentre in seguito è diventata permanente. La separazione è dovuta a questa esclusione della donna dall’ambito pubblico. Essa deriva da una visione patriarcale di quello che può rappresentare la donna agli occhi dell’uomo. Persino per Platone la donna apparteneva al mondo materiale e l’uomo al mondo spirituale. È tempo di rivedere queste nozioni e di consentire alle donne il libero accesso al mondo religioso.

Che cosa potete dirmi del posto del femminile e delle donne nel campo religioso in senso lato: la questione fa paura?

Bebe - Purtroppo spesso è una questione di potere e di conoscenze. C’è il posto che si lascia e il posto che si prende. Il filosofo Emmanuel Lévinas diceva che il “dopo di lei” dovrebbe essere la più bella espressione della nostra civiltà. Io preferisco considerarlo come il luogo di un’espressione spirituale.

Le donne, come gli uomini, hanno una dimensione spirituale. Non penso che il corpo sessuato ci impedisca di essere una guida spirituale per gli uni o gli altri. Si contrappongono i generi, mentre si dovrebbe ricordare come nella Genesi tutti sono stati creati a immagine di Dio.

Mansinay - L’imam viene considerato “al servizio” della comunità, e ciò vale sia per le donne sia per gli uomini. Tra l’altro ci sono donne teologhe e insegnanti, persino negli ambiti conservatori, che istruiscono bambini e altre donne. Per quanto riguarda le istanze religiose, sono composte soprattutto da uomini, le donne sono una minoranza…. Ma personalmente intorno a me non percepisco paura riguardo a quello che faccio. Molti uomini sono impegnati in lavori teologici di riforma, non penso neppure che ci sia un approccio femminile all’islam che sarebbe più progressista, perché ci sono donne più conservatrici di certi uomini.

di Marie Cionzynska


Anne-Sophie Monsinay

Trenta anni, convertita da dieci all'islam, è imam nell' Ile-de-France. Con Eva Janadin, 31 anni, ha fondato l'associazione V.I.E (Les Voix d’un islam éclairé), movimento per un islam spirituale e progressista. Sono le prime due donne imam in Francia che insieme, da oltre un anno, conducono la preghiera musulmana, radunando — una o due volte al mese — uomini e donne.

Pauline Bebe

È il rabbino di Communauté Juive Libérale, una congregazione ebraica progressista a Parigi; prima donna a diventare rabbino in Francia. Ha iniziato gli studi al Leo Baecj College di Londra, e ha completato il suo cursus ebraico all'Hebrew Union College di Gerusalemme. È stata ordinata rabbino nel 1990, a 25 anni. Nel 1995 con Rémy Schwartz ha creato la (CJL).