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La foresta silenziosa Vaticano

Missione possibile

Marcela Chapa, Marianna Beltrami, Josefina Mas in ufficio con suor Alessandra Smerilli (Foto gentilmente concessa da Alessia Giuliani/Cpp)
06 marzo 2021

La sfida delle tre ragazze nella Commissione Covid


A pensarci bene non potevano che essere donne. Nelle situazioni di crisi le donne sanno porsi in prima linea, hanno lucidità e determinazione. Alla fine, non è una sorpresa trovare dunque proprio loro nel cuore della Covid-19 Vatican Commission, istituita da papa Francesco nel marzo 2020 per riflettere sulle sfide socio-economiche e culturali post-pandemia e proporre linee guida per affrontarle. Tre donne, tre ragazze.

Marcela Chapa, Marianna Beltrami e Josefina Mas compongono la segreteria di padre Augusto Zampini, segretario aggiunto della cabina di regia che coordina la commissione presieduta dal cardinale Peter Turkson (l'altro segretario è monsignor Bruno-Marie Duffé). La loro stessa presenza racconta la sfida della commissione: trovare risposte nuove a domande nuove.

Curriculum di tutto rispetto. La capostaff Marcela, messicana, 32 anni, ha studiato relazioni interazionali ed economia socioecologica in Messico, dove ha insegnato in un'università. Quando è stata contattata si trovava a Vienna, impegnata in un master in economia e politiche socioecologiche. Marianna, 30 anni, italiana (è di Trento) in quel momento frequentava un master a Oxford. Studiava invece a Roma, Josefina, 22 anni, di origine argentina. Frutto di una accurata selezione, hanno superato tre colloqui individuali, prove orali e scritte, confronti con consulenti internazionali. Tutte parlano almeno tre lingue. E in ufficio passano di continuo da una all'altra.

La presenza femminile nella Commissione Covid-19 non è limitata, però, alla segreteria. A guidare tre delle quattro task force che fanno riferimento al “Gruppo di lavoro 2”, quello coordinato direttamente da padre Augusto, sono delle donne: suor Alessandra Smerilli per l'Economia, Chiara Martinelli e Jacqui Remond per l'Ecologia, sister Carol Keehan per la Salute. E cinque donne sono le junior assistent, subito sotto le coordinatrici.

Dietro a queste scelte, evidentemente non casuali, c'è lui, padre Zampini: cinquant’anni, argentino di Buenos Aires, ex avvocato specializzato in diritto bancario e finanziario, impegnato in una brillante carriera legale fino a quando, a 35 anni, è entrato in seminario. «Padre Augusto — mi racconta Marcela — non si fa problemi se il miglior candidato è una donna».

Il loro lavoro, nella prima fase, è stato soprattutto di raccolta di documenti e di coordinamento con i partner internazionali impegnati nella commissione. Ora si sta passando alla fase dei progetti. Il compito della segreteria è tenere insieme le centinaia di fili che legano gruppi di lavoro, task force, think-thank, a volte in veri slalom tra fusi orari e lingue diverse. Compito complicato, ma come spiega Marcela, «è una sfida appassionante: ci troviamo in un momento di profondo cambiamento, per il mondo, come per la Chiesa». La prima novità, del resto, sono proprio loro. «Siamo in un ambiente storicamente maschile — riconosce Marcela — Ma la commissione è nata per uno scopo molto preciso. E questo ci aiuta. Così come aiuta la leadership di padre Augusto, che valorizza la competenza. Quando dobbiamo fare consulenza teologica chiede spesso a teologhe».

La sede del loro ufficio è nel Palazzo di San Callisto, a Trastevere. Una stanza, tre scrivanie, un miscuglio di lingue. In questo momento, ci raccontano, gli sforzi sono concentrati sul vaccino, il papa ha chiesto più volte che sia accessibile universalmente e gratuitamente. Altri progetti riguardano la sicurezza alimentare, la ricerca sul debito internazionale, approfondimenti e dibattiti sull'enciclica Laudato Si’.

Un lavoro che coinvolge centinaia di persone in tutto il mondo. Spiega Marcela che «la Commissione non ha paura di mettersi in gioco. Siamo in contatto con decine di università e centri ricerca anche al di fuori della rete ecclesiale». Il “Gruppo 2” in particolare, quello guidato da padre Augusto, è chiamato a elaborare idee. «Bisogna analizzare i bisogni che via via emergono e capire come rispondere meglio».

È nata una amicizia, cementata dalla consapevolezza di lavorare per una stessa, avvincente missione. «Crediamo al sogno di Papa Francesco», spiega ancora Marcela. Marianna, che viveva in Inghilterra dal 2014, era tornata a casa per il lock-down. «Da un momento all'altra mi sono ritrovata qui, a vedere in prima persona che si può cambiare, non solo nella Chiesa, ma nel mondo; è un'esperienza unica, entusiasmante e incoraggiante, perché ti accorgi che il cambiamento è possibile».

L'obiettivo «è portare lo sguardo di tutti più avanti — sintetizza Marcela — andando alle radici dei mali che questa pandemia ha fatto emergere». Perché, ricorda Marianna, «come ha detto il papa, non si torna a come eravamo prima. O se ne esce migliori o peggiori». Josefina, la più giovane si emoziona ancora: «Certe volte, racconta «quasi non ci posso credere di essere qui. Per le persone con cui sono in contatto, per quelle che incontriamo ogni giorno, per la missione che abbiamo».

La Commissione doveva terminare il suo impegno entro la scorsa estate. Ma l'andamento della pandemia ne ha prolungato il lavoro. Non c'è, per ora, una scadenza. «Noi andiamo avanti giorno per giorno».

di Elisa Calessi