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Approfondimento

L’attesa di Cipro

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26 febbraio 2021

Riprenderanno a breve, a quattro anni di distanza, i colloqui sulla riunificazione dell’isola mediterranea, separata in due dal 1974 dopo una massiccia invasione militare della Turchia. 
Ma le parti rimangono distanti. Una terra divisa, che oggi più che mai si trova al centro di nuove dispute


I colloqui mediati dall’Onu sull’annosa questione cipriota — l’aspra e irrisolta contesa territoriale tra Nicosia e Ankara — dovrebbero riprendere a breve dopo quattro anni di interruzione.

A gennaio, l’inviato speciale delle Nazioni Unite, la statunitense Jane Holl Lute, ha confermato la disponibilità a nuove trattative da parte del Governo di Nicosia e dell’amministrazione turco-cipriota, che controlla la parte settentrionale dell’isola, occupata militarmente da Ankara dal 1974, oltre che dei Paesi garanti: Regno Unito, Turchia e Grecia.

Le posizioni di partenza permangono molto distanti. Gli ultimi colloqui su Cipro si sono conclusi infruttuosamente nel 2017 a Crans-Montana, in Svizzera.

La questione cipriota è una disputa che si trascina da quasi mezzo secolo. L’isola — da secoli strategicamente importante per il controllo del Mediterraneo orientale — è di fatto divisa in due dal 15 luglio del 1974, dopo una massiccia invasione dell’esercito turco nella zona settentrionale, in seguito a un fallito attentato contro l’arcivescovo greco-ortodosso Makarios iii .

Attentato propugnato dalla giunta dei colonnelli ad Atene, i militari che avevano rovesciato il Governo greco nel 1967, favorevoli all’annessione di Cipro alla Grecia.

Proprio la presenza dei militari turchi nel nord (equivalente a poco meno del 40 per cento dell’intero territorio dell’isola) rappresenta uno dei temi più spinosi, controversi e finora irrisolti dei negoziati per la riunificazione di Cipro, separato tra uno Stato greco-cipriota, membro dell’Unione europea dal 2004, e uno turco-cipriota, riconosciuto solo dalla Turchia. Nove anni dopo l’occupazione militare, nel 1983, venne infatti proclamato unilateralmente da Ankara uno stato federato turco (la cosiddetta “repubblica turca di Cipro del nord”).

Questa entità, con una propria costituzione, un’assemblea legislativa e un proprio presidente, non è però mai stata riconosciuta dalla Comunità internazionale. Nicosia, con i suoi 183 chilometri di cemento e filo spinato, è l’unica capitale del mondo ancora divisa da un muro.

Il primo tentativo organico di risoluzione si ebbe nel novembre del 2002, con il piano presentato dall’allora segretario generale dell’Onu, Kofi Annan. Il documento cercava di sfruttare l’iter associativo di Cipro all’Ue e prevedeva una impalcatura costituzionale di tipo svizzero, con il riconoscimento di due componenti all’interno di un unico Stato federato, la cui presidenza sarebbe dovuta essere a rotazione, e una progressiva smilitarizzazione dell’isola.

Frutto di non facili e lunghi negoziati tra le parti, il “piano Annan” fu sottoposto a referendum nell’aprile del 2004, ma — contrariamente alle aspettative — venne affossato dai greco-ciprioti.

Anche grazie alla pressione di Bruxelles in vista di una possibile adesione di Ankara all’Unione europea, i turco-ciprioti lo approvarono, mentre le autorità greco-cipriote votarono contro perché — a loro dire — avrebbe portato alla nascita di una confederazione con il riconoscimento dell’entità nata dall’occupazione militare turca.

Da allora ci sono state numerose riunioni e trattative per dipanare la matassa su Cipro, senza però raggiungere un accordo definitivo sulla riunificazione dell’isola, da sempre un fondamentale punto di scambio tra le zone nevralgiche d’Europa, d’Africa e del Vicino oriente.

Una terra divisa, che oggi più che mai si trova al centro di nuove dispute. Negli ultimi mesi le tensioni sono aumentate anche per via delle riserve di gas naturale che sono state scoperte di recente a largo delle coste di Cipro, che già vende riserve energetiche a Egitto e Israele. Le riserve di gas naturale hanno causato un ulteriore forte attrito con Ankara, che ha inviato missioni di trivellazione nelle acque al centro di una disputa territoriale. Cipro, in particolare, considera tali acque facenti parte della sua Zona economica esclusiva. La Turchia, invece, sostiene di trovarsi in acque internazionali o, quanto meno, in quelle della repubblica turca di Cipro del nord. In questo contesto, la Turchia è stata accusata dall’Unione europea di pratiche scorrette e violazioni del diritto internazionale, motivo per cui aveva imposto sanzioni economiche su Ankara. E le continue difficoltà nell'individuazione di un accordo presentano tutt’ora un ostacolo insormontabile all’avvio del dialogo per l'ingresso della Turchia nell'Unione europea.

Il Governo di Nicosia ha infatti sempre detto che porrà il suo veto all’adesione di Ankara all’Ue finché Cipro resterà divisa.

La risoluzione della lunga crisi porterebbe indubbi benefici alle parti. La fine degli embarghi incrociati comporterebbe vantaggi nel settore dei trasporti, in quello finanziario e massicci risparmi nelle spese per la difesa di Atene e Ankara. Inoltre, la riunificazione darebbe una maggiore stabilità all’isola, incrementando gli investimenti esteri vitali per sviluppare le infrastrutture.

In particolar modo, il turismo avrebbe un sicuro beneficio all’apertura del mercato della Turchia, così come i servizi finanziari.

di Francesco Citterich