· Città del Vaticano ·

Convegno ecumenico promosso dal Wcc

Il creato e la pandemia

cq5dam.thumbnail.cropped.500.281.jpeg
26 febbraio 2021

Qual è il rapporto tra la teologia e l’ecologia nel cammino ecumenico? Come questo rapporto contribuisce alla riflessione sulla centralità della cura del creato in tempo di pandemia? A queste domande ha cercato di dare delle risposte il convegno «Penser les relations écologiques à l’ère de l’anthropocène», organizzato nei giorni scorsi in modalità webinar dal World Council of Churches (Wcc).

Il convegno, promosso in collaborazione con la fondazione Saint Irénée di Lione, l’Associazione Cèdre e la diocesi cattolica di Ginevra, fa parte di un percorso pensato dal Wcc per offrire un contributo ecumenico, a partire da una lettura della parola di Dio e dalle tante esperienze cristiane, per un ripensamento della società, non solo delle dinamiche economiche, che metta al centro la cura del creato. Questo percorso, da anni, costituisce una delle priorità dell’azione del World Council of Churches per la promozione del cammino ecumenico nel mondo, nella convinzione che, proprio a partire dalla testimonianza comune sulla centralità della cura del creato, i cristiani possano scoprire non solo quanto siano già uniti, ma soprattutto quanto sia fondamentale la loro presenza per il superamento delle sperequazioni economiche che continuano a creare discriminazioni di genere, tanto più in un tempo di pandemia. In questa prospettiva si colloca, solo per fare un esempio, evocato più volte nel corso del convegno, la scelta di approfondire il tema «Caring for People, Water, Earth» da parte del programma Pilgrimage of Justice and Peace per prendere in esame il rapporto tra lo sviluppo economico, che tanto ha influito nei cambiamenti climatici in atto, e la condivisione di una prospettiva globale che mostra le interconessioni economiche e sociali che caratterizzano l’età dell’antropocene. Sul tema della centralità della cura per il creato il Wcc, come è stato ricordato anche nel corso dei lavori, ha trovato una profonda sintonia con la Chiesa cattolica, tanto più dopo la pubblicazione dell’enciclica Laudato si’ nel 2015 che è diventata un punto di riferimento irrinunciabile nella riflessione sulla necessità di creare relazioni, fondate sui valori cristiani, per guidare i rapporti di interdipendenza tra tutto ciò che esiste sulla terra. Nelle otto sessioni del convegno si è affrontato inizialmente il significato delle riflessioni e delle prassi per la cura del creato per la teologia ecumenica, nella quale confluiscono istanze di tradizioni diverse che hanno trovato spazi di condivisione, proprio nella scoperta della profonda interconessione tra teologia ed ecologia. Si è discusso del rilievo del patrimonio biblico, indicato come fonte primaria per la eco-teologia, anche in questo tempo di pandemia; proprio il confronto sul patrimonio biblico ha aperto nuove prospettive ermeneutiche che hanno avuto delle immediate ricadute nella formulazione della ecoteologia. La beatitudine, l’umiltà, la mitezza, così come sono presentate nelle sacre scritture, sono le categorie da sviluppare per giungere a un radicale ripensamento dei rapporti tra uomini e donne. Si tratta di un aspetto sul quale il confronto ecumenico, come è emerso anche nel convegno, è particolarmente fecondo.

Uno spazio è stato dedicato alla formulazione di uno scenario di relazioni economiche, prendendo spunto dalla pagina evangelica della “cacciata dei mercanti dal tempio” da parte di Gesù che è stata indicata come fonte privilegiata nella definizione della eco-giustizia che affronti violenza e povertà che sono il risultato dei legami economici a livello locale e internazionale.

Con il convegno di Ginevra il Wcc ha voluto riaffermare che di fronte a un mondo così interconnesso i cristiani sono chiamati a vivere l’annuncio della testimonianza dell’Evangelo, soprattutto in un tempo di pandemia, in una prospettiva globale per rilanciare la centralità della cura del creato nel ripensare la società.

di Riccardo Burigana