· Città del Vaticano ·

Gli «Esercizi spirituali» del santo di Loyola

Un cammino di liberazione
alla scuola di Ignazio

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25 febbraio 2021

Riferendoci agli Esercizi spirituali di sant’Ignazio di Loyola (e quindi non ad altri itinerari di preghiera a cui pure è stato dato lo stesso nome e di cui qui non parliamo) si può dire che essi costituiscono la sintesi di una specifica esperienza spirituale, che il fondatore della Compagnia di Gesù redige in quanto «avendo osservato alcune cose nella sua anima e trovandole utili, gli sembrava che potessero servire anche ad altri e perciò le metteva per iscritto», come lui stesso disse.

Un’esperienza spirituale dunque raccontata perché altri, riconoscendo in se stessi analoghi movimenti dello Spirito, ne trovassero giovamento. Non si tratta di un testo “scritto a tavolino”, ma di appunti continuamente ripresi e ulteriormente integrati nell’arco di circa vent’anni a partire dalla convalescenza conseguente alla grave ferita subita durante la difesa di Pamplona, attaccata dai francesi nel 1521. Si tratta di un libretto, o meglio, di un manuale di esercizi di preghiera accompagnati da una serie di note utili a garantire il più possibile l’efficacia del cammino proposto, cioè il raggiungimento del fine che è quello di «vincere se stesso e ordinare la propria vita senza prendere decisioni in base ad alcun affetto disordinato», come dice l’autore agli inizi di questo suo scritto.

Il sapore vagamente volontarista di questa espressione è smentito dall’effettivo percorso proposto che, sostanzialmente, corrisponde al soffermarsi in preghiera in un periodo di 4 “settimane”, il cosiddetto “mese ignaziano”, sulla vita di Gesù (l’esperienza può essere in qualche modo vissuta anche in un arco di tempo più breve). Gli Esercizi costituiscono quindi un’esperienza che favorendo un’immersione sempre più in profondità nella vita, cioè nel cuore, del Signore, permette di conoscerlo sempre di più così da esserne attratti a seguirlo sempre più da vicino («chiedere conoscenza interiore del Signore, che per me si è fatto uomo, perché più lo ami e lo segua»).

Si potrebbe dire che si tratta di un cammino di liberazione per una vera libertà. L’invito è a contemplare via via i sentimenti (nel senso largo del termine, corrispondente a quanto dice san Paolo ai Filippesi [2, 5]: «Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù») e le scelte e lo stile delle relazioni di Gesù di Nazaret per “appropriarsene” sempre di più e così liberare il cuore da ogni affetto disordinato. Solo l’immersione in lui, verità dell’uomo, infatti, può liberare veramente i miei affetti da ogni elemento che non sia veramente amore e così io possa crescere sempre più in vera libertà, cioè in umanità.

Il percorso è semplice. Dopo un’introduzione, che, come molte introduzioni, contiene in qualche modo tutto il percorso e prende il nome di Principio e Fondamento, e una settimana volta a prendere coscienza, alla luce del crocifisso «che ha amato me e ha consegnato se stesso per me» (Gal 2, 20), dei miei affetti disordinati e delle conseguenze che ne sono derivate, seconda, terza e quarta settimana sono dedicate appunto a contemplare i “misteri” della vita di Gesù, dove “mistero” non sta a indicare qualcosa di incomprensibile, ma una sorgente inesauribile di vita cui instancabilmente attingere. La forma specifica di preghiera che in particolare nelle ultime tre “settimane” Ignazio propone e cioè la contemplazione, non è tanto da intendersi come una forma di conoscenza razionale di ciò che si contempla, ma, dando ampio spazio all’immaginazione, un guardare le scene evangeliche con gli occhi del cuore, un modo quindi di essere trasformati da ciò che si contempla.

Nell’arco della “seconda settimana”, in qualche modo il cuore di tutti gli Esercizi, sono proposte anche alcune meditazioni “strutturali” tipicamente ignaziane volte ad aiutare più direttamente l’eventuale scelta (o riforma) della vita che l’esercitante potrebbe trovarsi davanti.

Gli Esercizi terminano con una contemplazione tutta particolare, detta “per ottenere amore” o “per giungere ad amare”, che vuole aprire il cammino degli Esercizi a una continuazione nella vita ordinaria. È l’esperienza di essere amato che mette in movimento e fa crescere l’amore dentro di me. Dopo aver contemplato (verrebbe da dire: in lungo e in largo) l’amore di Gesù nell’arco di tutta la sua vita, Ignazio propone ora di guardare tutto il mondo attorno a me come dono senza limiti da parte di Dio e in questo di trovare, ogni giorno, la manifestazione del suo amore. Sarà “automatico” per me rispondere a questo dono con l’offerta totale di me stesso: «Prendi Signore e ricevi tutta la mia libertà, la mia memoria, il mio intelletto e la mia volontà...». Più saprò “cercare e trovare Dio in tutte le cose”, essere “contemplativo anche nell’azione”, più la mia vita sarà, in piena libertà e amore, «in tutto amare e servire».

di Gian Giacomo Rotelli