· Città del Vaticano ·

La settimana di Papa Francesco

Il magistero

cq5dam.thumbnail.cropped.500.281.jpeg
25 febbraio 2021

Venerdì 19

Vicinanza e cura per superare la crisi

Siamo in un tempo difficile per tutti, in un tempo di crisi. Quanto è pertinente, nell’attuale contesto, la chiamata di questo congresso: «Proclama la promessa!».
Abbiamo bisogno di annunciare e ricordare  che Dio mantiene sempre le sue promesse (1 Cor  1, 9-11).
Dobbiamo anche ricordare che «ogni donna, ogni uomo e ogni generazione racchiudono in sé una promessa che può sprigionare nuove energie» (Fratelli tutti, 196).
La pandemia ha segnato la vita delle persone e la storia delle nostre comunità.
Di fronte a questa e ad altre realtà è necessario costruire il domani, guardare al futuro, e a tal fine occorrono l’impegno, la forza e la dedizione di tutti.
Bisogna agire con lo stile del samaritano, che implica lasciarmi colpire da quello che vedo, sapendo che la sofferenza mi cambierà e che mi devo impegnare con la sofferenza dell’altro.
Le testimonianze di amore generoso e gratuito a cui abbiamo assistito in questi mesi — tante — hanno lasciato un’impronta indelebile nelle coscienze e nel tessuto della società, insegnando quanto siano necessari la vicinanza, la cura, l’accompagnamento e il sacrificio per alimentare la fratellanza.
Sono state tutte annuncio e realizzazione della promessa di Dio.
Ricordiamo un principio universale: dalla crisi nessuno esce uguale, si esce migliori o si esce peggiori.
Nelle crisi si rivela il proprio cuore: la sua solidità, la sua misericordia, la sua grandezza, la sua piccolezza.
Le crisi ci pongono dinanzi alla necessità di scegliere, di optare e di impegnarci.
«Riconoscendo la dignità di ogni persona umana, possiamo far rinascere tra tutti un’aspirazione mondiale alla fraternità... C’è bisogno di una comunità che ci sostenga, che ci aiuti e nella quale ci aiutiamo a vicenda a guardare avanti. Com’è importante sognare insieme!» (Fratelli tutti, 8) e guardare avanti!
In particolare invito i giovani alla speranza che «ci parla di una realtà radicata nel profondo dell’essere umano, indipendentemente dalle circostanze concrete e dai condizionamenti storici in cui vive» (ai giovani del Centro culturale padre Félix Varela, L’Avana, Cuba, 20 settembre 2015; Fratelli tutti, n. 55).
Siate i poeti di una nuova bellezza umana, una bellezza fraterna e amichevole!
E ricordiamo quest’altra realtà: «Sogniamo come un’unica umanità, come viandanti fatti della stessa carne umana, come figli di questa stessa terra che ospita tutti noi, ciascuno con la ricchezza della sua fede o delle sue convinzioni, con la propria voce — ma sì — tutti fratelli!» (Fratelli tutti , 8).

(Videomessaggio al Congresso dell’Educazione Religiosa svoltosi online con il patrocinio dell’arcidiocesi di Los Angeles)

Gioco di squadra strada di vita

Lo sport, e anche il calcio, è una strada di vita, di maturità, e di santità. Ma mai si può andare avanti da soli, sempre in squadra. Le vittorie più belle sono quelle della squadra. Da noi, al giocatore di calcio che gioca per sé stesso, diciamo che “si mangia il pallone”. Non perdere l’amatoriale, cioè lo sport che nasce proprio dalla vocazione di farlo. Altri interessi sono secondari, l’importante è che sempre rimanga l’amatoriale.

(A dirigenti e atleti dell’Unione calcio Sampdoria )


Domenica 21, prima di Quaresima

Deserto da attraversare

Oggi la Parola di Dio ci indica la strada per vivere in maniera fruttuosa i quaranta giorni che conducono alla celebrazione annuale della Pasqua.
È la strada percorsa da Gesù, che il Vangelo, con lo stile essenziale di Marco, riassume dicendo che Egli, prima di incominciare la sua predicazione, si ritirò per quaranta giorni nel deserto, dove fu tentato da Satana.
Lo Spirito Santo, disceso su di Lui dopo il battesimo ricevuto da Giovanni nel fiume Giordano, ora lo spinge ad andare nel deserto, per affrontare il Tentatore, per lottare contro il diavolo.
L’intera esistenza di Gesù è posta sotto il segno dello Spirito di Dio, che lo anima, lo ispira, lo guida.

Sconfiggere il potere del male

Pensiamo al deserto. Fermiamoci un momento su questo ambiente, naturale e simbolico, così importante nella Bibbia.
È il luogo dove Dio parla al cuore dell’uomo, e dove sgorga la risposta della preghiera, cioè il deserto della solitudine, il cuore staccato da altre cose e solo, si apre alla Parola di Dio.
Ma è anche il luogo della prova e della tentazione, dove il Tentatore, approfittando della fragilità e dei bisogni umani, insinua la sua voce menzognera — alternativa a quella di Dio — che fa vedere un’altra strada di inganno.
Il Tentatore seduce.

Nessun dialogo con Satana

Durante i quaranta giorni vissuti da Gesù nel deserto, inizia il “duello” tra Gesù e il diavolo, che si concluderà con la Passione e la Croce.
Tutto il ministero di Cristo è una lotta contro il Maligno nelle sue molteplici manifestazioni: guarigioni dalle malattie, esorcismi sugli indemoniati, perdono dei peccati.
Dopo la prima fase in cui Gesù dimostra di parlare e agire con la potenza di Dio, sembra che il diavolo abbia la meglio, quando il Figlio di Dio viene rifiutato, abbandonato e, infine, catturato e condannato a morte.
Sembra che il vincitore sia il diavolo.
In realtà, proprio la morte era l’ultimo “deserto” da attraversare per sconfiggere definitivamente Satana e liberare tutti noi dal suo potere. E così Gesù ha vinto nel deserto della morte per vincere nella Risurrezione.
Ogni anno, all’inizio della Quaresima, questo Vangelo delle tentazioni di Gesù nel deserto ricorda che la vita del cristiano, sulle orme del Signore, è un combattimento contro lo spirito del male.
Mostra che Gesù ha affrontato volontariamente il Tentatore e lo ha vinto; e al tempo stesso rammenta che al diavolo è concessa la possibilità di agire anche su di noi con le tentazioni.
Dobbiamo essere consapevoli della presenza di questo nemico astuto, interessato alla nostra condanna eterna, al nostro fallimento, e prepararci a difenderci da lui e a combatterlo.
La grazia di Dio assicura — con la fede, la preghiera e la penitenza — la vittoria sul nemico.
Nelle tentazioni Gesù mai dialoga con il diavolo.
Nella sua vita Gesù mai ha fatto un dialogo con il diavolo.
O lo scaccia via dagli indemoniati o lo condanna o fa vedere la sua malizia, ma mai un dialogo.
Nel deserto sembra che ci sia un dialogo perché il diavolo gli fa tre proposte e Gesù risponde.
Ma non con le sue parole; risponde con la Parola di Dio, con tre passi della Scrittura.
E questo dobbiamo fare anche  noi. Quando si avvicina il seduttore... la tentazione è di dialogare con lui, come ha fatto Eva.
Se noi entriamo in dialogo con il diavolo saremo sconfitti.
Mettetevi questo nella testa e nel cuore: con il diavolo mai si dialoga, non c’è dialogo possibile. Soltanto la Parola di Dio.
Non avere paura del deserto, cercare più momenti di preghiera, di silenzio, per entrare in noi stessi.
Siamo chiamati a camminare sui sentieri di Dio, rinnovando le promesse del nostro Battesimo: rinunciare a Satana, a tutte le sue opere e a tutte le sue seduzioni.
Il nemico è lì accovacciato, state attenti.  Ci affidiamo alla materna intercessione della Vergine Maria.

(Angelus in piazza San Pietro)


Martedì 23

Servitori della pace e del diritto

Con dolore ho appreso del tragico attentato  nel quale hanno perso la vita il giovane ambasciatore italiano Luca Attanasio, il carabiniere trentenne Vittorio Iacovacci e il loro autista congolese Mustapha Milambo. Esprimo il mio sentito cordoglio ai loro familiari, al corpo servizio diplomatico e all’arma dei Carabinieri per la scomparsa di questi servitori della pace e del diritto. raccogliamo l’esemplare testimonianza del signor ambasciatore, persona di spiccate qualità umane e cristiane, sempre prodigo nel tessere rapporti fraterni e cordiali, per il ristabilimento di serene e concordi relazioni in seno a quel Paese africano. Come pure quella del carabiniere, esperto e generoso nel suo servizio e prossimo a formare una nuova famiglia. Mentre elevo preghiere di suffragio per il riposo eterno di questi nobili figli della nazione italiana, esorto a confidare nella provvidenza di Dio, nelle cui mani nulla va perduto del bene compiuto, tanto più quando è confermato con la sofferenza e il sacrificio.

(Telegramma per l’attentato nella Repubblica Democratica del Congo)